Archive for January, 2007

Pagato da Microsoft per modificare Wiki

Friday, January 26th, 2007

[corriere.it]Lo rivela un informatico in un blog. La società di Gates conferma e si difende: è un esperto neutrale, doveva correggere voci pilotate da Ibm.

«Pagato da Microsoft per modificare Wikipedia: una proposta interessante, penso di accettare». Quando lunedì scorso l’informatico australiano Rick Jelliffe scriveva questo sul suo blog probabilmente non immaginava il polverone che avrebbe sollevato. Questa proposta «indecente» ha infatti fatto insorgere Jim Wales, il fondatore della popolare enciclopedia online, realizzata con i contributi, liberi e gratuiti, dei navigatori. Microsoft non ha negato: ha ammesso di aver contattato un esperto di informatica e di avergli offerto dei soldi per correggere quelle che la società di Redmond riteneva voci inaccurate. Anzi opportunamente pilotate dalla concorrenza: in particolare da Ibm, grande sostenitrice dello standard open source, avversato per anni dalla società di Bill Gates.

IL POST AUSTRALIANO - A far venire a galla la faccenda è stato il post spedito lunedì scorso dal blogger australiano dove lo stesso raccontava di essere stato contattato via email da Microsoft per rettificare alcune voci di Wikipedia. Nel messaggio si chiedeva qualcuno di «indipendente ma amico» della società di Redmond in grado di fornire informazioni più equilibrate apparse su Wiki e riguardanti due standard concorrenti: ODF (formato aperto) e OOXML (sviluppato dalla Microsoft). In Microsoft «apparentemente si sono innervositi per la quantità di comunicazioni militanti fatti da partigiani dell’Odf su Wikipedia» scrive. E aggiunge di non essere né a favore né contro Microsoft: «Non mi hanno ingaggiato per fare propaganda ma per correggere gli errori che individuavo».

WIKI ACCUSA, MICROSOFTSI DIFENDE - Oggi la reazione del fondatore di Wiki, Jimmy Wales: «Siamo stati molto delusi dal sentire che Microsoft ha tenuto questo approccio» ha detto precisando che i suoi collaboratori hanno sempre stoppato i contributi di società di relazioni pubbliche, di dipendenti aziendali e di chiunque fosse percepito come portatore di interessi precisi.
Microsoft da parte sua si è difesa sostenendo che si trattava di un esperto indipendente, neutrale, che avrebbe individuato a sua discrezione le modifiche da apportare. Pronta la replica di Wales: «Avrebbero dovuto scrivere o far scrivere un contributo con la loro interpretazione dei fatti, postarlo in un sito esterno e poi aggiungerlo come link a Wikipedia. Questo sarebbe stato un modo più trasparente e corretto di agire».

Per il Sud Italia si apre la strada per superare il digital divide

Friday, January 26th, 2007

[datamanager.it]Grazie a un accordo firmato tra il Consorzio Infotel e WiFi-Company, molti comuni e abitanti della Campania e della Basilicata potranno presto usufruire di connessioni veloci e servizi wireless.

Il Consorzio Infotel, società di riferimento per il Centro Servizi Territoriali (CST) di Capaccio (SA) in ambito di trasferimento tecnologico, innovazione e gestione progetti, e centro di ricerca riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR), ha scelto WiFi-Company, società specializzata in soluzioni contro il digital divide, come partner tecnologico per la sperimentazione di servizi telematici e connessioni veloci in modalità Wi-Fi nelle province di Salerno e di Potenza per i Comuni che ne faranno richiesta.

Il consorzio Infotel è specializzato nella fornitura di prodotti e servizi ad alto valore aggiunto in termini di innovazione tecnologica con particolare riferimento alla pubblica amministrazione e principalmente nelle province di Salerno e Potenza, dove verranno sperimentati i primi servizi.

WiFi-Company si occuperà della progettazione, realizzazione e gestione della infrastruttura di rete e dei servizi (dalla connettività alla videosorveglianza) ai Comuni che ne faranno richiesta.

Le reti Wan si baseranno su una serie di piccole antenne rice-trasmittenti (Access Point) alte meno di 30 cm, posizionate nei punti strategici del comune e in grado di ricevere e inviare dati alle antennine riceventi che ogni utente dovrà disporre sopra il tetto di casa, posizionate in modo da poter vedere l’antenna che trasmette il segnale.

Oltre la connettività pura, sono tanti i servizi ai quali si potrà accedere sempre in modalità wireless: telelavoro, telecontrollo, monitoraggio ambientale, fonia IP (voip), video fonia IP e così via.

Novell fa le pulci a Windows Vista

Friday, January 26th, 2007

[lastampa.it]Si avvicina la data di rilascio della versione consumer del sistema operativo più atteso degli ultimi tempi. Nelle aspettative di Microsoft, e dei tanti produttori di computer, Vista è certamente al primo posto ma c’è qualcun’altro che corre ai ripari per ribadire al pubblico un’alternativa.

