Archive for May, 2007

Scoperto un virus di OpenOffice

Wednesday, May 23rd, 2007

[theinquirer.net] UN WORM scritto per il pacchetto OpenOffice è stato scoperto dagli esperti di Sophos.

Il virus si presenta con l’immagine di un banchiere travestito da coniglio in atteggiamenti poco convenienti e colpisce le applicazioni OpenOffice che girano sotto Windows, Mac e linux.

Il sistema antivirus di Sophos ha comunque buone possibilità di identificarlo e debellarlo. Il worm è scritto in StarBasic, ma salva degli script sul disco in diversi altri linguaggi.

Il responsabile di Sophos Graham Cluey ha dichiarato che chi ha realizzato il virus è così sicuro della sua capacità di riprodursi che l’ha spedito agli uffici di Sophos per evitare che si diffonda senza limiti.

Altre informazioni le trovate qui.

IBM presenta il POWER6

Wednesday, May 23rd, 2007

[datamanager.it] Ha una velocità doppia del predecessore e consente di dimezzare il consumo di elettricità. Grazie alla sua potenza si può scaricare in 60 secondi l’intero catalogo iTunes

IBM presenta il microprocessore più veloce mai costruito e un nuovo server ultra-potente, che sfrutta le innovazioni del chip in termini di risparmio energetico e tecnologia di virtualizzazione. Il nuovo server detiene il valore più elevato in tutti i quattro maggiori benchmark per prestazioni commerciali e tecniche .

Il processore dual-core POWER6 raddoppia la velocità della precedente generazione POWER5 - da 3,5 a 4.7 GHz - utilizzando la stessa quantità di energia elettrica. Ciò significa che il nuovo processore consente di aumentare le prestazioni del 100 per cento e dimezza il consumo elettrico.

Questo nuovo server da 2 a 16 core offre prestazioni per core 3 volte superiori ai sistemi HP Superdome sulla base del benchmark TPC-C. La velocità di processore del POWER6 è circa 3 volte quella del più recente processore HP Itanium della linea di server HP. La larghezza di banda del POWER6 – 300 gigabytes per secondo – consentirebbe di scaricare l’intero catalogo iTunes in 60 secondi – 30 volte più veloce di HP Itanium.

Ma il nuovo server offre più delle pure e semplici prestazioni: è la macchina per il consolidamento più potente del mondo e contiene hardware e software speciali, che consentono di creare molti server “virtuali” in un singolo box.

Ad esempio, IBM calcola che 30 SunFire v890s possano essere consolidati in un singolo rack della nuova macchina IBM, risparmiando fino a 100.000 dollari l’anno sui costi energetici. Secondo IDC, IBM ha guadagnato 10,4 punti di quota di fatturato UNIX negli ultimi cinque anni – rispetto alla perdita di HP di 5,3 punti e alla perdita di Sun di 1,4 punti . La nuova macchina offrirà nuove opportunità per crescere in questo mercato.

Benchmark Grand Slam
A dimostrazione della sua notevole flessibilità, il nuovo IBM System p 570, con POWER6, conquista il primo posto nei quattro benchmark prestazionali più diffusamente utilizzati per i server basati su Unix – SPECint2006 (che misura la capacità di calcolo di numeri interi, comune nelle applicazioni di business), SPECfp2006 (che misura la capacità di calcolo in virgola mobile richiesta per le applicazioni scientifiche), SPECjbb2005 (che misura le performance Java™ in operazioni commerciali per secondo) e TPC-C (che misura la capacità di elaborazione delle transazioni) . È la prima volta che un singolo sistema detiene la leadership in tutte le quattro categorie. Il System p570 già oggi detiene più di 25 record in tema di benchmark sia nelle applicazioni business sia in quelle tecniche .

Questa superiorità in termini di prestazioni è dovuta soprattutto alla progettazione bilanciata del sistema. IBM è riuscita a migliorare le prestazioni del processore e la progettazione del sistema (dimensioni di cache e larghezza di banda) del nuovo server in modo bilanciato.
POWER6 ha una cache totale di 8MB per chip – quattro volte quella di POWER5 – per tenere il passo con l’impressionante larghezza di banda. Al contrario, in molti altri server ci si concentra principalmente sulle prestazioni del processore, a spese della capacità del server di inviare dati al chip a una velocità in grado di sfruttare pienamente la potenza del processore stesso.

POWER6: un design innovativo
Il chip POWER6 nel nuovo server IBM System p570 detiene una serie di “primati” del settore. È il primo microprocessore in grado di calcolare via hardware l’aritmetica in virgola mobile. Finora i calcoli riguardanti i numeri con punti decimali (virgola mobile) venivano eseguiti utilizzando il software. La capacità di virgola mobile incorporata offre un enorme vantaggio alle aziende che gestiscono programmi fiscali, finanziari ed ERP complessi.

