Archive for the 'Tool' Category

Microsoft: Visual Studio 2008 al Via !

Wednesday, November 21st, 2007

[mytech.it] Visual Studio 2008 promette 250 novità, mentre .Net Framework 3.5 servirà come supporto alle applicazioni distribuite. Cambiano (e molto) gli strumenti di sviluppo Microsoft in nome di Vista.

Cadono gli ultimi veli su Visual Studio 2008 e su .Net Framework 3.5, ovvero sulla prossima generazione di strumenti di sviluppo di casa Microsoft. Certo, si parla di strumenti specialistici che difficilmente avranno un posto sulla scrivania di molti utenti finali, ma influiranno in maniera significativa su quelle che saranno le future applicazioni per Vista e sulle modalità di fruizione delle stesse.

Al momento in cui scriviamo, le nuove versioni di Visual Studio e .Net Framework sono già disponibili su Msdn, ovvero il portale per gli sviluppatori Microsoft: significa che saranno messe in commercio su larga scala nelle prossime settimane. Per le realtà europee, ovviamente, i tempi si allungano: ma per chi è abituato a programmare di professione, i menu in inglese non dovrebbero essere certo un problema.

La nascita di Visual Studio 2008 è stretta figlia di Vista: non è certo un mistero che l’attuale Visual Studio 2005 non vada del tutto d’accordo con l’ultimo sistema operativo di casa Microsoft. Comprensibile, tutto sommato, dal momento che tra Xp e Vista le differenze sono marcate, e abbracciano un arco temporale pari a quasi sei anni (Windows Xp ha esordito a fine 2001, Vista all’inizio del 2007); come è prassi in questi casi, Microsoft incoraggerà il salto di versione proponendo l’aggiornamento a prezzi scontati.

Per il nuovo ambiente di sviluppo, Microsoft promette qualcosa come 250 novità funzionali nonché una maggior velocità di esecuzione. Tra esse spicca Linq (Language INtegrated Query), una tecnologia per fare dialogare i vari linguaggi di programmazione supportati da Visual Studio con i backend Sql dei database con cui essi interagiscono; ma - come è ovvio - Microsoft promette ben altro oltre a ciò.

“Che si sviluppi software per lavoro o per passione; per i client, i server, il Web o periferiche specifiche, speriamo che vi divertiate con i nostri prodotti, perché i vostri software sono la nostra passione” è il pensiero di “Soma” Somasegear, uno dei boss della divisione Microsoft dedicata allo sviluppo del software. Possiamo dire che le sue parole, specie nel finale, hanno un che di già sentito?

I guru del software libero in audizione alla Camera

Friday, June 8th, 2007

[lastampa.it] La Commissione cultura della Camera ha oggi ascoltato i due maggiori rappresentanti mondiali del movimento del software libero/open source, Richard Stallman e Bruce Perens. Prima dell’audizione i due ‘padri fondatori’ del movimento sono stati ricevuti dal Presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Stallman e Perens hanno rappresentato alla commissione il pericolo dei brevetti sul software (non in vigore in Italia) per lo sviluppo della scienza informatica.

“Brevettare del software è come brevettare una sinfonia” – ha spiegato Stallman – “se ciò fosse stato possibile, Beethoven avrebbe avuto molte difficoltà a comporre le sue musiche”.

Stallman si è detto favorevole all’introduzione obbligatoria del software libero nelle pubbliche amministrazioni e nell’istruzione, proposta contenuta in un progetto di legge presentato alla Camera da Pietro Folena come anche in diversi progetti di legge regionale (Emilia, Puglia, Campania, Toscana). “Le pubbliche amministrazione con il software libero assicurerebbero la loro totale indipendenza e maggiore libertà per i cittadini”.

Bruce Perens ha spiegato che “grazie alla libertà assicurata dalle nostre licenze sono sorti software molto migliori e più affidabili, costruiti da centinaia di migliaia di programmatori in tutto il mondo che lavorano attraverso Internet. Io spesso – ha proseguito – ho curato un software libero per lo Space Shuttle”.

Oggi grandi case produttrici di software, ad esempio la Sun (inventrice del noto linguaggio Java, usato un po’ ovunque su Internet) “sono impegnate sul software libero/open source grazie a questa innovazione che Stallman, Linus Trovalds, io e molti altri abbiamo contribuito a creare”.

Entrambi hanno fortemente criticato la politica condotta da altre grandi aziende come la Microsoft, invitando i parlamentari a non apporre ostacoli (come appunto i brevetti) sullo sviluppo del software. “Vogliamo competere ad armi pari” ha concluso Perens.