Si tratta di Novell, paladina della crociata dei sistemi operativi open source contro quelli proprietari, che ha reso pubblico, con evidente tempestività, l’ennesimo report in cui si dimostra che Suse Linux Enterprise Desktop 10 costerebbe alle aziende il 10% di Vista.

Novell fa un confronto basato sui costi di sottoscrizione. A fronte di un investimento di 50 dollari per un anno, 125 per tre, di Suse Linux, Microsoft ne richiede 385 (299 di licenza e 86 di manutenzione) per un anno e 557 dollari per tre. A questo dato Novell aggiunge che nel pacchetto da 50 dollari è compresa la suite OpenOffice mentre, scegliendo l’alternativa Microsoft, si dovrebbe mettere in conto un costo compreso tra 400 e 500 dollari.

Le argomentazioni di Novell sono ben illustrate in uno specifico sito e riguardano, oltre al puro costo dei prodotti, anche il Tco (total cost of ownership), ovvero il costo distribuito negli anni comprensivo anche dei servizi di assistenza, formazione e manutenzione.

La casa americana, inoltre, sottolinea il fatto che, per usare Suse non è necessario avere un Pc particolarmente prestante mentre uno dei problemi di Vista sarà certamente l’esigenza di un hardware all’altezza.

Il costo della manutenzione, inoltre, per chi adotterà Vista in ambito aziendale, secondo Novell dovrebbe incrementarsi di 87 dollari all’anno. Una simulazione che considera un’azienda con 25 installazioni di Vista e con Microsoft Systems Management Server 2003 prevede una spesa complessiva di gestione di circa 6mila dollari.

Se si considera Windows Server 2003 e i soliti 25 Vista si scende a 4mila dollari o anche a circa 2mila a seconda della tipologia di licenza scelta. Per la gestione di una infrastruttura simile, invece, Novell chiederebbe 1700 dollari.

Insomma, a novembre, tra squilli di trombe e annunci sulla stampa, Novell e Microsoft avevano stretto un accordo per risolvere i problemi di incompatibilità tra Windows e Linux e ora? Beh, gli affari sono affari.

ALTROCONSUMO SCENDE IN CAMPO A FAVORE DEL PEER TO PEER E LANCIA UNA PETIZIONE ON LINE PER CAMBIARE

Friday, January 26th, 2007

[assodigitale.it] (ASSODIGITALE) Altroconsumo, la nota Associazione di Consumatori, dopo la confusione innescata dalla recente Sentenza della Cassazione che ha assolto i 2 giovani accusati di pirateria musicale, vuole fare chiarezza lanciando online con una petizione indirizzata al Ministro dei Beni e Attività Culturali, Francesco Rutelli e al Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Pietro Folena.

E’ comunque interessante notare subito, che a dispetto delle apparenze, Altroconsumo è assolutamente contro le sanzioni penali previste dalla legge per gli uploader di contenuti protetti da diritti d’autore.

“I consumatori non vanno criminalizzati” chiede Altroconsumo al Ministro dei Beni e Attività Culturali, Francesco Rutelli e al Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Pietro Folena.

“Nell’ottica di un più sereno bilanciamento tra gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere e quelli dei consumatori, chiediamo l’eliminazione delle sanzioni penali per chi scarica e condivide in Rete contenuti protetti senza scopo di lucro e, chiariti i confini tra gli illeciti colpiti da sanzione amministrativa e quelli che prevedono la sanzione penale” prosegue l’associazione dei consumatori.”

“Chiediamo che sia inserita nella legge sul diritto d’autore una adeguata regolamentazione dei DRM volta a tutelare più efficacemente ed in concreto i diritti riconosciuti al consumatore alla copia privata, alla privacy e all’accesso ad un mercato libero e concorrenziale”.

“Quello che ci chiediamo, continua Altroconsumo in una nota ufficiale, è se ha senso considerare reato scaricare e condividere file coperti da copyright se non c’è scopo di lucro; reato previsto sì dalla legge, ma quasi mai perseguito dai Pubblici Ministeri, e di fatto non percepito come tale dalla maggior parte dei cittadini”.

Altroconsumo comunque critica fortemente anche il nuovo Governo che finora non ha fatto nulla per modificare la Urbani, pur avendo polemizzato con la precedente maggioranza che l’aveva fatta approvare.

Altroconsumo vorrebbe modifiche atte a “bilanciare gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere con quelli legittimi dei consumatori a poter finalmente beneficiari degli sviluppi tecnologici”.
È contro “la strumentalizzazione della proprietà intellettuale da parte delle major, arroccate su posizioni di rendita e su modelli tecnologici e di distribuzione obsoleti”.

