Archive for the 'P2P' Category

P2P: italiani denunciati per mp3, Garante interviene

Wednesday, May 23rd, 2007

E ritornarono le persecuzioni…

[reuters.it] ROMA (Reuters) - Una casa discografica tedesca ha chiesto un risarcimento a migliaia di utenti italiani di internet che si erano scambiati musica attraverso la rete, riuscendo a risalire alla loro identità attraverso l’indirizzo IP dei loro computer, ma il Garante italiano della Privacy si è schierato oggi dalla parte degli utenti, contestando la possibile violazione dei loro dati personali.

La notizia delle denunce è stata diffusa oggi dalla casa discografica stessa, la Peppermint, e dall’associazione Altroconsumo, che ha presentato a sua volta un esposto contro l’azienda tedesca al Garante per il modo con cui questa è riuscita a recuperare le generalità degli utenti.

E nel pomeriggio l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha annunciato di aver “deciso di costituirsi in giudizio presso il Tribunale di Roma nelle cause intentate dalla Peppermint nei confronti di gestori telefonici allo scopo di identificare alcune migliaia di utenti”, dice un comunicato.

“La decisione del Garante nasce dalla volontà di verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali”.

Altroconsumo aveva scritto al Garante denunciando “le modalità illegali, dai contorni orwelliani, attraverso cui la Peppermint Jam Records GmbH ha raccolto circa 4.000 indirizzi IP di utenti italiani in rete, intimando loro di pagare 330 euro per aver condiviso dei file musicali”, come è scritto in una nota.

Secondo Altroconsumo, molti consumatori si sarebbero rivolti ai suoi giuristi dichiarando di aver ricevuto una lettera da uno studio legale di Bolzano con la quale si richiede il risarcimento per una presunta violazione della legge sul diritto d’autore ai danni della società discografica tedesca.

“Scaricare musica da Internet ci crea un grave danno economico”, ha detto a Reuters Wlolfgang Sick, amministratore delegato di Peppermint, che produce musica dance e pop. “Attraverso queste azioni legali vogliamo solo che la gente si renda conto che quello che scaricare musica è illegale”, ha aggiunto Sick.

Per identificare chi si scambia musica, Peppermint si sarebbe affidata ad un’azienda specializzata in grado di identificare l’indirizzo IP di qualsiasi computer appena questo comincia a scaricare qualcosa da internet attraverso i sistemi peer to peer come eMule o Limewire, che permettono di scambiare file fra diversi terminali privati.

L’associazione di consumatori, però, fa notare che la casa discografica non ha appurato se gli scambi sono avvenuti a fini commerciali o personali, che non esiste una correlazione diretta e provata fra l’indirizzo IP e l’identità delle persone a cui è stato chiesto un risarcimento e, infine, che il codice in materia di protezione dei dati personali vieta l’uso di comunicazione elettronica per accedere a informazioni archiviate nell’apparecchio terminale di un utente internet come la sua identità.

ALTROCONSUMO SCENDE IN CAMPO A FAVORE DEL PEER TO PEER E LANCIA UNA PETIZIONE ON LINE PER CAMBIARE

Friday, January 26th, 2007

[assodigitale.it] (ASSODIGITALE) Altroconsumo, la nota Associazione di Consumatori, dopo la confusione innescata dalla recente Sentenza della Cassazione che ha assolto i 2 giovani accusati di pirateria musicale, vuole fare chiarezza lanciando online con una petizione indirizzata al Ministro dei Beni e Attività Culturali, Francesco Rutelli e al Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Pietro Folena.

E’ comunque interessante notare subito, che a dispetto delle apparenze, Altroconsumo è assolutamente contro le sanzioni penali previste dalla legge per gli uploader di contenuti protetti da diritti d’autore.

“I consumatori non vanno criminalizzati” chiede Altroconsumo al Ministro dei Beni e Attività Culturali, Francesco Rutelli e al Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Pietro Folena.

