Archive for January, 2008

Ritorno alle origini… Senza google !

Friday, January 18th, 2008

Docente universitaria inglese di Brighton vieta l’uso di Google.

[pc-facile.com] Vietati perchè “i ragazzi non usano più il cervello: dobbiamo recuperare il valore della ricerca e dell’analisi. Per questo vieto loro di usare Google, Wikipedia o altri siti simili. Fornisco una lista di libri su cui lavorare e mi aspetto che siano quelle le fonti che vengono citate regolarmente nei loro progetti.”

Una scelta che fa sicuramente discutere questa della Docente inglese dell’Università di Brighton. Dal punto di vista del ragionamento proposto non c’è che dire, è pura verità. Al giorno d’oggi, ad esempio, per fare una somma di 4 addendi si usa la calcolatrice, l’intelligenza è poco stimolata e soppiantata da calcolatori o come in questo caso, strumenti che facilitano il lavoro dello studente. Da punto di vista però dell’evoluzione è un grandioso passo avanti: dal web si carpisono milioni di informazioni che possono arricchire e approfondire di gran lunga lo studio di una determinata materia.

La Docente però non è contro lo sviluppo e la conoscenza degli strumenti nati dal web: vorrebbe che gli studenti imparassero ad usarli a misura, magari preferendo talvolta un buon libro ad essi.

Microsoft : sotto stretta sorveglianza!

Friday, January 18th, 2008

[zeusnews.it] L’ultimo brevetto Microsoft del 2007 riguarda un insieme di tecnologie ideate per capire se un impiegato sia frustrato, stanco o demotivato, e prendere provvedimenti.

Quella del Grande Fratello è un’immagine ormai un po’ trita, ma l’ultimo brevetto registrato da Microsoft per il monitoraggio delle attività degli utenti fa temere che qualcosa dello stesso genere si stia tranquillamente avvicinando.

Ad accorgersene per primo è stato il Times Online: prima della fine dello scorso anno, Microsoft ha fatto richiesta per registrare l’ennesimo brevetto.

Scopo di questa tecnologia è monitorare ogni aspetto delle vite degli utenti di Pc. E quando si dice “ogni”, si intende proprio “ogni”.

Nella richiesta si legge, infatti: “Il sistema può rilevare automaticamente frustrazione o stress nell’utente attraverso sensori fisici e ambientali”.

Verranno quindi tenuti sotto controllo valori quali il battito cardiaco, la respirazione, la temperatura corporea e via di seguito fino alle espressioni del volto.

Lo scopo di tutta questa attività? “Offrire, di conseguenza, l’assistenza necessaria”.

Ci si potrà quindi aspettare, magari, una nuova reincarnazione di Clippy, il più famoso e probabilmente odiato assistente di Office, che invece di dire “Sembra tu stia scrivendo una lettera. Vuoi aiuto?” dirà “Mi sembri stressato e poco efficiente. Chiamo il capo?”

Alla fin fine, l’obiettivo è migliorare l’efficienza negli uffici, basandosi sulle statistiche create a partire dai dati raccolti dai sensori e utilizzabili per definire gli “incarichi futuri”.

Le possibilità d’impiego, però, non si fermano qui: “Monitorare l’attività dell’utente può essere d’aiuto nel controllare come vengano portate avanti le attività per cercare problemi dell’utente, abusi, errori comuni o per assicurarsi che le policy dell’azienda o del governo vengano rispettate”.

Ecco quindi che torna lo spettro del Grande Fratello; spettro che acquista consistenza se si considera che l’eventuale applicazione del brevetto non sarebbe limitata ai computer, ma estendibile ad apparecchi come telefoni cellulari o palmari.

In Inghilterra già guardano male queste tecnologie, facendo notare come degli studi condotti sottolineino l’avversione degli impiegati a essere sottoposti a sorveglianza eccessiva, cosa che porta a lavoratori meno motivati. Secondo David Frost, della Camera di Commercio, “la fiducia che esiste tra datore di lavoro e impiegato verrebbe meno se lo staff si sentisse sotto sorveglianza costante”.

Microsoft ancora non ha commentato le reazioni seguite alla pubblicazione della richiesta di brevetto, in quanto durante il processo di approvazione del brevetto stesso i campi di applicazione potrebbero essere modificati. Visto che l’approvazione è prevista entro circa un anno, non resta che aspettare e vedere.

