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Software: Troppa illegalità nelle aziende !

Tuesday, February 20th, 2007

[assodigitale.it] Sono allarmanti i dati diffusi da BSA Business Software Alliance sulle azioni di contrasto contro la pirateria informatica messe in atto nell’anno 2006, il fenomeno è quanto mai attuale e ben lungi dall’essere debellato, l’attività di repressione continua a stretto contatto con la Guardia di Finanza.

Business Software Alliance (BSA) ha fornito i dati a consuntivo dell’anno 2006 per quanto riguarda le attività di contrasto all’impiego di software “pirata” nelle imprese: nell’intera regione EMEA sono ben 180.000 le azioni di enforcement intraprese nei confronti di aziende verso cui sussistevano fondati sospetti di utilizzo di software illecitamente duplicato, o comunque installato al di fuori dei regolari contratti di licenza.

Queste attività vengono svolte in parte dall’Associazione dei produttori di software commerciale in nome dei propri soci, in parte in collaborazione con le Forze dell’Ordine dei Paesi in cui essa opera.

In Italia, in particolare, BSA è stata richiesta di fornire supporto tecnico per circa 200 operazioni di verifica effettuate dalla sola Guardia di Finanza (il corpo di Polizia che ha il compito istituzionale di combattere il crimine economico; un corpo, lo ricordiamo, che non ha corrispettivi nel resto degli ordinamenti europei).

Nel corso di queste verifiche – un sottoinsieme delle migliaia di controlli  effettuati ogni anno dalla GdF in materia di tutela del diritto d’autore – sono stati rinvenuti prodotti illecitamente duplicati in ben il 67% dei casi, per un controvalore complessivamente stimabile in circa 3.500.000 euro a prezzi di mercato.

In tutti questi casi di violazione della Legge sul Diritto d’Autore (L 248/2000) – oltre alla prosecuzione delle indagini e all’eventuale successiva segnalazione all’Autorità Giudiziaria per l’avvio di procedimenti penali – ai titolari delle imprese è stata contestata una sanzione amministrativa pari al doppio del prezzo di mercato del software illegalmente utilizzato.

Oltre alla collaborazione con le Forze dell’Ordine, in Italia BSA intraprende azioni legali civili in nome dei propri soci membri nei confronti di aziende e studi professionali, qualora venga a conoscenza di situazioni di illegalità particolarmente gravi.

Tali azioni hanno consentito di ottenere circa 184.000 euro di risarcimenti per i danni subiti e, inoltre, che le imprese che agivano in regime di irregolarità investissero circa 124.000 euro ulteriori per dotarsi delle licenze necessarie per i software installati sui propri computer.

Vale la pena di sottolineare che, nell’ambito delle azioni civili, l’incidenza del software illegale nelle imprese oggetto di verifiche è stata del 100% (ossia nessuna delle aziende in questione era in regola) e che tutte si sono concluse con una transazione stragiudiziale, senza gravare il sistema giuridico nazionale di nuovi procedimenti giudiziari.

“E’ un momento molto difficile, questo, per la tutela della proprietà intellettuale nel nostro Paese”, commenta Francesca Giudice, Presidente di BSA Italia.

“Perché a fronte di un tasso di pirateria (stimato da IDC al 53%) che ci situa vicino a un non invidiabile primato in Europa, riscontriamo un diffuso atteggiamento di ostilità ‘culturale’ nei confronti della legge vigente”.

In base a uno studio IDC,  BSA stima che – a seguito di una riduzione del 10% nel tasso di pirateria in Europa (attualmente al 35%) – il settore del software nella sola Unione Europea potrebbe crescere dagli attuali 236 a potenziali 326 miliardi di euro, generando al contempo circa 19 miliardi di euro per i rispettivi sistemi fiscali nazionali e almeno 155.000 nuovi posti di lavoro.

“Recentemente sono state pubblicate dalla stampa interpretazioni capziose di una sentenza di Cassazione e autorevoli osservatori hanno proposto arditi progetti di abolizione del diritto d’autore e dei relativi sistemi di tutela che, ai loro occhi, favorirebbero decisamente l’economia che si basa su creatività e autorialità.

Noi siamo ancora convinti che, se la proprietà intellettuale venisse maggiormente tutelata, l’economia italiana trarrebbe maggiori vantaggi dalla nostra proverbiale creatività in tutti i campi di quanti non ne derivi oggi da comportamenti ancora considerati ‘furbi’ da chi li attua, o ‘irrilevanti’ da chi li giustifica”.