“Nell’ottica di un più sereno bilanciamento tra gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere e quelli dei consumatori, chiediamo l’eliminazione delle sanzioni penali per chi scarica e condivide in Rete contenuti protetti senza scopo di lucro e, chiariti i confini tra gli illeciti colpiti da sanzione amministrativa e quelli che prevedono la sanzione penale” prosegue l’associazione dei consumatori.”

“Chiediamo che sia inserita nella legge sul diritto d’autore una adeguata regolamentazione dei DRM volta a tutelare più efficacemente ed in concreto i diritti riconosciuti al consumatore alla copia privata, alla privacy e all’accesso ad un mercato libero e concorrenziale”.

“Quello che ci chiediamo, continua Altroconsumo in una nota ufficiale, è se ha senso considerare reato scaricare e condividere file coperti da copyright se non c’è scopo di lucro; reato previsto sì dalla legge, ma quasi mai perseguito dai Pubblici Ministeri, e di fatto non percepito come tale dalla maggior parte dei cittadini”.

Altroconsumo comunque critica fortemente anche il nuovo Governo che finora non ha fatto nulla per modificare la Urbani, pur avendo polemizzato con la precedente maggioranza che l’aveva fatta approvare.

Altroconsumo vorrebbe modifiche atte a “bilanciare gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere con quelli legittimi dei consumatori a poter finalmente beneficiari degli sviluppi tecnologici”.
È contro “la strumentalizzazione della proprietà intellettuale da parte delle major, arroccate su posizioni di rendita e su modelli tecnologici e di distribuzione obsoleti”.

Peraltro Altroconsumo suggerisce l’adozione di “Drm dal volto umano”, ovvero si vuole che i Drm siano regolamentati e siano forzati all’interoperabilità sulle varie piattaforme hardware e software.

Per completezza di cronaca riportiamo integralmente la nota ufficiale Rilasciata da Altroconsumo sull’argomento:

Ha avuto molta eco la recente sentenza della Cassazione n. 149/2007, che ha assolto due ragazzi che avevano scaricato e condiviso in rete file musicali, film e software coperti da copyright.

Ma di questa notizia è stata data in rete e sulla stampa una lettura scorretta, poiché la sentenza si riferisce a un caso del 1999 e quindi si basa sulla legge in vigore allora. Oggi, purtroppo, le cose stanno in maniera molto diversa:

* attualmente il semplice downloader (chi si limita a scaricare dalla rete file protetti da diritto d’autore) rischia sanzioni esclusivamente amministrative, in particolare quelle previste dall’art. 174-ter l.d.a. (154 euro, aumentati in caso di recidiva o di fatto grave per la quantità delle violazioni o delle copie acquistate o noleggiate fino a 1.032 euro). Ma, com’è noto, è alquanto improbabile, per come sono strutturati la maggior parte dei sistemi peer-to-peer che un downloader non sia nella pratica anche uploader (chi immette in Rete file);
* il soggetto che, invece, senza una contropartita economica, condivide o comunque utilizza (anche solo come downloader) una piattaforma peer-to-peer (che prevede la messa in condivisione automatica di quanto scaricato), rischia già la sanzione penale, di cui all’art. 171 comma 1 lettera a-bis l.d.a., una multa da 51 a 2.065 euro;
* chi, infine, condivide a fini di lucro rischia la reclusione da uno a quattro anni, nonché una multa anche oltre i 15.000 euro, in base all’art. 171-ter, comma 2, lett. a-bis.

Attenzione dunque. Nonostante quanto riportato spesso in maniera inesatta dai media, la recente sentenza della Cassazione non cambia proprio nulla. Le sanzioni penali rimangono eccome, anche quando non c’è scopo di lucro. Quello che ci chiediamo è se ha senso considerare reato scaricare e condividere file coperti da copyright se non c’è scopo di lucro; reato previsto sì dalla legge, ma quasi mai perseguito dai Pubblici Ministeri, e di fatto non percepito come tale dalla maggior parte dei cittadini.

Appare poi sorprendente l’immobilità del Governo, che dopo aver criticato la precedente maggioranza per l’approvazione del famigerato Decreto Urbani (e tutto quello che ha fatto seguito), non ha poi però ancora fatto nulla per bilanciare gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere con quelli legittimi dei consumatori a poter finalmente beneficiari degli sviluppi tecnologici.