POWER6 è costruito utilizzando l‘avanzata tecnologia di processo IBM a 65 nanometri. In un momento in cui alcuni esperti hanno predetto la fine della Legge di Moore, secondo cui la velocità del processore raddoppia ogni 18 mesi, la rivoluzione IBM è guidata da un serie di innovazioni conseguite nel corso del progetto quinquennale di sviluppo del POWER6. Queste comprendono:

• Un modo innovativo di gestire le istruzioni eseguite all’interno del chip. I ricercatori IBM hanno individuato per primi un metodo per aumentare le prestazioni del chip mantenendo fisso il numero di stadi di pipeline ( i segmenti di operazioni che devono essere completati in un singolo ciclo di clock ) ma velocizzando ogni stadio. Si elimina così il lavoro superfluo e e si svolge una maggiore quantità di lavoro in parallelo. Di conseguenza, i tempi di esecuzione vengono dimezzati e il consumo energetico si riduce.

• La scelta di alimentare separatamente i circuiti che non possono lavorare a bassa tensione ha consentito a IBM di ridurre drasticamente l’alimentazione per il resto del chip.

• Possibilità di agire su tensione e frequenza, in modo di abbassare il consumo di elettricità del chip fino al 50 per cento, con un minimo impatto sulle prestazioni.

• Un nuovo metodo di progettazione che consente al POWER6 di lavorare a bassa tensione, in tal modo lo stesso chip può essere utilizzato in ambienti blade a bassa potenza così come in grandi macchine di multiprocessing simmetrico ad alte prestazioni. Il chip ha larghezza di banda configurabile, quindi permette ai clienti di scegliere prestazioni massime o costi minimi.

Il POWER6 introduce nuove altre tecniche per conservare la potenza e ridurre il calore generato dai server. I clock del processore possono essere spenti dinamicamente quando non servono e riaccesi quando devono essere eseguite le istruzioni.

Il risparmio si realizza anche quando la memoria non è pienamente utilizzata, poiché l’alimentazione alle parti delle memoria non utilizzate viene dinamicamente spenta e riaccesa quando è necessario. Nei casi in cui si rilevi una condizione di surriscaldamento, il POWER6 può ridurre la velocità di esecuzione delle istruzioni per restare entro un margine di temperatura accettabile, definito dall’utente.

IBM prevede di introdurre il chip POWER6 in tutte le linee di server System p e System i.

Il primo server UNIX che introduce un nuovo concetto di virtualizzazione
Oggi IBM ha annunciato un’altra novità nel settore, una funzionalità che fornisce ai clienti la possibilità di spostare le macchine virtuali attive da un server fisico UNIX a un altro, mantenendo una disponibilità continua. Denominata “POWER6 Live Partition Mobility”, questa tecnologia - attualmente in beta test con disponibilità generalizzata nell’anno - consente ai clienti di spostare partizioni virtualizzate attive senza sospenderle temporaneamente.
Mentre i sistemi dei concorrenti richiedono un’interruzione per il reboot del sistema UNIX e dello stack software, IBM è in grado di aiutare i clienti a ottimizzare l’utilizzo delle risorse su una scala più vasta, consentendo agli amministratori di pensare a grandi gruppi di server come a una risorsa fluida, anziché focalizzarsi su ciascun server come entità singola con uno scopo dedicato.

Sul fronte dei servizi, IBM Global Technology Services ha annunciato un’offerta completa di servizi che aiutano i clienti ad abbreviare il tempo richiesto per valutare, pianificare, realizzare e integrare i nuovi server System p POWER 6 nell’ambiente di produzione.

E-Paper: quando la realtà supera la fantascienza.

Wednesday, May 23rd, 2007

[corriere.it] SEATTLE (WA - USA) - La Hearst Corp. starebbe per lanciare una versione su carta elettronica del Seattle Post-Intelligencer, ovvero il primo quotidiano su e-paper; sarà il primo quotidiano navigabile e aggiornabile in diretta attraverso le reti senza fili.

Il giornale sarebbe così il primo quotidiano al mondo a poter diffondere non solo le notizie del giorno prima, ma anche quelle del giorno stesso, integrando in un unico strumento le funzioni proprie dei quotidiani di carta e di quelli on-line.

Il foglio elettronico, (da poco LG e Pilips hanno presentato una versione di e-paper a colori della dimensione di un foglio formato A4) sarebbe flessibile e arrotolabile come un giornale cartaceo e il suo utilizzatore potrebbe navigare tra le notizie semplicemente toccando lo schermo per attivare i vari menu, portando in evidenza la notizia che si vuole leggere.