ALTROCONSUMO SCENDE IN CAMPO A FAVORE DEL PEER TO PEER E LANCIA UNA PETIZIONE ON LINE PER CAMBIARE

Friday, January 26th, 2007

[assodigitale.it] (ASSODIGITALE) Altroconsumo, la nota Associazione di Consumatori, dopo la confusione innescata dalla recente Sentenza della Cassazione che ha assolto i 2 giovani accusati di pirateria musicale, vuole fare chiarezza lanciando online con una petizione indirizzata al Ministro dei Beni e Attività Culturali, Francesco Rutelli e al Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Pietro Folena.

E’ comunque interessante notare subito, che a dispetto delle apparenze, Altroconsumo è assolutamente contro le sanzioni penali previste dalla legge per gli uploader di contenuti protetti da diritti d’autore.

“I consumatori non vanno criminalizzati” chiede Altroconsumo al Ministro dei Beni e Attività Culturali, Francesco Rutelli e al Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Pietro Folena.

“Nell’ottica di un più sereno bilanciamento tra gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere e quelli dei consumatori, chiediamo l’eliminazione delle sanzioni penali per chi scarica e condivide in Rete contenuti protetti senza scopo di lucro e, chiariti i confini tra gli illeciti colpiti da sanzione amministrativa e quelli che prevedono la sanzione penale” prosegue l’associazione dei consumatori.”

“Chiediamo che sia inserita nella legge sul diritto d’autore una adeguata regolamentazione dei DRM volta a tutelare più efficacemente ed in concreto i diritti riconosciuti al consumatore alla copia privata, alla privacy e all’accesso ad un mercato libero e concorrenziale”.

“Quello che ci chiediamo, continua Altroconsumo in una nota ufficiale, è se ha senso considerare reato scaricare e condividere file coperti da copyright se non c’è scopo di lucro; reato previsto sì dalla legge, ma quasi mai perseguito dai Pubblici Ministeri, e di fatto non percepito come tale dalla maggior parte dei cittadini”.

Altroconsumo comunque critica fortemente anche il nuovo Governo che finora non ha fatto nulla per modificare la Urbani, pur avendo polemizzato con la precedente maggioranza che l’aveva fatta approvare.

Altroconsumo vorrebbe modifiche atte a “bilanciare gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere con quelli legittimi dei consumatori a poter finalmente beneficiari degli sviluppi tecnologici”.
È contro “la strumentalizzazione della proprietà intellettuale da parte delle major, arroccate su posizioni di rendita e su modelli tecnologici e di distribuzione obsoleti”.

Peraltro Altroconsumo suggerisce l’adozione di “Drm dal volto umano”, ovvero si vuole che i Drm siano regolamentati e siano forzati all’interoperabilità sulle varie piattaforme hardware e software.

Per completezza di cronaca riportiamo integralmente la nota ufficiale Rilasciata da Altroconsumo sull’argomento:

Ha avuto molta eco la recente sentenza della Cassazione n. 149/2007, che ha assolto due ragazzi che avevano scaricato e condiviso in rete file musicali, film e software coperti da copyright.

Ma di questa notizia è stata data in rete e sulla stampa una lettura scorretta, poiché la sentenza si riferisce a un caso del 1999 e quindi si basa sulla legge in vigore allora. Oggi, purtroppo, le cose stanno in maniera molto diversa:

* attualmente il semplice downloader (chi si limita a scaricare dalla rete file protetti da diritto d’autore) rischia sanzioni esclusivamente amministrative, in particolare quelle previste dall’art. 174-ter l.d.a. (154 euro, aumentati in caso di recidiva o di fatto grave per la quantità delle violazioni o delle copie acquistate o noleggiate fino a 1.032 euro). Ma, com’è noto, è alquanto improbabile, per come sono strutturati la maggior parte dei sistemi peer-to-peer che un downloader non sia nella pratica anche uploader (chi immette in Rete file);
* il soggetto che, invece, senza una contropartita economica, condivide o comunque utilizza (anche solo come downloader) una piattaforma peer-to-peer (che prevede la messa in condivisione automatica di quanto scaricato), rischia già la sanzione penale, di cui all’art. 171 comma 1 lettera a-bis l.d.a., una multa da 51 a 2.065 euro;
* chi, infine, condivide a fini di lucro rischia la reclusione da uno a quattro anni, nonché una multa anche oltre i 15.000 euro, in base all’art. 171-ter, comma 2, lett. a-bis.