Pietro Folena, in conclusione, ha richiamato i contenuti del suo disegno di legge sul software libero. “La pubblica amministrazione ha il dovere, verso i cittadini, di gestire i dati e le informazioni in modo trasparente e verificabile, cosa che solo il software libero assicura. Così come anche l’indipendenza dal singolo fornitore e quindi la neutralità sia rispetto alla tecnologia che al mercato”.

Folena ha poi criticato il recente accordo tra governo e Microsoft. “Ho già parlato con il ministro Mussi – ha concluso – per proporgli di prendere in considerazione la controproposta dell’associazione italiana del software libero insieme ad alcune università ed aziende grandi e piccole per dotare l’Italia di centri di ricerca e sviluppo sul software libero come sta accadendo in molti paesi, sia quelli con economie emergenti che alcuni nostri partner europei”.

Infine, riferendosi alle critiche mossegli oggi dalla Fimi (la Federazione dell’industria della musica) riguardo ad un emendamento al ddl Bersani, si è detto stupito: “Il presidente Mazza sa bene che anche grandi marchi appartenenti alla sua stessa federazione stanno abbandonando l’idea di imporre lucchetti ai contenuti digitali. Non si affrontano i problemi dell’industria mandando la polizia nelle case degli italiani”.

Pirateria in lieve recessione

Friday, May 18th, 2007

[databusiness.it] Il software pirata, in Italia fa danni per oltre un miliardo di euro mentre a livello mondiale la stima è di 40 miliardi di dollari. Il tasso di illegalità, però, è in lievissima contrazione.
Oltre un terzo del software installato nel 2006 sui personal computer di tutto il mondo non era legale. Sempre nel 2006, il tasso di illegalità in Europa si è attestato al 36%, in lievissimo calo rispetto al 37% del 2005.

Secondo gli ultimi dati rilasciati da Idc, la monetizzazione dei danni causati dal software pirata nel Vecchio Continente è stata di 1,038 miliardi di euro, 119 milioni di euro in meno rispetto all’anno precedente mentre a livello mondiale la stima di Bsa porta l’ammontare della cifra a 40 miliardi di dollari.

In generale, la sensibilità alle normative che regolano l’uso del software sta crescendo, soprattutto nei mercati emergenti: in Cina, per esempio, il calo in tre anni è stato pari al 10% che, quantificato in dollari, significano 864 milioni. Nel rapporto annuale che Idc ha stilato su richiesta della Business Software Alliance, anche l’Italia ha ridotto il tasso di illegalità di un -2%, passando dal 53% del 2005 al 51% del 2006.

Tuttavia il nostro Paese rimane nella lista nera del Ministero per il Commercio Statunitense, che nella watch list del 2007 ci ha inserito tra quegli Stati dove la proprietà intellettuale dei prodotti non è tutelata. Confrontando i dati relativi agli altri Stati occidentali economicamente sviluppati, il valore italiano è l’unico ad avere tassi di pirateria quasi balcanici.

Lo scenario però sta cambiando, da un lato grazie alle iniziative congiunte tra la Business Software Alliance e la Guardia di Finanza italiana per contrastare il fenomeno e, dall’altro, all’opera di evangelizzazione dei produttori di software che stanno comunicando in maniera efficace afferma gli effettivi vantaggi che un programma originale può portare rispetto a uno copiato.

Singolare è un dato che Idc rileva sul resto dell’Europa: anche se complessivamente le perdite sono costanti, aumenta il tasso di illegalità in Finlandia e in Germania, mentre cala del 3% in Grecia che, pur restando fanalino di coda della classifica europea, ha attuato modifiche legislative che hanno permesso alla polizia di investigare anche sugli asset informatici.

Secondo Idc le previsioni per i prossimi quattro anni sono di 250 miliardi di euro investiti in software per computer ma, se il tasso di pirateria dovesse mantenere il regime attuale, le ricadute potrebbero essere molto pesanti, con perdite pari a circa 133 miliardi di euro.

Cuba e la revolucion del software libero

Tuesday, February 20th, 2007

[lastampa.i]Comunismo contro imperialismo 2.0. Il governo cubano ha deciso di proseguire il suo duello con gli Stati Uniti anche sul versante tecnologico, eliminando il sistema operativo Windows dai computer degli uffici statali e puntando su Linux e sul software libero.