Nonostante la Hearst abbia smentito la notizia, diversi organi d’informazione di Seattle, tra cui Crosscut, il quotidiano on-line che per primo ne ha parlato, hanno ribadito l’esistenza di un progetto di questo tipo. Del resto già adesso esistono le tecnologie per rendere possibile la creazione di un quotidiano di carta elettronica continuamente aggiornabile e le difficoltà tecniche (leggibilità durata delle batterie ecc…) sembrano sostanzialmente superabili.

Più difficile sembra capire se esiste attualmente lo spazio per il successo commerciale di un’iniziativa di questo tipo, vale a dire se il pubblico possa trovare utile un oggetto che duplica le funzioni di due mezzi d’informazione, il quotidiano cartaceo e il sito internet, già esistenti, allargando la fascia dei lettori, o se invece non finisca per «cannibalizzarli». In ogni caso se e quando il primo quotidiano di carta elettronica vedrà la luce si sarà dimostrato ancora una volta che un giornale è qualcosa di irriducibile agli strumenti tecnici con cui esso diventa fruibile al lettore.

P2P: italiani denunciati per mp3, Garante interviene

Wednesday, May 23rd, 2007

E ritornarono le persecuzioni…

[reuters.it] ROMA (Reuters) - Una casa discografica tedesca ha chiesto un risarcimento a migliaia di utenti italiani di internet che si erano scambiati musica attraverso la rete, riuscendo a risalire alla loro identità attraverso l’indirizzo IP dei loro computer, ma il Garante italiano della Privacy si è schierato oggi dalla parte degli utenti, contestando la possibile violazione dei loro dati personali.

La notizia delle denunce è stata diffusa oggi dalla casa discografica stessa, la Peppermint, e dall’associazione Altroconsumo, che ha presentato a sua volta un esposto contro l’azienda tedesca al Garante per il modo con cui questa è riuscita a recuperare le generalità degli utenti.

E nel pomeriggio l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha annunciato di aver “deciso di costituirsi in giudizio presso il Tribunale di Roma nelle cause intentate dalla Peppermint nei confronti di gestori telefonici allo scopo di identificare alcune migliaia di utenti”, dice un comunicato.

“La decisione del Garante nasce dalla volontà di verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali”.

Altroconsumo aveva scritto al Garante denunciando “le modalità illegali, dai contorni orwelliani, attraverso cui la Peppermint Jam Records GmbH ha raccolto circa 4.000 indirizzi IP di utenti italiani in rete, intimando loro di pagare 330 euro per aver condiviso dei file musicali”, come è scritto in una nota.

Secondo Altroconsumo, molti consumatori si sarebbero rivolti ai suoi giuristi dichiarando di aver ricevuto una lettera da uno studio legale di Bolzano con la quale si richiede il risarcimento per una presunta violazione della legge sul diritto d’autore ai danni della società discografica tedesca.

“Scaricare musica da Internet ci crea un grave danno economico”, ha detto a Reuters Wlolfgang Sick, amministratore delegato di Peppermint, che produce musica dance e pop. “Attraverso queste azioni legali vogliamo solo che la gente si renda conto che quello che scaricare musica è illegale”, ha aggiunto Sick.

Per identificare chi si scambia musica, Peppermint si sarebbe affidata ad un’azienda specializzata in grado di identificare l’indirizzo IP di qualsiasi computer appena questo comincia a scaricare qualcosa da internet attraverso i sistemi peer to peer come eMule o Limewire, che permettono di scambiare file fra diversi terminali privati.

L’associazione di consumatori, però, fa notare che la casa discografica non ha appurato se gli scambi sono avvenuti a fini commerciali o personali, che non esiste una correlazione diretta e provata fra l’indirizzo IP e l’identità delle persone a cui è stato chiesto un risarcimento e, infine, che il codice in materia di protezione dei dati personali vieta l’uso di comunicazione elettronica per accedere a informazioni archiviate nell’apparecchio terminale di un utente internet come la sua identità.

Gentiloni: «L’accesso alla rete un diritto universale»

Wednesday, May 23rd, 2007

[01net.it]Il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni conferma che entro l’estate usciranno i bandi di Gara per il WiMax e che l’accesso alla Rete può essere considerato come un diritto universale ed è una priorità dell’azione di Governo.

Roma -Il tema dell’accesso alla Rete attraversa tutto il Forum Pa come un fiume carsico che emerge anche quando il tema del confronto o del convegno non lo pone al centro dell’attenzione.

Senza un vero accesso alla rete da parte di tutto il Paese e non solo di una elite l’innovazione nella Pa non parte o peggio rischia di incrementare il Digital Divide.

La consapevolezza di questo rischio è così forte e palpabile che il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni non esita a chiamare in causa il tema dei Diritti Universali: “E’ necessario considerare l’accesso alla Rete - ha sostenuto al 18° Forum Pa - come un Diritto Universale, così come nel ‘900 si sono consacrati come diritti universali servizi come le poste, come la radio, la televisione, il telefono. Adesso si deve parlare di un diritto di cittadinanza nella Rete che passa attraverso il servizo dell’accesso”.