Attenzione dunque. Nonostante quanto riportato spesso in maniera inesatta dai media, la recente sentenza della Cassazione non cambia proprio nulla. Le sanzioni penali rimangono eccome, anche quando non c’è scopo di lucro. Quello che ci chiediamo è se ha senso considerare reato scaricare e condividere file coperti da copyright se non c’è scopo di lucro; reato previsto sì dalla legge, ma quasi mai perseguito dai Pubblici Ministeri, e di fatto non percepito come tale dalla maggior parte dei cittadini.

Appare poi sorprendente l’immobilità del Governo, che dopo aver criticato la precedente maggioranza per l’approvazione del famigerato Decreto Urbani (e tutto quello che ha fatto seguito), non ha poi però ancora fatto nulla per bilanciare gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere con quelli legittimi dei consumatori a poter finalmente beneficiari degli sviluppi tecnologici.

Sia chiaro: Altroconsumo non è dalla parte di chi pretende che in Rete sia tutto scaricabile gratuitamente; riteniamo che gli autori debbano essere adeguatamente remunerati per il loro lavoro creativo, ma allo stesso tempo avversiamo la strumentalizzazione della proprietà intellettuale da parte delle major, arroccate su posizioni di rendita e su modelli tecnologici e di distribuzione obsoleti.

Per questi motivi, se vuoi anche tu:

* l’abolizione delle sanzioni penali per chi, senza scopo di lucro, scarica e condivide in Rete contenuti protetti;
* un mercato moderno, efficiente e concorrenziale dei contenuti digitali basato su una gestione dei diritti d’autore digitali che rispetti anche i diritti degli utenti;
* il divieto della coesistenza di DRM (la gestione dei diritti d’autore digitali) e dell’Equo Compenso (il sovrapprezzo applicato ai supporti come compenso agli autori per il mancato guadagno sulle copie private); con questi sistemi il consumatore rischia di pagare più volte, oltre a non poter eseguire la copia privata e a essere limitato nella scelta della tecnologia e dei supporti informatici che preferisce.

Aderisci alla petizione online di Altroconsumo.

Norvegia: illegale il DRM di Apple

Friday, January 26th, 2007

[punto-informatico.it] Decisione storica del garante dei consumatori: le restrizioni sui brani acquistati su iTunes violano le leggi norvegesi, e Apple deve cambiar strada. Dovrà abbandonare il DRM, cambiarlo o finire sotto processo.

Oslo - Arriva dalla fredda penisola scandinava la prima sentenza ammazza-FairPlay, destinata forse a influenzare il futuro di iTunes e dello stesso mercato della musica digitale in rete: il Norwegian Consumer Ombudsman, che scandaglia il mercato alla ricerca di pratiche illecite e contrarie all’interesse dei consumatori, ha dichiarato fuori legge la tecnologia di restrizione delle copie integrata nei file musicali acquistati dal celebre store di Apple.

Il Garante si è pronunciato dopo aver ricevuto una denuncia dal Forbrukerradet, associazione di consumatori norvegesi, che accusava Cupertino di agire secondo pratiche contrarie agli interessi degli utenti e del mercato: FairPlay impedisce di ascoltare i brani di iTunes su un player che non sia iPod.

Il crippleware della Mela, finito ancora sotto accusa dopo la presentazione di iPhone, è ora al tappeto nel paese dei fiordi: secondo quanto riportato da Torgeir Waterhouse, consulente del Forbrukerradet, il pronunciamento “non poteva essere più chiaro di così. FairPlay è una tecnologia di blindatura illegale il cui scopo principale è quello di limitare i consumatori allo scatolotto confezionato da Apple. In pratica questo significa che iTunes Music Store sta provando ad uccidere uno degli elementi costitutivi fondamentali in una società digitale ben funzionante, l’interoperabilità, allo scopo di aumentare i profitti”.

Secondo il legale, l’Ombudsman (letteralmente, difensore civico) ha comunicato ad Apple che, per la legge norvegese, FairPlay è illegale: la società dovrà rimuovere la blindatura o presentarsi in tribunale. “Siamo davanti ad un progresso enorme, che augurabilmente aprirà la strada a tutti i consumatori del mondo per riottenere il pieno e legittimo controllo della musica regolarmente acquistata”, dice ancora Waterhouse.