Sia chiaro: Altroconsumo non è dalla parte di chi pretende che in Rete sia tutto scaricabile gratuitamente; riteniamo che gli autori debbano essere adeguatamente remunerati per il loro lavoro creativo, ma allo stesso tempo avversiamo la strumentalizzazione della proprietà intellettuale da parte delle major, arroccate su posizioni di rendita e su modelli tecnologici e di distribuzione obsoleti.

Per questi motivi, se vuoi anche tu:

* l’abolizione delle sanzioni penali per chi, senza scopo di lucro, scarica e condivide in Rete contenuti protetti;
* un mercato moderno, efficiente e concorrenziale dei contenuti digitali basato su una gestione dei diritti d’autore digitali che rispetti anche i diritti degli utenti;
* il divieto della coesistenza di DRM (la gestione dei diritti d’autore digitali) e dell’Equo Compenso (il sovrapprezzo applicato ai supporti come compenso agli autori per il mancato guadagno sulle copie private); con questi sistemi il consumatore rischia di pagare più volte, oltre a non poter eseguire la copia privata e a essere limitato nella scelta della tecnologia e dei supporti informatici che preferisce.

Aderisci alla petizione online di Altroconsumo.

Shareaza un buon P2P !

Wednesday, December 20th, 2006
Fra gli innumerevoli client di files sharing shareaza si distingue per la capacità di gestire ben 4 delle maggiori reti peer-to-peer : EDonkey2000, Gnutella, BitTorrent e la nativa Gnutella2 (G2).
La configurazione del software è semplice ed intuitiva grazie al wizard di configurazione che vi segue passo passo.
Puo scegliere di sfruttare tutte e 4 le reti nelle ricerche dei file.
Non avrai più problemi di file corrotti o danneggiati grazie ad un sistema di File-hashing sofisticato e prima di scaricare  un file puoi leggere eventuali commenti  per sicerarti sulla veriticità della fonte.
Si possono effettuare diverse ricerche simultanee e effettuare tutti i dounload simultanei che si vuole, dipende dalla velocità della propria connessione.
La personalizzaione dell’interfaccia come di alcune caratteristiche di connessione sono altamente personalizzabili anche grazie a dei Plug-In.
Questo programma è consigliato  a tutti coloro che si collegano con almeno un modem 56k e non vogliono rinunciare alla possibilità di entrare nel mondo dei P2P.
Compatibile con Windows 98, Me, NT, 2000 e XP.
Download 

P2P - Relakks : Anonimi veramente !?

Tuesday, December 19th, 2006

Il partito dei pirati svedese, nato nel 2006, con la mission di rendere libero lo scambio di qualsiasi contenuto anche quello coperto dal Copyright, lancia un nuovo servizio denominato Relakks in grado di rendere anonimo l’utilizzo di qualsiasi p2p (emule,…)

E’ un servizio commerciale pertanto con un costo di 5 euro al mese, permette di collegarci con il loro ip per scaricare e condividere i contenuti, come un normale proxy, ma a differenza che non vi è una sostanziale perdita di velocità.

Naturalmente il nostro ip non verrà reso pubblico, ma nei log del servizio sarà registrato con tutte le nostre operazioni.Pertanto un eventuale atto giudiziario nei confronti di Relakks fornirà alla magistratura i nostri dati…

Daltronde come per ogni servizio di proxy

La Resa di eDonkey: Addio a Tutti!

Friday, September 15th, 2006

[tweakness.net] Dopo l’annunciata resa di un anno fa, il popolare client P2P eDonkey abbandona il campo e paga il fio. La notizia è di ieri: MetaMachine, l’azienda produttrice di eDonkey, si è accordata con la RIAA (Recording Industry Association of America) e ha patteggiato il pagamento di 30 milioni di dollari per i danni arrecati all’industria. eDonkey è l’ultima vittima della persecuzione giudiziaria dell’industria musicale nei confronti della rete P2P sulla scia della decisione della Corte Suprema statunitense nel caso MGM vs. Grokster.