Gentiloni non rinuncia alla battuta e osserva che questo diritto non si garantisce con linee e con modem da 128k: “non so dimensionare quanto debba essere larga la “banda nazionale” - spiega - ma quel che è certo è che occorre lavorare pesantemente a livello di infrastrutture e che il rame per quanto efficientato presenta comunque dei limiti tali da porre la questione centrale di una nuova forma di cablaggio”.

Il pensiero va naturalmente alla fibra ottica e al WiMax. Gentiloni non si sottrae all’invito di disegnare degli scenari, in particolare quelli ai quali sta lavorando il Governo: “Per avere una banda larga a livello di infrastrutture di sistema Paese servono tre condizioni - precisa - Un quadro preciso delle regole, la capacità di reggere il passo con l’innovazione tecnologica e un ruolo forte della Pa come motore degli investimenti”.

Il primo punto è quello centrale, come spiega lo stesso Ministro: “un piano di cablaggio non può richiedere investimenti in misura inferiore ai 10 Miliardi di € per un orizzonte temporale di almeno cinque anni. Per poterlo affrontare serve una forte integrazione di intendimenti e di obiettivi tra pubblico e privato. Per avere gli investitori privati serve un quadro regolamentare che sappia fornire alle imprese uno scenario preciso nel quale collocare i loro investimenti e che sappia nel contempo garantire una eguaglianza di accesso all’investimento tra i vari operatori”.

Tenere il passo con l’innovazione tecnologica è paradossalmente più facile e dipende ancora una volta dal sistema delle regole. In questo contesto Gentiloni non dimentica che gran parte del Nostro Paese per ragioni di orografia e di concentrazione della popolazione necessita di gestire l’accesso alla Rete anche attraverso soluzioni come il WiMax . “Confermo che entro l’estate verranno indetti bandi di gara per il WiMax - ha dichiarato - un fatto e una soluzione importante che però non risolve il problema. Il WiMax - ha proseguito il Ministro - è e deve essere visto come completare alla banda larga via cavo e deve essere integrato in un piano complessivo di accesso alla Rete”.

Il terzo e ultimo punto è di quelli che dovrebbero fare felici i vendor di tecnologie e servizi e riguarda il ruolo della Pa come motore degli investimenti in innovazione. Gentiloni conclude osservando che l’investimento pubblico deve servire anche per mettere in moto un circolo virtuoso di investimenti volti ad aumentare la capacità di accesso in tutte e le sue forme, non solo per quelle infrastrutturali.

In particolare il Ministro delle comunicazioni celebra il ruolo strategico della Pa Locale: “A oggi - ha osservato - si sta spendendo qualcosa come 1 miliardo di € di risorse legate alla banda larga. Ebbene, il 70% di queste risorse sono investimenti di regioni, province e comuni. Solo il 30% è in capo alla Pa Centrale”.

Meditate fornitori, meditate.

Nasce “www.tiseiconnesso.it”: per navigare senza rischi

Wednesday, May 23rd, 2007

[tecnicadellascuola.it]Particolarmente indicato per giovani, genitori di adolescenti ed educatori, il sito, nato da un’idea del ministero delle Comunicazioni, in collaborazione con la Onlus Save the children, è attivo dal 21 maggio: servirà a trasmettere un uso consapevole e responsabile di Internet. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, annuncia poi che si sta lavorando “per un adeguamento del quadro normativo con la creazione di un codice media e minori”.
Una bussola per navigare a vista nel mare magnum di Internet, prevenendo i rischi derivanti dall’utilizzo ingenuo della madre di tutte le reti, particolarmente indicata per giovani, genitori di adolescenti ed educatori in genere. Il sito, nato da un’idea del ministero delle Comunicazioni, in collaborazione con la Onlus Save the children, si chiama www.tiseiconnesso.it ed è attivo dal 21 maggio: secondo i promotori vuole essere un riferimento per l’uso consapevole e responsabile di Internet.
“Perché Internet è una delle sfide dei prossimi anni - ha detto il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, nel corso della conferenza stampa di presentazione a Roma, presso la Casa del Cinema – ed il nostro non rappresenta di certo un tentativo per demonizzarla: sarebbe una fatica inutile e sbagliata. Per questo vuole solo avvertire dei rischi, che sono più insidiosi di quelli che si nascondono dietro ai media tradizionali”.
Il ministro Gentiloni ha anche spiegato che il suo dicastero si sta adoperando a più livelli e con diverse strategie: innanzitutto starebbe operando, in collaborazione con altri ministeri, ad “un adeguamento del quadro normativo – continua Gentiloni - con la creazione di un codice media e minori, cercando di dotare chi si muove in questo ambito di un quadro di regole più completo”. I politici intendono poi perseguire un “perfezionamento dell’azione repressiva, al fine di colpire in modo rapido ed efficace le fonti di minacce per i minori”. Quest’ultimo, ha osservato il ministro ricordando il decreto firmato a gennaio che ha velocizzato l’azione della polizia postale nella repressione di siti illegali, è “un lavoro in progress che però sta permettendo risultati notevoli: negli ultimi quattro mesi, ci sono stati 8.264 monitoraggi da parte della Polizia postale con l’individuazione di 151 siti pedofili attestati all’estero da inserire nella ‘black list’”. Inoltre, “è indispensabile anche un’azione persuasiva di tipo informativo”, per questo è già in programma per metà giugno “una campagna, che partirà finita la par condicio, dedicata ai genitori, sui rischi delle nuove tecnologie”.
Una ‘trappola’ on line che ha destato un certo scalpore è stata quella sventata due mesi fa dal Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza attraverso un vero e proprio blitz, al termine di una verifica accurata di carte e giri d’affari di 5 aziende e il blocco di 6 siti internet. A condurre i militari sulla strada giusta erano stati i troppi contratti di acquisto dei contenuti scolastici stipulati da minori: la Finanza ha calcolato che erano oltre 12 mila le fatture emesse dalle aziende telematiche coinvolte ed andavano a costituire un giro d’affari di oltre 1 milione e 300 mila euro. I giovani studenti venivano attratti per mezzo di messaggi promozionali realizzati ad arte: il primo contatto avveniva con la messa a disposizione di un numero verde gratuito, cui però seguivano una serie di operazioni: a quel punto gli ingenui studenti venivano indotti a stipulare un contratto di acquisto del materiale per un importo base di 145,80 euro.

