Nelle acque italiane 119 veleni

[lastampa.it] ROMA. C’è poco da stare allegri: metà dei laghi e dei fiumi italiani sono contaminati da pesticidi, così come un quarto delle falde sotterranee. Ne sono stati ritrovati in totale 119 tipi diversi, prevalentemente erbicidi: 112 nelle acque superficiali e 48 in quelle di profondità. Quanto basta, e avanza, per preoccupare il ministro Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente): «Chiederò al Cipe un piano straordinario per la tutela delle acque. Oggi più che mai l’Italia deve sostenere con forza la diffusione dell’agricoltura biologica».
L’allarme è lanciato dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (Apat), che ieri ha reso noti i dati emersi dal Rapporto 2005 sulla presenza di pesticidi. Terbutilazina, metolactor, simazina, terbutilazina-desetil, ma anche atrazina, dimetenamid, molinate e oxadiazon… Esemplare il caso del Po, dove la «terbutilazina», diserbante usato per le coltivazioni di mais ed in fase di revisione a livello comunitario, la fa da padrona.
La contaminazione, diffusa in tutta l’area padano-veneta e scoperta anche in alcune aree del centro-sud, ha fatto capolino nel 51,5% dei punti prelievo delle acque superficiali (nel 29,2% dei casi oltre il limite) e nel 16,1% dei campioni delle acque sotterranee (2,7% di sforamenti). Oltretutto i pesticidi hanno la memoria lunga: a un ventennio dal divieto risulta diffusa la presenza di atrazina, utilizzata in dosi massicce nel passato prossimo. Il Piemonte, da solo, presenta 37 sostanze nelle acque superficiali (65% dei punti di campionamento), 23 in quelle sotterranee (45,9%).
I controlli in Italia hanno riguardato 3.574 punti di monitoraggio e 10.570 campioni, per un totale di 282.774 misurazioni. Risultato: quasi la metà dei laghi e fiumi monitorati (47%) è contaminata da pesticidi, nel 27,9% dei casi, con concentrazioni superiori al limite stabilito per le acque potabili. Idem per le acque sotterrane: il 24,8% è contaminato, nel 7,7% dei casi con sforamenti superiori ai limiti di potabilità.
Situazione da tenere sotto controllo, commenta Giancarlo Viglione, commissario straordinario dell’Apat. Oltretutto nel 2005 sono mancati all’appello i dati relativi delle acque sotterranee di Calabria, Puglia, Sardegna, Basilicata, Toscana e Liguria. Nel caso delle acque superficiali non sono arrivati da Valle d’Aosta, Toscana, Puglia, Calabria e Sardegna.