La storia. Era il 2002, poco dopo la caduta di Napster, dozzine di aziende iniziavano a popolare il panorama P2P con l’intento di colmare il vuoto lasciato dal popolare software di file-sharing musicale. Una di queste era MetaMachine, con base a New York, azienda guidata da due talentuosi, affamati di gloria, Sam Yagan e Jed McCaleb. Insieme, i due crearono il client eDonkey, una applicazione rivoluzionaria che cambiò di fatto il modo in cui i file di grandi dimensioni venivano scambiati online. In quel periodo il panorama P2P era dominato da FastTrack (KaZaA, Grokster), basato sul protocollo Gnutella, (migliorato in scalabilità, ed evoluto attraverso il concetto di supernodo), la seconda generazione dei protocolli P2P.

La tecnologia eDonkey tuttavia era all’avanguardia rispetto a FastTrack per quanto riguarda la capacità di trasferire file di grandi dimensioni. Come BitTorrent, anche eDonkey infatti è una rete (semi)decentralizzata che si occupa di “spezzare” i file in piccoli segmenti creando micro-sciami di download che incrementano notevolmente l’efficienza del trasferimento file. eDonkey inoltre permetteva agli operatori indipendenti di creare i propri server di indexing, e questo consentì alla rete di estendersi a macchia d’olio in poco tempo in tutto il mondo. Per risolvere il problema dei server, necessari a “guidare” i client nel network, MetaMachine aveva sviluppato anche una nuova versione più decentralizzata del protocollo, chiamata Overnet. Anche Overnet segnò un grande passo avanti per il P2P, ma l’attaccamento degli utenti alle “community centralizzate” non permise mai a questa rete avanzata di rimpiazzare eDonkey. La rete eDonkey traeva beneficio anche dai famosi siti di indexing che offrivano link verificati o “hash link” in modo da garantire alle community download sicuri. Lo stesso non accadeva invece per FastTrack, presto divenuta “impopolare” per l’alto numero di fake e file corrotti. Di lì a breve BitTorrent sarebbe divenuto il network di file-sharing più vasto, in termini di consumo di banda, ma eDonkey2000 non perse mai in popolarità, e la sua particolare capacità di “far trovare” file rari o non comuni non ha oggi rivali nel settore. La fortuna di eDonkey si deve anche ai numerosi client, diversi da quello ufficiale, nati sulla spinta della comunità open-source (conoscete eMule?).

A Giugno 2005 tuttavia, dopo una lunga battaglia legale, l’industria riuscì a sferrare il suo colpo più duro all’intera community P2P. La Corte Suprema si espresse sul caso MGM vs. Grokster sentenziando la responsabilità degli sviluppatori P2P nel caso di violazione di copyright da parte degli utenti dei loro software. Nel Settembre successivo la RIAA contattò le principali aziende legate al P2P invitandole a cessare l’attività, e offrendo di risolvere la disputa in “pre-litigation”. Tra patteggiamenti e chiusure fu subito effetto domino: caddero Grokster, BearShare, WinMX, LimeWire e iMesh, mentre Ares Galaxy passò ad una distribuzione open-source. A fine Settembre 2005 il presidente di MetaMachine, Sam Yagan, annunciò la resa di eDonkey (mancanza di fondi per affrontare la battaglia legale). eDonkey si sarebbe dovuto trasformare in un “online content retailer” operante in un ambiente P2P chiuso.

La fine di eDonkey: A partire dall’11 Settembre scorso gli utenti del client eDonkey ricevono un messaggio pop-up all’apertura del programma: “Il client eDonkey2000 non è più disponibile. Visitate eDonkey2000.com per avere dettagli”. Sul sito c’è solo un altro messaggio: “If you steal music or movies, you are breaking the law. Courts around the world - including the United States Supreme Court - have ruled that businesses and individuals can be prosecuted for illegal downloading. You are not anonymous when you illegally download copyrighted material. Your IP address is XX.XXX.XXX.XX and has been logged. Respect the music, download legally. Goodbye Everyone”. MetaMachine con ogni probabilità abbandona definitivamente il mondo P2P, almeno questo si deduce dagli estratti dell’accordo di patteggiamento pubblicati da Slyck.com. E il network? Il client eDonkey non esiste più, ma a questo software faceva riferimento solo il 10% della community. La routine quotidiana di file-sharing passa ora interamente sulle spalle (schiena?) di eMule, ultimo grande faro di questo protocollo P2P.