Peraltro Altroconsumo suggerisce l’adozione di “Drm dal volto umano”, ovvero si vuole che i Drm siano regolamentati e siano forzati all’interoperabilità sulle varie piattaforme hardware e software.

Per completezza di cronaca riportiamo integralmente la nota ufficiale Rilasciata da Altroconsumo sull’argomento:

Ha avuto molta eco la recente sentenza della Cassazione n. 149/2007, che ha assolto due ragazzi che avevano scaricato e condiviso in rete file musicali, film e software coperti da copyright.

Ma di questa notizia è stata data in rete e sulla stampa una lettura scorretta, poiché la sentenza si riferisce a un caso del 1999 e quindi si basa sulla legge in vigore allora. Oggi, purtroppo, le cose stanno in maniera molto diversa:

* attualmente il semplice downloader (chi si limita a scaricare dalla rete file protetti da diritto d’autore) rischia sanzioni esclusivamente amministrative, in particolare quelle previste dall’art. 174-ter l.d.a. (154 euro, aumentati in caso di recidiva o di fatto grave per la quantità delle violazioni o delle copie acquistate o noleggiate fino a 1.032 euro). Ma, com’è noto, è alquanto improbabile, per come sono strutturati la maggior parte dei sistemi peer-to-peer che un downloader non sia nella pratica anche uploader (chi immette in Rete file);
* il soggetto che, invece, senza una contropartita economica, condivide o comunque utilizza (anche solo come downloader) una piattaforma peer-to-peer (che prevede la messa in condivisione automatica di quanto scaricato), rischia già la sanzione penale, di cui all’art. 171 comma 1 lettera a-bis l.d.a., una multa da 51 a 2.065 euro;
* chi, infine, condivide a fini di lucro rischia la reclusione da uno a quattro anni, nonché una multa anche oltre i 15.000 euro, in base all’art. 171-ter, comma 2, lett. a-bis.

Attenzione dunque. Nonostante quanto riportato spesso in maniera inesatta dai media, la recente sentenza della Cassazione non cambia proprio nulla. Le sanzioni penali rimangono eccome, anche quando non c’è scopo di lucro. Quello che ci chiediamo è se ha senso considerare reato scaricare e condividere file coperti da copyright se non c’è scopo di lucro; reato previsto sì dalla legge, ma quasi mai perseguito dai Pubblici Ministeri, e di fatto non percepito come tale dalla maggior parte dei cittadini.

Appare poi sorprendente l’immobilità del Governo, che dopo aver criticato la precedente maggioranza per l’approvazione del famigerato Decreto Urbani (e tutto quello che ha fatto seguito), non ha poi però ancora fatto nulla per bilanciare gli interessi dei titolari dei diritti sulle opere con quelli legittimi dei consumatori a poter finalmente beneficiari degli sviluppi tecnologici.

Sia chiaro: Altroconsumo non è dalla parte di chi pretende che in Rete sia tutto scaricabile gratuitamente; riteniamo che gli autori debbano essere adeguatamente remunerati per il loro lavoro creativo, ma allo stesso tempo avversiamo la strumentalizzazione della proprietà intellettuale da parte delle major, arroccate su posizioni di rendita e su modelli tecnologici e di distribuzione obsoleti.

Per questi motivi, se vuoi anche tu:

* l’abolizione delle sanzioni penali per chi, senza scopo di lucro, scarica e condivide in Rete contenuti protetti;
* un mercato moderno, efficiente e concorrenziale dei contenuti digitali basato su una gestione dei diritti d’autore digitali che rispetti anche i diritti degli utenti;
* il divieto della coesistenza di DRM (la gestione dei diritti d’autore digitali) e dell’Equo Compenso (il sovrapprezzo applicato ai supporti come compenso agli autori per il mancato guadagno sulle copie private); con questi sistemi il consumatore rischia di pagare più volte, oltre a non poter eseguire la copia privata e a essere limitato nella scelta della tecnologia e dei supporti informatici che preferisce.

Aderisci alla petizione online di Altroconsumo.

Norvegia: illegale il DRM di Apple

Friday, January 26th, 2007

[punto-informatico.it] Decisione storica del garante dei consumatori: le restrizioni sui brani acquistati su iTunes violano le leggi norvegesi, e Apple deve cambiar strada. Dovrà abbandonare il DRM, cambiarlo o finire sotto processo.

Oslo - Arriva dalla fredda penisola scandinava la prima sentenza ammazza-FairPlay, destinata forse a influenzare il futuro di iTunes e dello stesso mercato della musica digitale in rete: il Norwegian Consumer Ombudsman, che scandaglia il mercato alla ricerca di pratiche illecite e contrarie all’interesse dei consumatori, ha dichiarato fuori legge la tecnologia di restrizione delle copie integrata nei file musicali acquistati dal celebre store di Apple.