Pesticidi, una mela al giorno toglie ancora il medico di torno?

Wednesday, May 23rd, 2007

Evoluzione ?

Ma veramente toglieva il medico di torno ?!

Il problema dei pesticidi negli alimenti è un problema vecchio, aggravato forse con l’aumento dei prodotti specifici negli scaffali dei negozi agricoli e dell’incremento di nuove patologie nelle piante o della loro maggiore resistenza.
Chi non ha la possibilità di stare al contatto con il campo agricolo ha un’idea tal volta imprecisa e confusa sul perchè dell’utilizzo di prodotti nocivi, quando con la fantomatica agricoltura biologica non sono necessari, ma la realtà è ben diversa.
L’uso non è una scelta ma una necessità, in quanto senza i quali, la produzione scarza se non addirittura inesistente sarebbe impresentabile sui mercati.
Per non parlare dei costi di acquisto ed utilizzo, con scadenze regolari, che lievitano se il tempo è piovoso.
Infine, anche per l’operatore che lavora a contatto con questi prodotti di certo non salutari se vi sarebbe una valida alternativa sicuramente non li userebbe.
Fa clamore solo l’utilizzo e non il perchè debbano essere utilizzati, facendo credere, che sia una scelta personale di gente senza scrupoli.
Purtroppo il prodotto finale ne risulta contaminato in misura diversa per diversi motivi: piogge che hanno lavato il prodotto, uso di minor prodotti perchè nella zona insorgono minori patologie, dal tipo di prodotto utilizzato.
Come si fa ad avere un prodotto finito privo di pesticidi, ma con una buona produzione?
Questa è la vera domanda a cui dare risposta.

[greenreport.it]Sei mele su dieci sono ‘inquinate’ da fitofarmaci. Lo rileva l’annuale rapporto di Legambiente “Pesticidi nel piatto”.

LIVORNO. Sei mele su dieci sono ‘inquinate’ da fitofarmaci. Lo rileva l’annuale rapporto di Legambiente “Pesticidi nel piatto”. Solo la metà dei campioni di frutta (54%) – spiegano nel dossier presentato oggi - è esente da residui di pesticidi, mentre i campioni decisamente irregolari si attestano sull’1,7%. Eclatante è il caso, come detto, delle mele, frutto associato tradizionalmente alla salute, di cui solo il 39% è esente da pesticidi; il 30% dei campioni analizzati presenta più di un principio attivo e addirittura il 3,6% risulta irregolare. Su 253 campioni di uva analizzati poi, 3 risultano irregolari (1,2%), 80 regolari senza residuo (31,6%), 53 regolari con un residuo (21%) e ben 117 (pari al 46,2%) contaminati da più di un residuo.

Anche il 20% dei prodotti derivati risulta contaminato da uno o più principi attivi: un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei prodotti tipici del made in Italy (come l’olio e il vino) e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi di frutta e omogeneizzati. Oltre l’84% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 15% presenta uno o più residui e l’1% è proprio irregolare.

