Archive for March, 2007

Confermata la condanna del blogger egiziano

Friday, March 16th, 2007

[lastampa.it]
IL CAIRO
«Non ci resta che ricorrere in Cassazione, cosa che faremo prima possibile». È quanto ha dichiarato Ahmed Seif, avvocato per la difesa di Nabil Kareem Soleiman, poco dopo la conferma, in Corte d’appello, della condanna a quattro anni di carcere per il blogger di Alessandria d’Egitto.

«La Corte d’appello ha confermato quello che il tribunale aveva stabilito in primo grado, la condanna per incitamento all’odio dell’Islam e vilipendio del presidente della repubblica - ha spiegato Seif - e di conseguenza non ha apportato nessuna modifica della pena, che rimane di quattro anni».

La notizia della condanna in appello di Kareem si è diffusa in un lampo sui siti internet e i principali blog egiziani. Quello di Kareem costituirebbe un precedente pericoloso, secondo gli attivisti per i diritti umani, che temono possa inaugurare in Egitto una nuova era di persecuzioni contro i blogger. «Kareem era presente in aula, ma non ho potuto parlargli - ha aggiunto l’avvocato -. C’era una folla enorme di sostenitori e giornalisti. Abbiamo depositato la domanda e speriamo di poterlo incontrare questa settimana o la prossima». Il caso di Kareem, blogger 22enne, condannato per «incitamento all’odio dell’Islam» e «vilipendio del capo dello Stato, dopo aver espresso sul suo diario on-line posizioni contro l’Università di Al Azhar del Cairo, ha suscitato indignazione e campagne di sostegno in suo favore in Egitto e all’estero. Dopo la condanna in primo grado, considerata uno schiaffo alla libertà di espressione dalle organizzazioni internazionali, le autorità del Cairo hanno difeso la sentenza della corte e protestato contro quelle che definiscono «ingerenze negli affari interni del paese».

RAPPORTO E-FAMILY SONO DIGITALI 6 FAMIGLIE SU 10 FORTE ANALFABETISMO DEL DIGITALE IN ITALIA

Friday, March 16th, 2007

[ASSODIGITALE.IT] Dalle conclusioni del Rapporto E-Family presentato da Confindustria ed Anie emerge una preoccupante realtà secondo la quale età, sesso, inglese si confermano come i tre aspetti del digital divide: e che metà Italia è analfabeta di Internet, NONOSTANTE GLI SFORZI MESSI IN ATTO FINO AD OGGI.

È vicino alla soglia del 60% la percentuale delle famiglie dotate di almeno un personal computer in Italia. E oltre la metà delle famiglie italiane vanta anche almeno un internauta tra i suoi componenti. Queste percentuali salgono al 90% quando si parla di telefonini.

Dalle conclusioni del rapporto realizzato in collaborazione con Niche Consulting, emerge che la componente femminile della popolazione è in fase di recupero. E che per superare il ritardo digitale che interessa particolarmente casalinghe ed anziani, occorre indirizzare azioni sulla loro formazione con modalità appropriate.

Il digital divide non presenta caratteri geografici: il Mezzogiorno risulta quasi allineato al Centro-nord e i piccoli centri «inseguono» le città.

Sono arrivate a quota 60% della popolazione le famiglie ‘digitali’ italiane, che si avvalgono dei vantaggi dell’innovazione tecnologica dietro sollecitazione dei figli in età scolastica e a causa del livello di istruzione e attività lavorativa dei componenti. Ma vi è anche un 40% di popolazione italiana che continua a rimanere indietro.

Sono le persone anziane, le casalinghe e coloro che non conoscono la lingua inglese, che hanno grandi difficoltà ad avvicinarsi al mondo delle nuove tecnologie. E’ questa, in sintesi, la fotografia della popolazione italiana che offre il Rapporto e-Family 2007, presentato oggi a Roma da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e da Anie, Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche.