Il Garante si è pronunciato dopo aver ricevuto una denuncia dal Forbrukerradet, associazione di consumatori norvegesi, che accusava Cupertino di agire secondo pratiche contrarie agli interessi degli utenti e del mercato: FairPlay impedisce di ascoltare i brani di iTunes su un player che non sia iPod.

Il crippleware della Mela, finito ancora sotto accusa dopo la presentazione di iPhone, è ora al tappeto nel paese dei fiordi: secondo quanto riportato da Torgeir Waterhouse, consulente del Forbrukerradet, il pronunciamento “non poteva essere più chiaro di così. FairPlay è una tecnologia di blindatura illegale il cui scopo principale è quello di limitare i consumatori allo scatolotto confezionato da Apple. In pratica questo significa che iTunes Music Store sta provando ad uccidere uno degli elementi costitutivi fondamentali in una società digitale ben funzionante, l’interoperabilità, allo scopo di aumentare i profitti”.

Secondo il legale, l’Ombudsman (letteralmente, difensore civico) ha comunicato ad Apple che, per la legge norvegese, FairPlay è illegale: la società dovrà rimuovere la blindatura o presentarsi in tribunale. “Siamo davanti ad un progresso enorme, che augurabilmente aprirà la strada a tutti i consumatori del mondo per riottenere il pieno e legittimo controllo della musica regolarmente acquistata”, dice ancora Waterhouse.

Nella visione che ne dà l’associazione dei consumatori, e che l’ombudsman ha deciso di accogliere, la tecnologia DRM di Apple non è semplicemente uno schema di protezione dalla copia: è molto di più, tanto da dover essere considerato come una parte fondamentale dei termini di contratto tra chi propone il servizio (Apple stessa) e chi lo riceve (gli utenti che acquistano su iTunes). In virtù di ciò, per rispettare le leggi norvegesi, FairPlay dovrebbe garantire un equilibrio tra i diritti di utilizzo della musica e le restrizioni stabilite dallo store che ne fa uso.

Secondo il Forbrukerradet, Apple ha ora davanti a se tre strade: dare in licenza FairPlay a chiunque lo voglia per poter integrare la lettura dei brani di iTunes su lettori diversi da iPod, sviluppare in associazione con altri uno standard aperto o abbandonare del tutto la tecnologia anti-copia. In ognuno dei tre casi, l’utente vedrà ristabiliti i propri diritti sulla musica acquistata e Apple perderà quello che è finora stato un controllo totale sul polposo mercato dei brani digitali protetti compatibili con iPod.

La risposta di Apple non si è fatta attendere: un portavoce parla di un’azione di concerto con le autorità per risolvere al più presto la questione, e della speranza in quel di Cupertino che i governi europei incoraggino “un ambiente competitivo che faccia crescere l’innovazione, protegga la proprietà intellettuale e permetta ai consumatori di decidere quale prodotto debba avere successo”.

Sia come sia, mai come ora si prospetta un futuro incerto per le DRM applicate alla musica digitale: le restrizioni da copia vengono date per spacciate da più parti, le major le abbandonano sul vecchio ma ancora vitale CD-Audio e si cominciano a intravedere alternative possibili per commercializzare musica online.

Dopo la bocciatura norvegese, per FairPlay si attendono le forche caudine di iniziative pro-consumatori analoghe intraprese in Francia e Germania. Senza considerare la dot.com DoubleTwist, dietro la quale opera niente meno che DVD Jon, l’hacker norvegese (guarda un po’ il caso) anti-grimaldello per eccellenza: l’alfiere del fair play ha espresso l’intenzione di rivendere il DRM di Apple a chiunque fosse interessato, dopo averne completato il reverse engineering.

Il nuovo gioiello Sony arriva il 23 marzo

Friday, January 26th, 2007

[ilrestodelcarlino.quotidiano.net] La nuova consolle giapponese uscirà nella versione più costosa, 599 euro, con hard disk da 60 gigabyte

PLAYSTATION 3 Tokyo, 26 gennaio 2007 - La PlayStation 3 di Sony approderà nei negozi europei il prossimo 23 marzo. La data definitiva del lancio della nuova consolle per videogiochi di Sony - già in commercio negli Usa e in Giappone - è stata comunicata oggi dal gruppo.

Il modello con un hard disk da 60 giga sarà in vendita a 599 euro, e inizialmente sarà l’unico disponibile.
Successivamente, ha precisato Sony, in base ai livelli di domanda si deciderà la commercializzazione della versione con un hard disk da 20 giga, meno costosa.

Oltre al Vecchio Continente, la scadenza indicata riguarda anche la commercializzazione in Medio Oriente, Africa e Australia.