Exploit per Excel !

Friday, January 18th, 2008

[webnews.it] Microsoft conferma quanto circolante sul web: una falla “zero day” di Excel è stata scoperta e gli utenti aventi il software installato sui propri sistemi non dormiranno dunque notti tranquille. Non vulnerabili, comunque, le ultime versioni del software.

La conferma giunge dalla stessa Microsoft: Excel, il noto software proprio della suite Office, soffre di una grave vulnerabilità il cui attacco è già stato registrato online mentre nulla è dato invece a sapersi relativamente alla disponibilità di una patch correttiva.

Secondo quanto annunciato in un apposito Microsoft Security Advisory (947563), le versioni vulnerabili sarebbero le seguenti: Microsoft Office Excel 2003 Service Pack 2, Microsoft Office Excel Viewer 2003, Microsoft Office Excel 2002, Microsoft Office Excel 2000, Microsoft Excel 2004 per piattaforma Mac. Il gruppo avrebbe già attivato in emergenza il Software Security Incident Response Process (SSIRP) per investigare sull’accaduto.

L’attacco potrebbe provenire da file excel corrotti inviati via mail o depositati su internet: incoraggiandone il download e l’apertura si da il via alle infezioni a catena che rischiano di sollevare una nuova epidemia. Il bollettino Microsoft comunica comunque una serie di fattori mitiganti che dovrebbero soffocare i rischi della prima ora. Microsoft Office Excel 2003 Service Pack 3, Microsoft Office Excel 2007 e Microsoft Excel 2008 per Mac, infatti, non sarebbero vulnerabili al problema. Inoltre senza la necessaria interazione della vittima l’exploit non ha possibilità di andare a segno.

Tra i consigli riportati da Microsoft si segnala quello che suggerisce l’uso del MOICE (Microsoft Office Isolated Conversion Environment) per tradurre in nuovo formato i vecchi file ricreando così un ambiente salubre nel quale l’attacco non può prender vita. Per il resto, a meno di una improvvisa accelerazione delle infezioni, il bug non sarà affrontato con una patch dedicata almeno fino al 12 febbraio, secondo martedì del mese e giorno di patch in casa Microsoft.

Nel frattempo c’è chi le falle ha deciso, sulla scia di precedenti esperimenti mai andati troppo a buon fine, di venderle. Una falla in Windows, ad esempio, sarebbe sul mercato per 20 mila dollari. Ad avviare la cessione è la Digital Armaments.

MySQL cambia faccia !

Friday, January 18th, 2008

[cwi.it] Le prospettive di mercato dopo l’annuncio dell’acquisizione della società open source da parte di Sun. Le dichiarazioni dei due vendor, il commento di IDC e della Free Software Foundation.

La decisione di Sun Microsystems di comprare MySQL, la società che sta dietro al popolare database open source, per 1 miliardo di dollari, potrebbe consentire a questultima di esapndere il raggio d’azione e sfidare ancor di più i concorrenti commerciali. Più immediatamente, l’annuncio indirizza però un problema, ossia il futuro della stessa MySQL che, con sedi a Uppsala (Svezia) e Cupertino (California), propone un database che viene adottato da un numero crescente di aziende in ogni settore. Ora, se tutto dovesse andare come pianificato, la soluzione entrerà a far parte del portafoglio open source di Sun. Il completamento dell’operazione è atteso per fine terzo trimestre o inizio quarto trimestre dell’anno.

Jonathan Schwartz, CEO e presidente di Sun, l’ha definita come “l’acquisizione più importante della storia di Sun”, affermando inoltre che MySQL ha bisogno di Sun per espandersi. Il grosso impedimento alla crescita di MySQL risiedeva infatti, sostiene Schwartz, nella sua incapacità “di dare tranquillità a un’azienda globale che vuole inserire MySQL in implementazioni mission-critical”.

La casa di Santa Clara sta scommettendo sul fatto che la richiesta per questo database open source continuerà a crescere, specialmente nelle imprese e nei paesi emergenti, il che potrebbe consentirgli di sfidare gli operatori principali su un mercato da 15 miliardi di dollari. Rilevando MySQL, Schwartz ha quindi affermato che Sun sta acquisendo una società con un’ampia gamma di clienti che include alcuni dei grossi nomi del Web 2.0, come Facebook e YouTube, così come aziende più tradizionali come Toyota Motor e Southwest Airlines. Il CEO di MySQL, Marten Mickos, che entrerà a far parte della senior leadership di Sun, ha dichiarato che “esiste un buona concordanza culturale, un buon allineamento strategico, ma anche una meravigliosa logica industriale che vediamo sottostante questa intera transazione”.

