V-Tech Massacre: il videogioco-provocazione sulla strage della Virginia
[lastampa.it] «Attenzione, gente infuriata:
Eliminerò questo gioco da Newsgrounds se le donazioni raggiungeranno i 1.000 dollari americani, lo toglierò da qui se raggiungeranno i 2.000 dollari, e chiederò scusa se raggiungeranno i 3.000 dollari».
Ci sono voluti solo tre giorni a Ryan Lambourn, nickname PigPen, per diventare l’autore di videogiochi più odiato della Rete. La sua storia inizia lo scorso 12 maggio, quando il ventunenne australiano, residente a Sidney, pubblica sul sito Newsgrounds, un portale per la condivisione di contenuti, il suo videogame amatoriale in Flash.
Il gioco si intitola V-Tech Massacre, promette «tre livelli di azione stealth e omicidi» ed è ispirato alla sparatoria del Virginia Polytechnic Institute del 16 aprile scorso, nella quale persero la vita 32 persone e lo studente coreano autore della strage. È la storia di Seung-Hui Cho, ripercorsa con degna approssimazione, e del suo piano di sterminio perpetrato nel campus dell’Università.
Il pensiero dei lettori di Newsgrounds corre subito a Super Columbine Massacre RPG, il gioco amatoriale che due anni fa rappresentò le vicende della strage di Columbine, proponendo a suo modo una critica della società americana. Ma V-Tech Massacre non è ugualmente evoluto. Al contrario, il gioco di Lambourn appare a molti come una banale dimostrazione di cattivo gusto. Uno sparatutto in terza persona carico di riferimenti offensivi e di violenza gratuita. Un esercizio di odio in formato Flash.
La reazione delle Rete è istantanea. Gli utenti di Newsgrounds protestano all’indirizzo di PigPen, sommergendo di commenti, ad oggi oltre 300, lo spazio dedicato alle review. Ma Newsgrounds decide di non cancellare il gioco dal server. Il caso monta velocemente, fino a raggiungere la stampa specializzata, che si schiera compatta contro il non-messaggio di V-Tech Massacre. Pochi giorni e Lambourn decide di giocare la carta della (ulteriore) provocazione. Sul suo sito, Googumproduce.com, sul quale il gioco è disponibile, pubblica il testo che apre questo articolo, chiedendo denaro in cambio dell’espiazione. Gli osservatori parlano del primo caso di internauti “in ostaggio” di un creatore di contenuti. Ma Lambourn ottiene quello che realmente vuole, e la notizia rimbalza anche alla stampa generalista.
Alcuni siti minori battono la notizia. Il Sydney Daily Telegraph riporta alcuni commenti di Lambourn. «Qualcuno si offende sempre per qualcosa – racconta lui – non importa di cosa si tratti». Il ventunenne australiano spiega di aver rifiutato un’intervista con Channel Seven perché l’emittente non lo avrebbe pagato, che la richiesta di denaro era un banale scherzo in risposta alla reazione furiosa del popolo di Internet, e che sta seguendo la sua strada per diventare un artista. Ma in pochi sembrano aver rilevato nella sua opera un qualsiasi approccio artistico.
“V-Tech non è originale – scrive PC Advisor - SCMRPG aveva qualcosa di importante, per quanto risaputo, da dire circa la desensibilizzazione e la rappresentazione della violenza; V-Tech è un infantile assist ai commentatori di destra che hanno sostenuto che la sparatoria fosse stata causata dall’eccessivo uso di videogiochi».
«Vorrei chiedere ai blogger – commenta Danny Ledonne, autore di SCMRPG – di considerare non se fosse giusto o meno sviluppare un gioco sulla sparatoria del Virginia Tech, ma come dovrebbe essere un gioco che comunichi più di quanto VTR non sia riuscito a fare su questo tema».
Il sito di Lambourn è stato recentemente oscurato senza preavviso dal suo provider. La pagina di Newsgrounds sulla quale è pubblicato il gioco ha superato i 50 mila accessi. Tra i commenti, alcuni si complimentano con Lambourn per aver dimostrato coraggio nel riprodurre senza moralismi la vicenda di Seung-Hui Cho, così da costringere il giocatore a confrontarsi con il puro orrore.
V-Tech Massacre è la scritta sul muro di un uomo che molti giudicano in difetto di ispirazione. Una “10, 100, 1000 Nassirya” che diventa videogioco e si sta diffondendo viralmente sulla Rete. Ma se nel caso di quella scritta tutti puntarono il dito sull’autore, stavolta il rischio è che molti puntino il dito contro il muro. Ovvero contro il videogioco. Condannato senza mezzi termini dall’intera stampa specializzata, V-Tech Massacre non è stato ignorato soprattutto per un motivo: perché espone il settore a un rischio di immagine, nel momento in cui la sua esistenza, come sta avvenendo, raggiungerà la stampa generalista e qualcuno non si farà scrupoli a strumentalizzarlo. «La libertà di parola e la libertà di espressione sono una gran cosa – ha scritto Brian Ashcraft su Kotaku – Assicurati solo di aver qualcosa da dire. In caso contrario, è solo rumore».