«Il costante anche se lento miglioramento dei dati – ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente – conferma la validità delle nostre battaglie a favore di un’agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio. Purtroppo aumentano anche le evidenze scientifiche dei danni all’ambiente e all’organismo umano causati dall’abuso o uso improprio dei pesticidi. Per questo abbiamo voluto allargare la presentazione del dossier ai rappresentanti degli apicoltori – preoccupati per l’aumento del fenomeno della moria delle api, principali indicatori degli squilibri ambientali – e dell’associazione italiana endometriosi che da tempo denunciano i collegamenti sempre più evidenti tra la presenza di pesticidi e la diffusione di questa malattia che in Italia interessa il 4% dei 10.000 ricoveri femminili annui».

In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli (cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati) rimane invariata rispetto allo scorso anno (1,3%), e i campioni con più di un residuo diminuiscono leggermente (con un calo del 1,7 % rispetto alle percentuali dell’indagine del 2006). Il rapporto registra un lento ma graduale miglioramento, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un’agricoltura di qualità.

Nel dettaglio, i campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati analizzati nel corso del 2006 dai laboratori pubblici provinciali o regionali sono 10.493, con un aumento delle analisi effettuate pari a ben il 13% in più rispetto all’anno precedente. Anche quest’anno, risulta molto vario il comportamento delle regioni rispetto al numero di analisi effettuate e ai principi attivi ricercati, con il Molise che dichiara proprio di non svolgere le analisi.

Va sottolineato .- conclude Legambiente - che la normativa vigente non considera ancora la questione del multiresiduo: la presenza contemporanea, entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto. In Toscana è stato trovato un campione di pesche con 6 residui, ma è anche qui da segnalare il caso dell’uva, con diversi campioni contaminati da 5 pesticidi. Le analisi della provincia di Bolzano evidenziano 5 mele di provenienza locale con 5 residui e – ancora una volta – un campione di uva nera pugliese con 6 principi attivi. Stesso trend per le analisi condotte in Lombardia con due campioni di pere e uno di uva – tutti di origine italiana – con residui di 5 pesticidi diversi.

Le analisi condotte sui prodotti derivanti da agricoltura biologica sono ancora molto esigue. Il totale dei campioni bio analizzati in Italia è pari a 394, un dato molto scarso se paragonato agli oltre 10.500 campioni di agricoltura tradizionale. I dati relativi a queste analisi hanno perciò scarso valore statistico, soprattutto se si considera che 10 regioni su 15 fanno controlli su meno di 15 campioni.

I principi attivi più spesso riscontrati – sia nei campioni irregolari che in quelli regolari - sono Captano, Carbofuran, Chlorpirifos, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato, Ditiocarbammati, Endosulfan, Fenitrotion, Guazatina, Imazalil, Malathion, Metalaxil, Procimidone, Propargite, Propargite, Tiabendazolo, Tolclofos-metile.

Pirateria in lieve recessione

Friday, May 18th, 2007

[databusiness.it] Il software pirata, in Italia fa danni per oltre un miliardo di euro mentre a livello mondiale la stima è di 40 miliardi di dollari. Il tasso di illegalità, però, è in lievissima contrazione.
Oltre un terzo del software installato nel 2006 sui personal computer di tutto il mondo non era legale. Sempre nel 2006, il tasso di illegalità in Europa si è attestato al 36%, in lievissimo calo rispetto al 37% del 2005.

Secondo gli ultimi dati rilasciati da Idc, la monetizzazione dei danni causati dal software pirata nel Vecchio Continente è stata di 1,038 miliardi di euro, 119 milioni di euro in meno rispetto all’anno precedente mentre a livello mondiale la stima di Bsa porta l’ammontare della cifra a 40 miliardi di dollari.

In generale, la sensibilità alle normative che regolano l’uso del software sta crescendo, soprattutto nei mercati emergenti: in Cina, per esempio, il calo in tre anni è stato pari al 10% che, quantificato in dollari, significano 864 milioni. Nel rapporto annuale che Idc ha stilato su richiesta della Business Software Alliance, anche l’Italia ha ridotto il tasso di illegalità di un -2%, passando dal 53% del 2005 al 51% del 2006.

Tuttavia il nostro Paese rimane nella lista nera del Ministero per il Commercio Statunitense, che nella watch list del 2007 ci ha inserito tra quegli Stati dove la proprietà intellettuale dei prodotti non è tutelata. Confrontando i dati relativi agli altri Stati occidentali economicamente sviluppati, il valore italiano è l’unico ad avere tassi di pirateria quasi balcanici.

Lo scenario però sta cambiando, da un lato grazie alle iniziative congiunte tra la Business Software Alliance e la Guardia di Finanza italiana per contrastare il fenomeno e, dall’altro, all’opera di evangelizzazione dei produttori di software che stanno comunicando in maniera efficace afferma gli effettivi vantaggi che un programma originale può portare rispetto a uno copiato.