Nella visione che ne dà l’associazione dei consumatori, e che l’ombudsman ha deciso di accogliere, la tecnologia DRM di Apple non è semplicemente uno schema di protezione dalla copia: è molto di più, tanto da dover essere considerato come una parte fondamentale dei termini di contratto tra chi propone il servizio (Apple stessa) e chi lo riceve (gli utenti che acquistano su iTunes). In virtù di ciò, per rispettare le leggi norvegesi, FairPlay dovrebbe garantire un equilibrio tra i diritti di utilizzo della musica e le restrizioni stabilite dallo store che ne fa uso.

Secondo il Forbrukerradet, Apple ha ora davanti a se tre strade: dare in licenza FairPlay a chiunque lo voglia per poter integrare la lettura dei brani di iTunes su lettori diversi da iPod, sviluppare in associazione con altri uno standard aperto o abbandonare del tutto la tecnologia anti-copia. In ognuno dei tre casi, l’utente vedrà ristabiliti i propri diritti sulla musica acquistata e Apple perderà quello che è finora stato un controllo totale sul polposo mercato dei brani digitali protetti compatibili con iPod.

La risposta di Apple non si è fatta attendere: un portavoce parla di un’azione di concerto con le autorità per risolvere al più presto la questione, e della speranza in quel di Cupertino che i governi europei incoraggino “un ambiente competitivo che faccia crescere l’innovazione, protegga la proprietà intellettuale e permetta ai consumatori di decidere quale prodotto debba avere successo”.

Sia come sia, mai come ora si prospetta un futuro incerto per le DRM applicate alla musica digitale: le restrizioni da copia vengono date per spacciate da più parti, le major le abbandonano sul vecchio ma ancora vitale CD-Audio e si cominciano a intravedere alternative possibili per commercializzare musica online.

Dopo la bocciatura norvegese, per FairPlay si attendono le forche caudine di iniziative pro-consumatori analoghe intraprese in Francia e Germania. Senza considerare la dot.com DoubleTwist, dietro la quale opera niente meno che DVD Jon, l’hacker norvegese (guarda un po’ il caso) anti-grimaldello per eccellenza: l’alfiere del fair play ha espresso l’intenzione di rivendere il DRM di Apple a chiunque fosse interessato, dopo averne completato il reverse engineering.

Opera 9.1: l’antiphishing

Tuesday, December 19th, 2006

[dinoxpc.com] E´ stata resa disponibile la versione 9.1 del noto browser Opera che introduce varie migliorie rispetto alla precedente e soprattutto integra un sistema di antiphishing a quanto pare davvero efficace, noto come Fraud Protection.

La tecnologia Fraud Protection permette di eseguire controlli in tempo reale sulle pagine web e sugli indirizzi, appoggiandosi ai servizi GeoTrust e PhishTank che offrono un database continuamente aggiornato dei siti web protagonisti di truffe online. La protezione Fraud Protection non è però attiva di default: occorre entrare nelle opzioni di sicurezza del browser per includerla.

Opera 9.1 è disponibile anche in lingua italiana (versione internazionale) e può essere scaricato da questo indirizzo.

Firefox 2 e IE 7, nuove vulnerabilità

Thursday, November 2nd, 2006

[tomshw.it] I due browser che si spartiscono la fetta di mercato più ampia, Internet Explorer e Firefox, si sono presentati nelle due nuove versioni nelle scorse settimane. Nonostante il testing approfondito, le aziende di sicurezza hanno rilevato alcune falle nei due software, a volte smentite e a volte confermate.

Sia per Internet Explorer 7 che per Firefox 2.0 ci sono novità, e non sono buone:

il primo presenta una falla “moderatamente critica” già presente da diverso tempo in Internet Explorer 6, capace di permettere a un malintenzionato di effettuare lo spoofing dei dati attraverso la modifica del contenuto della finestra di un altro sito. Tuttavia per fare questo deve conoscerne l’intestazione. Insomma, una possibilità remota.

Microsoft afferma tuttavia che questa non è una vulnerabilità, ma una cosa voluta, tanto che anche altri browser - tra cui Firefox 2 - permetterebbero quest’operazione.

Quest’ultimo presenta invece una vulnerabilità che potrebbe causare il crash del browser, e si annida nel modo in cui il browser amministra il codice JavaScript.