La decisione è stata resa nota al termine della dodicesima confererenza Informatica, svoltasi la scorsa settimana a L’Avana e culminata nell’intervento del guru del free software Richard Stallman. Adottando Linux, Cuba segue l’esempio di altri stati, come il Venezuela del presidente Chavez (uno dei più grandi amici pubblici di Fidel Castro), il Brasile di Lula e la Norvegia.

Nel caso dell’isola caraibica, ovviamente la scelta si riveste di significati ideologici, peraltro sottolineati nel discorso d’apertura della conferenza dal ministro delle comunicazioni Ramiro Valdés Menéndez. Nel testo, disponibile integralmente online, Valdés fa più volte riferimento alla collaborazione tra l’industria informatica e i servizi segreti americani, ricordando anche una dichiarazione di Bill Gates secondo cui “i sostenitori del software aperto sono i nuovi comunisti”. Un pensiero che è stato preso alla lettera.

Il settore dell’Information technology a Cuba viaggia ancora molto a rilento, sia per ragioni esterne che interne. A causa dell’embargo americano, oggi l’isola trova molti problemi nell’approvvigionamento di pc e software ed è collegata al resto del mondo con Internet soltanto via satellite (nonostante, come ha ricordato Valdés, alcune dorsali a fibra ottica usate per i collegamenti internazionali giacciano sul fondo del mare a pochi chilometri dalle coste cubane).

Allo stesso tempo, lo stato di L’Avana viene considerato da Reporters Sans Frontières come uno dei tredici paesi “nemici di Internet“, a causa del divieto ai cittadini di connettersi alla Rete attraverso computer privati e delle rigide norme che limitano la libertà d’espressione online.

I contenuti turistici del Touring Club sul navigatore T-370

Tuesday, February 20th, 2007

[lastampa.it]MILANO Il Touring Club varca la nuova frontiera dell’editoria turistica e lancia il Navigatore Portatile T-370: contenuti turistici uniti alla tecnologia più avanzata. Una modalità di conoscenza e fruizione del territorio destinata a rivoluzionare le abitudini dei viaggiatori. Il nuovo nato in casa Tci è stato presentato a Milano in una affollata conferenza stampa dal presidente del Touring Club Italiano, Roberto Ruozi, dall’amministratore delegato di Touring Editore, Martino Montanari, da Adriano Scardellato, amministratore delegato di Elda Ingegneria, Fiorenza Frigoni, responsabile del progetto Navigatore Touring e dall’attore Neri Marcorè che ha animato l’evento.

Come tutti i navigatori di fascia alta T-370 - spiegano al Touring - ci dice dove siamo, ci porta a destinazione guidandoci su tutte le strade d’Italia e sui grandi assi europei, ci permette di memorizzare indirizzi e itinerari personali. I dati digitali di base (Navteq Q3-2006) del Navigatore Touring comprendono tutta la rete autostradale e stradale italiana (con la possibilità di essere avvertiti da un richiamo sonoro se ci si sta avvicinando a un autovelox), con un livello di dettaglio che arriva all’identificazione dei numeri civici, oltre alla principali strade di collegamento europee.

Ma ciò che rende T-370 davvero unico anche tra i migliori navigatori sul mercato è il valore aggiunto dato dal Touring, che l’ha pensato per il turista/viaggiatore che desidera usarlo in auto, a piedi, in bicicletta, in montagna, e magari - a fine giornata - utilizzarlo per ascoltare in albergo la descrizione delle tappe successive del viaggio. Un patrimonio di informazioni turistiche che oggi aggiunge ai classici POI di Navteq 12.000 punti di interesse Touring (tra gli altri, gli alberghi e ristoranti selezionati dal Tci nelle categorie «Stanze italiane e Buona cucina 2007»), 75 itinerari personalizzabili e l’indicazione di alberghi, ristoranti, negozi, musei e servizi dove i soci Touring usufruiscono di sconti.

Tutto ciò succede a bordo, ma la vita del Navigatore T-370 non finisce sul parabrezza: grazie alla sua leggerezza e versatilità - è piatto, pesa 200 grammi, è dotato di auricolare ed è touch-screen - è il compagno ideale da tenere in tasca, in borsa, nello zaino e da usare anche camminando. E se si scarica, c’è l’alimentatore non solo da auto ma anche da muro.

T-370 è appena nato; crescerà rapidamente - assicurano al Touring Club - e si arricchirà di nuovi contenuti, informazioni, itinerari che sarà possibile acquistare su schedine apposite. Il Navigatore Portatile Touring ha un prezzo di 499,00 euro (424,15 per i Soci Touring) e per ora sarà venduto solo nei 32 «Punti Touring», nelle 135 librerie «Giunti al Punto» online e al telefono, con il servizio «Pronto Touring».