MySQL sta guadagnando terreno nell’utilizzo mission-critical, e con l’acquisizione “saremo in grado di offrire a questi clienti anche un miglior servizio” così come “uno stack completo” di software, ha dichiarato Mickos, riferendosi a un insieme di software di cui le aziende tipicamente necessitano, inclusi strumenti di sicurezza, identità, gestione e sviluppo - tutti ora parte del portafoglio Sun.

Secondo Crawford del Prete, analista IDC, l’acquisizione non dovrebbe far sorgere preoccupazioni per gli utenti. “Significa che abbiamo una società di sistemi molto grande che sta continuando a investire nella piattaforma e assicurare una road map sul lungo termine”. Peter Brown, executive director della Free Software Foundation, ha aggiunto che c’erano state preoccupazioni sul fatto che un acquisto o un’offerta pubblica da parte di MySQL avrebbe potuto portare il software verso una direzione proprietaria. Ma la mossa di Sun la attenua: “Sun ha mostrato di avere ottime credenziali da una prospettiva del software libero”, ha commentato Brown.

Apple lancia “MacBook Air”, la leggerezza si fa computer

Friday, January 18th, 2008

[lastampa.it] Il nuovo portatile ultrapiatto, ultraleggero e ipertecnologico domina la scena al MacWorld di San Francisco
Steve Jobs sfodera l’asso nella manica. E potrebbe farlo nel senso letterale del termine, a guardare sottigliezza e leggerezza della sua ultima creatura. Sul palco del Moscone Center di San Francisco, davanti agli occhi adoranti di migliaia di Mela-maniaci, il numero uno di Apple ha presentato il nuovo portatile MacBook Air, un concentrato di tecnologia in 19 millimetri di spessore.

Per la “one more thing” - l’ultimo e più atteso annuncio - del Mac World 2008, Jobs sceglie il prodotto che dovrebbe consolidare definitivamente la posizione di Apple sul mercato dei laptop: all’estetica ipercurata che da sempre contraddistingue la casa di Cupertino, il nuovo Air unisce dimensioni e peso da primato e prestazioni all’altezza, se non superiori a quelle dei notebook tradizionali. Merito del microprocessore sviluppato da Intel, il Core 2 Duo, e dalla tecnologia che Apple ha voluto integrare nel suo portatile: disco rigido da 80 Gb, tecnologie wi-fi e bluetooth di ultima generazione, batteria in grado di reggere 5 ore di lavoro e un corredo software adeguato, che naturalmente comprende Leopard, il sistema operativo lanciato lo scorso ottobre.
Non mancano le chicche che faranno la felicità degli utenti più affezionati, che hanno già sperimentato l’ultima generazione di portatili MacBook, i nuovi iPod Touch o l’ormai celebre iPhone: schermo da 13,3 pollici retroilluminato, webcam integrata e naturalmente il sensore multi-touch, il dispositivo che permette di interagire con file, applicazioni e contenuti multimediali semplicemente spostando, pizzicando, ruotando o ingrandendo quanto appare sullo schermo.
Niente lettore cd/dvd, né prese ethernet per la connessione internet: Apple punta tutto sul wireless, sia per accedere alla rete, sia per la lettura di eventuali supporti ottici, perché sarà possibile utilizzare i lettori di altri computer connessi al portatile. Per i tradizionalisti, è disponibile comunque una presa di connessione per dischi esterni.

Entusiasmo alle stelle fra il pubblico di San Francisco, almeno finchè non viene annunciato il prezzo, tutt’altro che leggero: Air sarà sul mercato fra due settimane al prezzo di 1800 dollari. C’è da scommettere che, come è accaduto per l’iPhone, saranno in molti a non scoraggiarsi di fronte al notevole esborso, pur di accaparrarsi in anteprima quello che promette di essere il prossimo “status symbol” targato Apple. Per gli altri, un buon periodo di rodaggio basterà a mettere in luce pregi e difetti di Air e a portare il costo a livelli più accettabili.