Microsoft fa causa a 55 venditori di software contraffatti

Thursday, November 2nd, 2006

[01net.it] Dovrebbero essere oltre 50 le azioni legali che Microsoft intende intraprendere contro altrettanti merchant che offrono all’asta software contraffatto. Una quindicina di queste azioni dovrebbero partire negli Stati Uniti, una decina in Germania e altrettante in Olanda, per poi passare a Francia, Regno Unito, Argentina, Australia, Belgio.

Segno, secondo la società, di quanto sia in espansione il fenomeno della distribuzione di prodotti contraffatti attraversi siti popolari di aste.

E a suffragio della propria tesi sostiene come in collaborazione con eBay ogni anno intervenga per bloccare oltre 50.000 aste nelle quali vengono offerti prodotti contraffatti.

Aggiornamento di sicurezza per Firefox

Monday, July 31st, 2006

[pcself.com] Rilasciato da Mozilla un aggiornamento a Firefox e Thunderbird, l’1.5.0.5, che risove diverse vulnerabilità relative alla sicurezza, alcune delle quali sfruttabili per eseguire del codice da remoto.

In Firefox sono sono state risolte 12 vulnerabilità, sette delle quali classificate critiche, in grado di essere sfruttate per l’esecuzione di codice da remoto o per installare del software malware.

In Thunderbird sono state risolte invece 11 vulnerabilità, e di queste solo una identificata come critica.

Le vulnerabilità sono descritte a questo indirizzo di Mozilla.org, negli advisory di FrSIRT e Secunia e in questo post dell’Internet Storm Center.

Firefox e Thunderbird si aggiornano automaticamente, è comunque possibile effettuare il download manualmente delle rispettive versioni 1.5.0.5 da Mozilla.com o MozillaItalia.org.

Office, in arrivo la Beta 2 a pagamento

Monday, July 31st, 2006

[Webnews.it] Microsoft è pronta a rilasciare la nuova beta della suite Microsoft Office, ma nella prossima release vi sarà una novità alquanto peculiare distante dai semplici meccanismi del codice del software: la beta sarà infatti a pagamento. La cifra indicata da Microsoft è di 1.5 dollari per ogni unità, il che scoraggerà presumibilmente molti utenti dall’accedere ai 550 Mb di download (2Gb la versione completa) pur senza costituire un introito fondamentale per il gruppo.

I motivi della scelta sono chiaramente esplicitati da Microsoft: la beta attuale di Office è già stata scaricata oltre 3 milioni di volte, una cifra che quintuplica le attese del gruppo determinando un importante costo sia in quanto a banda fruita, sia in quanto a rallentamenti causati a quanti hanno desiderio/necessità di accedere alla beta. Imponendo un piccolo pagamento si ridurrà drasticamente il numero dei download e, pur ottenendo la base critica di tester utile a mettere alla prova la suite, si eliminerà una serie di problemi inerenti all’organizzazione di 3 milioni di persone (molti curiosi, non tutti collaboranti).

Non sono ovviamente mancate le proteste per la scelta di mettere in vendita (pur se ad una cifra quantomeno simbolica) il pacchetto, ma da parte di Microsoft si spiega che il tutto è frutto di una scelta contingente ed assolutamente straordinaria, dunque da non proiettarsi su altri software in futuro. La nuova beta peraltro non si annuncia con novità sostanziali rispetto alla precedente se non per l’aggiunta di pochi dettagli e soprattutto la soluzione di un certo numero di bug (vera finalità del beta test).

Lo spopolare online di servizi in fase beta ha probabilmente incoraggiato l’utenza a scaricare la suite Microsoft determinando un eccesso di domanda tale da imporre un prezzo ad una offerta che voleva essere gratuita (soprattutto in quanto in questo caso è l’utente ad offrire un servizio alla software house). A partire dal 2 Agosto la nuova beta sarà disponibile al download ed il dollaro e mezzo imposti compenseranno Microsoft dei problemi registrati in precedenza. Rimane a disposizione online il test drive gratuito accessibile via browser (solo con Internet Explorer).

P2P: La crescita inarrestabile !

Monday, July 3rd, 2006

[punto-informatico.it] Roma - Al termine di dodici mesi di fuoco in cui le major le hanno provate tutte per “far fuori” i sistemi peer-to-peer, incassando peraltro una decisiva sentenza della Corte Suprema, le piattaforme di scambio continuano a crescere, aumentano la propria popolarità e gli utenti continuano a farvi ricorso in numero e con intensità sempre maggiori.