Singolare è un dato che Idc rileva sul resto dell’Europa: anche se complessivamente le perdite sono costanti, aumenta il tasso di illegalità in Finlandia e in Germania, mentre cala del 3% in Grecia che, pur restando fanalino di coda della classifica europea, ha attuato modifiche legislative che hanno permesso alla polizia di investigare anche sugli asset informatici.

Secondo Idc le previsioni per i prossimi quattro anni sono di 250 miliardi di euro investiti in software per computer ma, se il tasso di pirateria dovesse mantenere il regime attuale, le ricadute potrebbero essere molto pesanti, con perdite pari a circa 133 miliardi di euro.

Microsoft: Linux viola 107 brevetti, OpenOffice 45

Friday, May 18th, 2007

[zeusnews.it] L’ufficio legale di Microsoft rispolvera l’antico sistema per raschiare ancora qualche soldo dal calderone dell’informatica. Accuse anche ad altri software open source.
Se speravamo che l’antica querelle su quale sistema operativo uno fosse libero di adottare, dobbiamo dire che ci sbagliavamo di grosso. Infatti in una recente intervista alla rivista Fortune il responsabile dell’ufficio legale di Microsoft Brad Smith ha tirato fuori dal cilindro una sua statistica sulle -per ora presunte- violazioni di brevetto da parte della comunità Open Source; circa una per ogni giornata lavorativa dell’anno.

La lista nel dettaglio contesta 42 violazioni col kernel Linux e 65 con l’interfaccia grafica; OpenOffice per conto suo ne avrebbe commesse appena 45, in confronto alle altre 83 variamente distribuite in altri programmi a sorgente aperto. Quanto a Steve Ballmer, l’impagabile successore di Zio Bill, ha chiarito una volta per tutte che secondo Redmond l’Open Source si deve allineare alle regole del mercato; smetterla cioè -tanto per citare il fondatore della casa- di “mettere in pratica un comunismo di nuovo genere”.

I moderati esprimono la saggia opinione che, si reputi o no legittima la questione della “proprietà intellettuale”, dovrebbe essere lasciata ai singoli la possibilità di scegliersi il software ritenuto più idoneo a soddisfare le proprie necessità; ma in pochi credono che -visti gl’interessi in gioco- la questione di per sè semplice possa risolversi col semplice buon senso, o anche facendo ricorso alla recente sentenza della Corte Suprema USA sui “brevetti ovvi”.

La bastonata, dopo le proposte collaborative con Novell e le aperture di Dell, è forte e desta reazioni preoccupate. Da parte degli utilizzatori privati, ma anche e sopratutto da parte di utilizzatori istituzionali, quelli cioè del calibro di IBM, Oracle, Sun, General Electric, Bank of America e tanti altri oltre ai già citati; ma ce n’è tutta una serie di minori che utilizzano varie risorse a sorgente libera che vanno dai cellulari ai lettori e un po’ a tutti i marchingegni che costituiscono larga parte di quella che sbrigativamente viene definita come “elettronica di consumo” e coinvolgerebbe altri “big” come ad esempio Motorola e Samsung.

Altri motivi di preoccupazione nascono dalle possibili interpretazioni della strategia commerciale di Microsoft, che sembrerebbe sul punto di dividere il mondo informatico tra i “buoni”, cioè i suoi partner commerciali o tecnici, e i “cattivi”, cioè tutti gli altri. A questo proposito Kevin Carmony di Linspire offre un’analisi dettagliata del problema e dei possibili scenari, il peggiore dei quali vedrebbero l’abbandono dell’Open Source da parte delle maggiori imprese che oggi lo utilizzano, almeno fino alla definizione delle liti giudiziarie che potrebbero durare anni e anni.

C’è infine chi fa notare che nel febbraio di quest’anno sul sito Mostrami il codice è stata indirizzata all’ineffabile Balmer una lettera aperta in cui la comunità OpenOffice s’impegnava a riscrivere le porzioni di codice incriminate se Microsoft avesse dimostrato la fondatezza delle accuse di violazione mosse in passato. Il messaggio era chiaramente un “mettere le mani avanti” ma anche un invito a tutta la comunità Open Source a ritenere diffamatorie e prive di significato le minacce provenienti da Redmond.

Qualcuno afferma che Microsoft non ha ancora risposto, ma per noi la risposta l’ha data, eccome. Ed è chiarissima. Più di un secolo fa, Ford consentiva al mondo di possedere auto di qualsiasi colore purché fossero nere, oggi Microsoft consentirebbe al mondo di usare qualsiasi programma per computer, purché sia uno dei suoi; e non è detto che il mondo gli basti.

V-Tech Massacre: il videogioco-provocazione sulla strage della Virginia

Friday, May 18th, 2007

[lastampa.it] «Attenzione, gente infuriata:
Eliminerò questo gioco da Newsgrounds se le donazioni raggiungeranno i 1.000 dollari americani, lo toglierò da qui se raggiungeranno i 2.000 dollari, e chiederò scusa se raggiungeranno i 3.000 dollari».