Software: Troppa illegalità nelle aziende !

Tuesday, February 20th, 2007

[assodigitale.it] Sono allarmanti i dati diffusi da BSA Business Software Alliance sulle azioni di contrasto contro la pirateria informatica messe in atto nell’anno 2006, il fenomeno è quanto mai attuale e ben lungi dall’essere debellato, l’attività di repressione continua a stretto contatto con la Guardia di Finanza.

Business Software Alliance (BSA) ha fornito i dati a consuntivo dell’anno 2006 per quanto riguarda le attività di contrasto all’impiego di software “pirata” nelle imprese: nell’intera regione EMEA sono ben 180.000 le azioni di enforcement intraprese nei confronti di aziende verso cui sussistevano fondati sospetti di utilizzo di software illecitamente duplicato, o comunque installato al di fuori dei regolari contratti di licenza.

Queste attività vengono svolte in parte dall’Associazione dei produttori di software commerciale in nome dei propri soci, in parte in collaborazione con le Forze dell’Ordine dei Paesi in cui essa opera.

In Italia, in particolare, BSA è stata richiesta di fornire supporto tecnico per circa 200 operazioni di verifica effettuate dalla sola Guardia di Finanza (il corpo di Polizia che ha il compito istituzionale di combattere il crimine economico; un corpo, lo ricordiamo, che non ha corrispettivi nel resto degli ordinamenti europei).

Nel corso di queste verifiche – un sottoinsieme delle migliaia di controlli  effettuati ogni anno dalla GdF in materia di tutela del diritto d’autore – sono stati rinvenuti prodotti illecitamente duplicati in ben il 67% dei casi, per un controvalore complessivamente stimabile in circa 3.500.000 euro a prezzi di mercato.

In tutti questi casi di violazione della Legge sul Diritto d’Autore (L 248/2000) – oltre alla prosecuzione delle indagini e all’eventuale successiva segnalazione all’Autorità Giudiziaria per l’avvio di procedimenti penali – ai titolari delle imprese è stata contestata una sanzione amministrativa pari al doppio del prezzo di mercato del software illegalmente utilizzato.

Oltre alla collaborazione con le Forze dell’Ordine, in Italia BSA intraprende azioni legali civili in nome dei propri soci membri nei confronti di aziende e studi professionali, qualora venga a conoscenza di situazioni di illegalità particolarmente gravi.

Tali azioni hanno consentito di ottenere circa 184.000 euro di risarcimenti per i danni subiti e, inoltre, che le imprese che agivano in regime di irregolarità investissero circa 124.000 euro ulteriori per dotarsi delle licenze necessarie per i software installati sui propri computer.

Vale la pena di sottolineare che, nell’ambito delle azioni civili, l’incidenza del software illegale nelle imprese oggetto di verifiche è stata del 100% (ossia nessuna delle aziende in questione era in regola) e che tutte si sono concluse con una transazione stragiudiziale, senza gravare il sistema giuridico nazionale di nuovi procedimenti giudiziari.

“E’ un momento molto difficile, questo, per la tutela della proprietà intellettuale nel nostro Paese”, commenta Francesca Giudice, Presidente di BSA Italia.

“Perché a fronte di un tasso di pirateria (stimato da IDC al 53%) che ci situa vicino a un non invidiabile primato in Europa, riscontriamo un diffuso atteggiamento di ostilità ‘culturale’ nei confronti della legge vigente”.

In base a uno studio IDC,  BSA stima che – a seguito di una riduzione del 10% nel tasso di pirateria in Europa (attualmente al 35%) – il settore del software nella sola Unione Europea potrebbe crescere dagli attuali 236 a potenziali 326 miliardi di euro, generando al contempo circa 19 miliardi di euro per i rispettivi sistemi fiscali nazionali e almeno 155.000 nuovi posti di lavoro.

“Recentemente sono state pubblicate dalla stampa interpretazioni capziose di una sentenza di Cassazione e autorevoli osservatori hanno proposto arditi progetti di abolizione del diritto d’autore e dei relativi sistemi di tutela che, ai loro occhi, favorirebbero decisamente l’economia che si basa su creatività e autorialità.

Noi siamo ancora convinti che, se la proprietà intellettuale venisse maggiormente tutelata, l’economia italiana trarrebbe maggiori vantaggi dalla nostra proverbiale creatività in tutti i campi di quanti non ne derivi oggi da comportamenti ancora considerati ‘furbi’ da chi li attua, o ‘irrilevanti’ da chi li giustifica”.