Maroni: ’scarico illegalmente musica da internet’

Friday, September 15th, 2006

[webnews.html.it] Clamorosa intervista dell’ex-ministro Maroni: ’scarico illegalmente musica da internet’. Il suo obiettivo è portare il problema in parlamento, dove immediatamente parte il coro dei favorevoli ed il controcanto dei contrari. Tutto verte sulla legge Urbani.

«Scarico illegalmente musica da Internet […] mi autodenuncio, così il caso finisce finalmente in Parlamento». Con questa intervista per Vanity Fair l’ex-ministro Roberto Maroni si scaglia contro la legge Urbani e si autodenuncia pirata per vedere come e se le sue parole verranno colte in Parlamento. Precisa ulteriormente Maroni: «bisogna trovare un modo per togliere dall’illegalità questo sistema. Non è un problema legislativo, ma una questione sociale. È uno scambio da privato a privato, non c’è sfruttamento commerciale, io sento l’iPod…».

Per qualcuno può essere una panzana, per altri una argomentazione molto seria, fatto sta che le parole dell’ex-ministro (soprattutto dal momento in cui la discussione viene spostata su un piano sociale) hanno fatto immediatamente alzare i toni sul problema e, in tempo di Zune e di iPod, i riflettori tornano nuovamente sulla legge che regolamenta il settore in Italia. Da Maroni parte anche una proposta: «le grandi case discografiche facciano una iniziativa, coinvolgendo la comunità web, magari anche qualche hacker, per trovare una soluzione, in modo da passare dalla repressione, che non serve, alla collaborazione». Maroni alza il polverone dicendo ciò che il tabù non vorrebbe si dicesse e chiedendo una normativa più equa che non passi per il penale e tale, anzi, da armonizzare le necessità degli attori in campo.

Le reazioni non si fanno attendere e sono raccolte dal Corriere della Sera. Bobo Craxi parla esplicitamente di «furto» dissociandosi così completamente dal punto di vista espresso da Maroni. Sulla stessa linea Maurizio Gasparri, ex-ministro delle Comunicazioni, secondo il quale «il diritto d’autore va salvaguardato, anche se i giovani sono per il tutto gratis. Io uso l’iPod, ma nella legalità. L’esperta di casa mia è mia moglie, è lei che mi carica i brani». Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera e presidente di Azione giovani di An, si scaglia contro l’IVA al 20% praticata sui prodotti musicali e con questo tocca il punto più dolente della pratica istituzionale nel settore incassando comunque il placet dello stesso Gasparri: «attualmente la musica è considerata un bene di lusso, con l’Iva sui cd al 20% il risultato è la pirateria. Chiunque preferisce un cd originale, ma per i ragazzi i costi sono proibitivi. E come Azione giovani siamo sensibili al problema».

Durissimo il commento dell’Associazione Italiana Editori alle dichiarazioni del ministro Maroni. Secondo Federico Motta, Presidente AIE, «è sconcertante che ex ministri e politici abbiamo un atteggiamento verso l’illegalità di questo tipo. È un’ammissione pura di “legittimità al furto” e del mancato rispetto delle leggi. Mai vista una cosa simile, succede solo in Italia». Continua quindi ancora Motta: «il problema non è la musica ma il rispetto del diritto d’autore. Questi “signori” non hanno capito che eliminare il diritto d’autore - perchè di questo si sta parlando - significa privare in prospettiva il pubblico delle produzioni della proprietà intellettuale. Per noi, per la musica, il cinema, l’editoria, il mondo dei contenuti è un tema centrale perchè senza il rispetto del diritto d’autore noi non possiamo produrre nulla. Siamo determinati: faremo tutto il possibile per garantire il rispetto di queste leggi […] Sul rispetto del diritto d’autore non si scherza». L’AIE, insomma, non transige e l’argomento sarà al centro degli Stati Generali dell’editoria in programma per il 21/22 Settembre a Roma.

