Viacom denuncia YouTube per violazione di copyright

[pcpiufacile.it] L’accusa è di avere “costruito un business lucroso sfruttando la devozione dei fan verso le opere creative di altri per arricchirsi”. Ma Google, che ha acquisito YouTube nel 2006, non avrebbe ancora ricevuto la citazione
Un attacco ad alzo zero, senza usare mezzi termini. Viacom, un colosso che controlla 130 network televisivi al mondo (tra i quali Mtv e Paramount), ha annunciato di avere citato YouTube per una “violazione grave e intenzionale del diritto d’autore”. L’atto è stato depositato negli scorsi giorni presso la Corte federale di New York: Viacom chiede oltre un miliardo di dollari di danni per circa 160mila video (visti 1,5 miliardi di volte) protetti da copyright e diffusi da YouTube senza autorizzazione.
Secondo Viacom, come si legge in una nota della società, YouTube avrebbe “costruito un redditizio business sfruttando la devozione dei fan nei confronti del lavoro creativo di altri allo scopo di arricchire se stesso e la sua casa madre Google”. “Il loro modello di business - continua la nota - è chiaramente illegale e in chiaro conflitto con la legge sul copyright”. E la decisione di arrivare fino alle vie legali è stata presa dopo mesi di trattative inconcludenti. E’ inaccettabile, sostiene Viacom, che YouTube giri a chi detiene il diritto d’autore anche l’onere di individuare i video che violano tali diritti. Un punto di vista probabilmente legittimo in cui tuttavia ci si dimentica di considerare anche la promozione deriva dalla ripubblicazione su YouTube di contenuti video. E anche del fatto, visibile a tutti, che la qualità dei video di YouTube non è esattamente la più elevata in circolazione.
Poco importa a Viacom che YouTube, proprio lo scorso mese, abbia eliminato dagli archivi qualcosa come 100mila clip non in regola con il copyright, perlopiù stralci di programmi televisivi prodotti da controllate di Viacom. Né hanno contato le rassicurazioni di YouTube sulla futura Installazione di un sistema avanzato di protezione. E in ogni caso stiamo sempre parlando della Grande G, quella stessa Google che controlla il più importante motore di ricerca al mondo. L’azienda fondata da Brin e Page, infatti, non sembra particolarmente scossa dalla citazione. Anzi, ha fatto sapere in una nota di “non avere ricevuto alcuna citazione” e di essere “sicura che YouTube abbia rispettato i diritti d’autore”. E che il tribunale le darà ragione.
Per capire quale rilevanza legale avrà questa vicenda bisogna aspettare che si pronunci la Corte federale di New York. Nel frattempo, però, è chiaro che la questione dei video su Internet ha cambiato marcia. Comincia a diventare realmente un business, anche per i produttori di contenuti video. E di conseguenza cominciano le liti legali per capire cosa è possibile fare e cosa viola la legge. Prendiamo per esempio il caso Viacom-YouTube: Viacom, oltre a controllare diversi network televisivi, ha stretto da poco un accordo con la neonata Joost, tv online basata sui meccanismi del P2P; YouTube, invece, ha stretto un accordo molto simile con BBC, che userà la Piattaforma di Google per distribuire su web i propri notiziari e programmi. In ballo c’è il futuristico (ancora per poco) mercato della Ip-Tv e dei video in rete. Che poi significa pubblicità di nuova generazione, con la possibilità offerta da Internet di raggiungere target molto precisi di ascoltatori. E di profilarli in modo molto facile sulla base di sesso, età, interessi e zone geografiche. Tutte cose che la televisione normale è impossibile fare, con buona pace dell’Auditel i cui dati sono puramente proiettivi, estrapolazioni basate sul campione (che immaginiamo sia ben studiato e soprattutto rappresentito della popolazione italiana) di telespettatori che hanno installato in casa il marchingegno di rilevazione dati.
Avere dati infinitamente più precisi sui telespettatori della nuova tv via Internet (o dovremmo chiamarli inter-spettatori?), e soprattutto avere tali dati a costo zero (non sono necessari macchinari speciali di rilevamento dati), per il mercato pubblicitario significa poter portare il modello pay-per-click o pay-per-view all’interno del mondo televisivo. E potersi inventare meccanismi nuovi. E’ questo il vero oggetto della contesa: i contenuti video protetti da copyright rientrano solo incidentalmente, come mezzo tramite il quale poter veicolare i contenuti pubblicitari.
Sarà molto interessante seguire gli sviluppi di questa causa. Che potrebbe anche porre le basi del futuro diritto d’autore. Ammesso che qualcuno si renda conto che i modelli di diritto d’autore ancora in vigore risalgono letteralmente al secolo scorso, a un mondo che ormai è completamente diverso.