Grande vivacità nella diffusione di nuove tecnologie e servizi per le famiglie
Il 2006 ha visto articolarsi in modo significativo il panorama tecnologico della famiglia italiana. In particolare le innovazioni digitali che hanno registrato maggiori dinamiche sono:

- Personal computer: circa 2,5 milioni di nuovi PC (sempre più spesso si tratta di acquisti destinati a sostituire tecnologie diventate obsolete o di secondi/terzi PC domestici). In buona parte si tratta di PC portatili (notebook) la cui diffusione nelle famiglie è pressoché raddoppiata negli ultimi due anni, passando dall’11% nel 2004 al 20% del 2006 come tasso di presenza nelle case.
-Banda larga: il 2006 ha registrato il boom dei collegamenti a “tariffa fissa”, passati da 1,5 a 3,7 milioni (il 60% dei collegamenti internet da casa)

-cellulari di terza generazione (UMTS): il parco utilizzatori è cresciuto di 5 milioni in un anno.
-Fotografia digitale: 1,3 milioni di nuove fotocamere (anche in questo caso si tratta in buona parte di acquisti destinati a sostituire tecnologie diventate obsolete).
-Televisori LCD: 1,9 milione di nuovi schermi di medio-grande formato.
-Stampanti: 800.000 nuove stampanti multi-funzione.
-Lettori portatili di musica digitale (MP3): la diffusione è passata in soli 2 anni dal 4 al 24% delle famiglie.

Secondo l’indagine, giunta alla sua settima edizione, nel 2006 nelle case degli italiani è avvenuto il boom dei collegamenti a banda larga a tariffa fissa, passati da 1,5 a 3,7 milioni. Sono inoltre entrati più di 2,5 milioni di nuovi Pc, per la maggior parte portatili, 1,3 milioni di nuove fotocamere digitali, 800.000 nuove stampanti multi-funzione, senza contare i 5 milioni di nuovi utenti di cellulari di terza generazione Umts.

Secondo lo studio è questa la dimostrazione che esiste una dimensione familiare italiana molto vivace, fortemente orientata verso l’innovazione e allineata agli standard internazionali nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Anzi, addirittura prima nel mondo nel caso dell’utilizzo di cellulari e degli Umts.

‘’Il Rapporto e-Family - ha commentato Alberto Tripi, presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici - indica come il processo per la costruzione della cosiddetta Società della conoscenza, che rappresenta l’obiettivo della politica europea varata a Lisbona per rendere competitiva l’Ue, in Italia si configuri come un fenomeno che riceve il maggior impulso proprio dal basso. Cioè da quella larga fetta di popolazione, ormai maggioritaria, che, investendo sulle innovazioni tecnologiche ritenute utili, scavalca così arretratezze strutturali, politiche e culturali del nostro Paese'’.

Il presidente della Federazione Anie, Guidalberto Guidi, ha rilevato come il Rapporto e-Family 2007 ‘’confermi una tendenza già in atto da qualche tempo e in continua crescita: la spiccata propensione del consumatore italiano all’acquisto di prodotti di elettronica di consumo tecnologicamente evoluti. Una evidenza, questa, dai rilevanti risvolti sociali, se si pensa alla pluralità e all’accessibilità di tali strumenti, che permettono una diffusione ampia e senza barriere di informazioni e cultura. Il caso delle TV a schermo piatto è emblematico: nel 2007 si prevede che gli acquisti di flat tv da parte delle famiglie italiane raggiungeranno per la prima volta quelli degli apparecchi tradizionali a tubo catodico'’.

Scuola: repressioni folcloristriche per cellulari

Friday, March 16th, 2007

Telefonini spenti, possibilità di sequestro temporaneo, sanzioni e recupero…Invece di migliorare il sistema scolastico.

[punto-informatico.it] Roma - Come promesso il ministero della Pubblica Istruzione ha emanato le linee guida alle quali gli istituti scolastici italiani dovranno attenersi, linee guida che in particolare si focalizzano sulla presenza dei cellulari in classe.
“La normativa - ha dichiarato ieri il ministro Giuseppe Fioroni - era già esistente. Le linee di indirizzo scaturiscono dalla necessità di rendere cogente da subito il divieto dell’uso del telefonino nelle classi e la possibilità per il docente di sequestrarlo e restituirlo, ove occorra, in presenza dei genitori”. La necessità di un richiamo alle regole e di nuove direttive è descritta nelle stesse linee di indirizzo (qui in PDF):

“I recenti fatti di cronaca che hanno interessato la scuola, dalla trasgressione delle più banali regole di convivenza sociale (uso improprio dei telefonini cellulari e altri comportamenti di disturbo allo svolgimento delle lezioni) fino agli episodi di bullismo e di violenza, riguardano situazioni che, seppure enfatizzate dai media, non devono essere sottovalutate. Rappresentano infatti il rischio del dilagare di un processo di progressiva caduta sia di una cultura del rispetto delle regole che della consapevolezza che la libertà dei singoli debba trovare un limite nella libertà degli altri”.