In Italia il settore ha provocato reazioni contrastanti fin dall’inizio e l’ambito istituzionale non ha sempre saputo mediare le varie teorie emergenti. A partire dal Patto di Sanremo fino alla legge Urbani, lo Stato si è schierato tout court dalla parte del diritto d’autore dando vita ad una situazione che si manifesta oggi nelle proteste che partono dal Parlamento stesso. Un più che probabile sviluppo nel medio termine va nella direzione della riduzione dell’IVA sui CD e sugli altri prodotti musicali, intervento richiesto da tempo e da più parti, intervento in grado di offrire maggiori opportunità al settore avvicinando parzialmente le parti con una azione diretta sul costo al consumatore.

La resurrezione di ThePirateBay.org, il sito di riferimento di BitTorrent è di nuovo online.

Monday, July 3rd, 2006

[webmasterpoint.org] Come abbiamo già segnalato in due news precedenti, la Swedish National Criminal Police ha compiuto nei giorni scorsi un raid dell’ISP Rex|Port80, provider che ospitava ThePirateBay, popolare sito e tracker di riferimento della comunità di file-sharing BitTorrent (forse il vasto nella storia della rete), e circa altri 200 domini. Il raid ha portato al sequestro di molti server, alcuni dei quali totalmente estranei all’attività di TBP e, a quanto pare, ha causato danni economici a numerose aziende.

Dopo i raid delle forze dell’ordine l’industria dell’intrattenimento ha ufficialmente cantato vittoria. La MPA (Motion Picture Association) ha affermato in un comunicato stampa che le autorità svedesi avevano “sprofondato the Pirate Bay”.

Anche IFPI (International Federation and Phonographic Industry) aveva voluto evidenziare l’operazione: “è un’ottima notizia per l’industria musicale svedese e per i veri innovatori ed imprenditori che stanno tentando di creare una attività commerciate digitale legale”. L’Antipiratbyrån, l’anti-piracy bureau svedese, infine, ha espresso la sua soddisfazione dopo un lungo periodo di impotenza a difesa del copyright.

Ma come già anticipato ThePirateBay.org, nel rispetto della sua natura temeraria nei confronti dell’industria e dello spirito di insubordinazione tipico della sua grande comunità, ha già riaperto i battenti ed è attualmente online e operativo.

Il “ritorno” di TBP non arriva certo a sorpresa. Tre giorni fa, durante il raid delle forza dell’ordine, un portavoce di TBP aveva affermato: “Non siamo sicuri di quando potremo ritornare, ma ci sposteremo in un altro paese se necessario”. Due giorni fa la home page di TBP riportava a caratteri cubitali: “SITE DOWN - WILL BE UP AND FULLY FUNCTIONAL WITHIN A DAY OR TWO”. Secondo Carl Lundström, impiegato di Rix|Port80, TPB aveva acquistato nuovi server, installato i backup ed era già in funzione in fase di test in almeno un centro server straniero.

Oggi ThePirateBay è di nuovo online, anche se attualmente le capacità di indexing sono ridotte in attesa che si diffonda la notizia della “resurrezione”. Il sito viene ospitato in 4 diverse location, Olanda, Russia, Ucraina e in un’altra nazione europea. L’annuncio delle nuove location di hosting arriva dal sito web di The Pirate Party, organizzazione nata a supporto del libero scambio di materiale coperto da diritti d’autore.

Fredrik Neij, uno degli amministratori di TBP, commenta: “Abbiamo un nuovo contratto con una azienda in modo da ottenere spazio server … Ci consideriamo innocenti, quindi non abbiamo avuto problemi a iniziare da un’altra parte”. L’azienda olandese non sembra per nulla preoccupata di avere TPB come cliente. “Siamo stati chiari riguardo la nostra attività. Quindi sanno come abbiamo intenzione di operare”, commenta Neij.