Nel corso di questi mesi le major musicali della RIAA e gli studios cinematografici della MPAA hanno ingaggiato una guerra senza quartiere a tutto ciò che è distribuzione illegale in Internet. Con annunci ad effetto e clamorosi dietrofront dei propri stessi rappresentanti, le major hanno cercato di far passare il concetto che la guerra contro il P2P fosse stata vinta.

Eppure, persino sul suolo americano, dove più cruenta è stata la battaglia, dove migliaia di persone sono state denunciate dai colossi dell’intrattenimento, il peer-to-peer è sempre più punto di riferimento per l’utenza internet.

BigChampagne, tra i più autorevoli osservatori sui numeri del fenomeno P2P, ha spiegato che a maggio gli utenti globali su piattaforme P2P hanno raggiunto quota 9,7 milioni di collegati simultaneamente. 6,7 milioni di questi sono americani. Rispetto ad un anno fa la crescita è impressionante: a giugno 2005 gli utenti globali connessi contemporaneamente ai sistemi di sharing toccavano quota 8,6 milioni, e 6,2 milioni erano quelli statunitensi.

Non è quindi bastata la suddetta sentenza, quella che ha provocato la fine di celebri sistemi di sharing e l’autosospensione di altri, non sono bastate le ripetute clamorose denunce delle major e l’offensiva a tutto campo contro eMule e BitTorrent: che lo si voglia o meno, al di là di qualsiasi altra considerazione, condividere file nella grande rete di computer è un’attività che piace e che viene perseguita da moltissimi.

Per i colossi dell’intrattenimento questo rappresenta una verità bruciante. Solo un anno fa, dopo quella sentenza, come ricorda in queste ore anche MSNBC, il CEO di Sony BMG Music Entertainment, azienda coinvolta nello scandalo del rootkit malevolo, Andrea Lack, aveva affermato che “non dovremo più competere con i ladri nel buio i cui business sono basati sulla sottrazione”.

Eppure, sottolineano gli esperti di BigChampagne, sebbene le major sembrino non riuscire ad intaccare la popolarità del peer-to-peer, in quest’ultimo anno il business soprattutto musicale in rete ha conosciuto una crescita notevolissima. Grazie a servizi come iTunes Music Store, Napster e gli infiniti jukebox, cloni e varianti che sono sbarcati in rete, grazie a nuovi modelli di licenza e a servizi di distribuzione efficienti gli utenti, spesso gli stessi che utilizzano anche il peer-to-peer, hanno iniziato a comprare musica online in quantità sempre maggiore.

A spiegarlo sono gli stessi uomini della RIAA, come il suo chairman Mitch Baiwnol che, anziché dichiarare la “vittoria sul P2P”, è tornato su un vecchio refrain, quello secondo cui le denunce a raffica servono a “contenere” il peer-to-peer. “Non vogliamo dire che il file sharing illegale sia stato vinto, anzi, ma possiamo dire che fondamentalmente non impedisce al mercato legale di crescere in modo solido”. Una tesi controversa, dunque, che sembra fare a pugni con quanto già dichiarato dalle major in diverse occasioni, e cioè che la crescita del P2P metterebbe a rischio il business legale.

Link ai più diffusi sistemi p2p:

- Emule (Richiede una connessione veloce e condividere le proprie fonti)
- BitTorrent (consigliata una buona connessione)

- DC++ (Richiede una connessione veloce e condividere diversi GB di materiale)

- Shareaza (Idoneo per chi ha una connessione lenta (56k) e poco materiale da condividere)

Jmeeting.com : Videochat gratuita

Friday, June 30th, 2006

Jmeeting.com è una videochat gratuita in java utilizzabile via browser scaricando il plugin in Java richiesto o a pagamento scaricando il programma avviabile direttamente dal pc.
Per la chat sfrutta irc pertanto ha anche un’ampia presenza di persone collegate in videochat provenienti da tutto il globo.
La communità Italiana anche se non è la più numerosa è abbastanza presente con diverse stanze sempre attive.
Ha tutte le peculiarità di irc come aprire stanze private e pubbliche e chattare in privato.

Fra le videochat presenti in rete è sicuramente la migliore in termini di semplicità ed affidabilità e sopratutto nella verzione gratuita da browser ha solo una limitazione, si possono aprire solo fino a 3 webcam simultaneamente.

Supporta diversi sistemi operativi: Windows, Linux, Solaris e Macintosh