L’idea, dunque, è quella di coinvolgere le scuole, nel rispetto dell’autonomia scolastica, in una sorta di “presa di consapevolezza” e di “sensibilizzazione” sull’uso di dispositivi elettronici all’interno degli istituti.

I nodi cardine del nuovo provvedimento sono:

- divieto dell’uso dei cellulari durante le attività didattiche, un divieto che vale non solo per gli alunni ma anche per i docenti;
- introduzione da parte delle singole scuole di sanzioni ad hoc per chi viola il divieto;
tra le sanzioni, la cui applicabilità sarà resa più rapida ed efficace con la futura normativa, sarà compresa anche la non ammissione allo scrutinio finale o all’esame di Stato conclusivo del periodo di studio. Questo genere di sanzione sarà applicabile nei casi “in cui vi siano fatti di rilevanza penale o situazioni di pericolo per l’incolumità delle persone, anche riconducibili ad episodi di violenza fisica o psichica (…)”.

Le nuove linee guida impegnano le scuole a prevedere, con criteri di proporzionalità, le sanzioni che dovranno essere irrogate per i diversi comportamenti scorretti con il cellulare. Sanzioni che dovranno essere “adeguate” e comprendere anche “quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso”.

A chi obbiettasse che il ritiro dei cellulari preclude la comunicazione in caso di urgenza ad esempio alle famiglie, il Ministero ribatte sottolineando che dietro autorizzazione del docente la comunicazione potrà comunque avere luogo e che, come è sempre stato fino alla diffusione di massa del cellulare, “la scuola continuerà, in ogni caso, a garantire (…) la possibilità di una comunicazione reciproca tra le famiglie ed i propri figli, per gravi ed urgenti motivi, mediante gli uffici di presidenza e di segreteria amministrativa”.

Ma le sanzioni, sottolineano al Ministero, dovranno anche avere una funzione educativa. Dunque “la scuola è chiamata a prevedere l’attivazione di percorsi educativi di recupero anche mediante lo svolgimento di attività riparatorie, di rilevanza sociale o, comunque, orientate verso il perseguimento di un interesse generale della comunità scolastica (quali la pulizia delle aule, piccole manutenzioni, svolgimento di attività di assistenza o di volontariato nell’ambito della comunità scolastica…)”.

Le linee guida si occupano anche, nello specifico, del cosiddetto bullismo, ricordando alle scuole come dinanzi a fatti penalmente rilevanti sia possibile irrogare sospensioni anche superiori ai 15 giorni. In generale il Ministero lavorerà, come accennato, non solo per agevolare l’applicazione di sanzioni proporzionate ma anche per consentire il ricorso a “sanzioni particolarmente incisive (…) nei casi eccezionali che presentino connotazioni di estrema gravità”.

La futura normativa nazionale, che dovrà essere dibattuta in Parlamento, oltre a semplificare le procedure per irrogare le sanzioni, consentirà alle scuole di far sottoscrivere alle famiglie un patto sociale di corresponsabilità verso i propri figli all’inizio dell’anno scolastico. “Con questo strumento - specifica il Ministero - le famiglie, nell’ambito di una definizione più dettagliata e condivisa dei “diritti e doveri” dei genitori verso la scuola, si assumono l’impegno di rispondere direttamente dell’operato dei propri figli nel caso in cui, ad esempio, gli stessi arrechino danni ad altre persone o alle strutture scolastiche o, più in generale, violino i doveri sanciti dal regolamento di istituto e subiscano, di conseguenza, l’applicazione di una sanzione anche di carattere pecuniario”.

E in Europa come si comportano?
Il Ministero, nel presentare le linee guida, ha anche tracciato un breve excursus su quanto accade in altri grandi paesi europei.
In Germania il divieto di cellulare in classe è attivo nella sola Baviera, dove i telefonini devono essere tenuti spenti e, in caso di inosservanza, è possibile procedere al sequestro temporaneo dell’oggetto.
Nel Regno Unito non ci sono linee guida nazionali, ogni scuola è libera di occuparsi della cosa come ritiene, emanando però proprie direttive che gli studenti devono seguire e prevedendo sanzioni in caso di mancato rispetto delle regole.
In Francia si parla di divieto in Parlamento e al Governo ma ancora nulla è stato deciso.
In Spagna imminenti linee guida vieteranno l’uso di qualsiasi dispositivo elettronico in classe che possa essere fonte di distrazione.