P2P: La crescita inarrestabile !

Monday, July 3rd, 2006

[punto-informatico.it] Roma - Al termine di dodici mesi di fuoco in cui le major le hanno provate tutte per “far fuori” i sistemi peer-to-peer, incassando peraltro una decisiva sentenza della Corte Suprema, le piattaforme di scambio continuano a crescere, aumentano la propria popolarità e gli utenti continuano a farvi ricorso in numero e con intensità sempre maggiori.

Nel corso di questi mesi le major musicali della RIAA e gli studios cinematografici della MPAA hanno ingaggiato una guerra senza quartiere a tutto ciò che è distribuzione illegale in Internet. Con annunci ad effetto e clamorosi dietrofront dei propri stessi rappresentanti, le major hanno cercato di far passare il concetto che la guerra contro il P2P fosse stata vinta.

Eppure, persino sul suolo americano, dove più cruenta è stata la battaglia, dove migliaia di persone sono state denunciate dai colossi dell’intrattenimento, il peer-to-peer è sempre più punto di riferimento per l’utenza internet.

BigChampagne, tra i più autorevoli osservatori sui numeri del fenomeno P2P, ha spiegato che a maggio gli utenti globali su piattaforme P2P hanno raggiunto quota 9,7 milioni di collegati simultaneamente. 6,7 milioni di questi sono americani. Rispetto ad un anno fa la crescita è impressionante: a giugno 2005 gli utenti globali connessi contemporaneamente ai sistemi di sharing toccavano quota 8,6 milioni, e 6,2 milioni erano quelli statunitensi.

Non è quindi bastata la suddetta sentenza, quella che ha provocato la fine di celebri sistemi di sharing e l’autosospensione di altri, non sono bastate le ripetute clamorose denunce delle major e l’offensiva a tutto campo contro eMule e BitTorrent: che lo si voglia o meno, al di là di qualsiasi altra considerazione, condividere file nella grande rete di computer è un’attività che piace e che viene perseguita da moltissimi.

Per i colossi dell’intrattenimento questo rappresenta una verità bruciante. Solo un anno fa, dopo quella sentenza, come ricorda in queste ore anche MSNBC, il CEO di Sony BMG Music Entertainment, azienda coinvolta nello scandalo del rootkit malevolo, Andrea Lack, aveva affermato che “non dovremo più competere con i ladri nel buio i cui business sono basati sulla sottrazione”.

Eppure, sottolineano gli esperti di BigChampagne, sebbene le major sembrino non riuscire ad intaccare la popolarità del peer-to-peer, in quest’ultimo anno il business soprattutto musicale in rete ha conosciuto una crescita notevolissima. Grazie a servizi come iTunes Music Store, Napster e gli infiniti jukebox, cloni e varianti che sono sbarcati in rete, grazie a nuovi modelli di licenza e a servizi di distribuzione efficienti gli utenti, spesso gli stessi che utilizzano anche il peer-to-peer, hanno iniziato a comprare musica online in quantità sempre maggiore.

A spiegarlo sono gli stessi uomini della RIAA, come il suo chairman Mitch Baiwnol che, anziché dichiarare la “vittoria sul P2P”, è tornato su un vecchio refrain, quello secondo cui le denunce a raffica servono a “contenere” il peer-to-peer. “Non vogliamo dire che il file sharing illegale sia stato vinto, anzi, ma possiamo dire che fondamentalmente non impedisce al mercato legale di crescere in modo solido”. Una tesi controversa, dunque, che sembra fare a pugni con quanto già dichiarato dalle major in diverse occasioni, e cioè che la crescita del P2P metterebbe a rischio il business legale.

Link ai più diffusi sistemi p2p:

- Emule (Richiede una connessione veloce e condividere le proprie fonti)
- BitTorrent (consigliata una buona connessione)

- DC++ (Richiede una connessione veloce e condividere diversi GB di materiale)

- Shareaza (Idoneo per chi ha una connessione lenta (56k) e poco materiale da condividere)