Ci sono voluti solo tre giorni a Ryan Lambourn, nickname PigPen, per diventare l’autore di videogiochi più odiato della Rete. La sua storia inizia lo scorso 12 maggio, quando il ventunenne australiano, residente a Sidney, pubblica sul sito Newsgrounds, un portale per la condivisione di contenuti, il suo videogame amatoriale in Flash.

Il gioco si intitola V-Tech Massacre, promette «tre livelli di azione stealth e omicidi» ed è ispirato alla sparatoria del Virginia Polytechnic Institute del 16 aprile scorso, nella quale persero la vita 32 persone e lo studente coreano autore della strage. È la storia di Seung-Hui Cho, ripercorsa con degna approssimazione, e del suo piano di sterminio perpetrato nel campus dell’Università.

Il pensiero dei lettori di Newsgrounds corre subito a Super Columbine Massacre RPG, il gioco amatoriale che due anni fa rappresentò le vicende della strage di Columbine, proponendo a suo modo una critica della società americana. Ma V-Tech Massacre non è ugualmente evoluto. Al contrario, il gioco di Lambourn appare a molti come una banale dimostrazione di cattivo gusto. Uno sparatutto in terza persona carico di riferimenti offensivi e di violenza gratuita. Un esercizio di odio in formato Flash.

La reazione delle Rete è istantanea. Gli utenti di Newsgrounds protestano all’indirizzo di PigPen, sommergendo di commenti, ad oggi oltre 300, lo spazio dedicato alle review. Ma Newsgrounds decide di non cancellare il gioco dal server. Il caso monta velocemente, fino a raggiungere la stampa specializzata, che si schiera compatta contro il non-messaggio di V-Tech Massacre. Pochi giorni e Lambourn decide di giocare la carta della (ulteriore) provocazione. Sul suo sito, Googumproduce.com, sul quale il gioco è disponibile, pubblica il testo che apre questo articolo, chiedendo denaro in cambio dell’espiazione. Gli osservatori parlano del primo caso di internauti “in ostaggio” di un creatore di contenuti. Ma Lambourn ottiene quello che realmente vuole, e la notizia rimbalza anche alla stampa generalista.

Alcuni siti minori battono la notizia. Il Sydney Daily Telegraph riporta alcuni commenti di Lambourn. «Qualcuno si offende sempre per qualcosa – racconta lui – non importa di cosa si tratti». Il ventunenne australiano spiega di aver rifiutato un’intervista con Channel Seven perché l’emittente non lo avrebbe pagato, che la richiesta di denaro era un banale scherzo in risposta alla reazione furiosa del popolo di Internet, e che sta seguendo la sua strada per diventare un artista. Ma in pochi sembrano aver rilevato nella sua opera un qualsiasi approccio artistico.

“V-Tech non è originale – scrive PC Advisor - SCMRPG aveva qualcosa di importante, per quanto risaputo, da dire circa la desensibilizzazione e la rappresentazione della violenza; V-Tech è un infantile assist ai commentatori di destra che hanno sostenuto che la sparatoria fosse stata causata dall’eccessivo uso di videogiochi».

«Vorrei chiedere ai blogger – commenta Danny Ledonne, autore di SCMRPG – di considerare non se fosse giusto o meno sviluppare un gioco sulla sparatoria del Virginia Tech, ma come dovrebbe essere un gioco che comunichi più di quanto VTR non sia riuscito a fare su questo tema».

Il sito di Lambourn è stato recentemente oscurato senza preavviso dal suo provider. La pagina di Newsgrounds sulla quale è pubblicato il gioco ha superato i 50 mila accessi. Tra i commenti, alcuni si complimentano con Lambourn per aver dimostrato coraggio nel riprodurre senza moralismi la vicenda di Seung-Hui Cho, così da costringere il giocatore a confrontarsi con il puro orrore.

V-Tech Massacre è la scritta sul muro di un uomo che molti giudicano in difetto di ispirazione. Una “10, 100, 1000 Nassirya” che diventa videogioco e si sta diffondendo viralmente sulla Rete. Ma se nel caso di quella scritta tutti puntarono il dito sull’autore, stavolta il rischio è che molti puntino il dito contro il muro. Ovvero contro il videogioco. Condannato senza mezzi termini dall’intera stampa specializzata, V-Tech Massacre non è stato ignorato soprattutto per un motivo: perché espone il settore a un rischio di immagine, nel momento in cui la sua esistenza, come sta avvenendo, raggiungerà la stampa generalista e qualcuno non si farà scrupoli a strumentalizzarlo. «La libertà di parola e la libertà di espressione sono una gran cosa – ha scritto Brian Ashcraft su Kotaku – Assicurati solo di aver qualcosa da dire. In caso contrario, è solo rumore».