Archive for July, 2006

Iscrizioni sicure contro lo SPAM

Monday, July 10th, 2006

Molto spesso capita di doversi iscrivere a vari serizi gratuiti e molti di questi oltre a nome e cognome richiedono l’inserimento di altri dati riservati, che poi non si sa bene neanche come vengano gestiti.

A seconda delle necessità si può impostare il browser per una navigazione coperta da proxy.

Il primo passo è l’utilizzo di un indirizzo email secondario o apposito, ci sono molti servizi emeil gratis (es.: email.it).

Si accede alla pagina di registrazione del servizio da voi scelto, ora dovreste inserire a seconda dei casi pochi dati essenziali o persino il codice fiscale.In questi casi è bene inserire dei dati di fantasia ma attendibili altrimenti la registrazione non giunge a buon fine.Per questo motivo l’utility Generatore d’Identità puoì venirvi utile, in quanto vi consiglia i dati da inserire nei campi della pagina di registrazione.

Infine inserire un’email e qua inserite una vostra email corretta e secondaria perchè forse dovrete confermare la registrazione in un messaggio che vi arriverà.

In questo modo i vostri dati sensibili e la vostra email primaria non verranno divulgati a vostra insaputa.

Sicuramente la vostra email secondaria dopo un po’ di tempo verrà invasa da email spazzatura (SPAM) perchè alcuni fornitori di servizi vendono le email dei loro untenti, ma voi avrete i danni limitati perchè basta non utilizzare più quell’ email secondaria e crearne un’altra per nuove iscrizioni…

Usare password quasi inattaccabili

Friday, July 7th, 2006

Una password di difficile è costituita da più di 8 caratteri e questi costituiti: maiuscole-minuscole-numeri-caratteri_speciali(spazio,@,ç,°,…)

Una password del genere si nota subito che è di difficile memorizzazione pertanto appuntarsela da qualche parte ne rende invano l’utilizzo per la possibilità di cadere in mano sbagliate.

Una tecnica può essere utilizzare una parola di facile memorizzazione ed utilizzare un programma come HashCalc con il quale codifichiamo in hash la nostra semplice password ed avremo una password lunga 32 caratteri se usiamo md5, pertanto difficile per gli altri ma facile per noi che dovremmo ricordarci solo la password semplice e il tipo di algoritmo utilizzato per criptarla. Purtroppo ci sono dei servizi online che non permettono password così lunghe da inserire, lo stesso programma utilizza anche altri algoritmi che producono un hash anche di 8 caratteri che sarà purtroppo più inefficiente per via delle combinazioni usate: solo otto caretteri costituiti da lettere minuscole e numeri.

Decifrare le Password

Friday, July 7th, 2006

Con l’avvento di internet le password sono sempre più richieste da innumerevoli servizi online, ma anche accedere come determinato utente in windows.

Per “scassinare” una password bisogna partire da almeno l’HASH, il codice generato tramite funzioni matematiche dal quale non si può tornare indietro, che nel caso di windows viene memorizzato in un file sam all’indirizzo dir-windows/sistem32/confing.

Per accedere ad alcuni account a volte l’hash viene memorizzato nei cookies e pertanto basta andare nella cartella dei cokies se si usa Internet Explorer o nella funzione mostra cookies su Firefox.

Una volta in possesso dell’hash (è solo l’inizio!) si de riuscire a capire con quale algoritmo di criptazione sia stato creato, solitamente per il web si usa MD5 ma ve ne sono molti altri…

Il tempo per la decodifica della password risulta più veloce se la parola segreta utilizzata è facile alcuni utilizzano persino “password” e vi sono online dei sistemi dato l’hash lo confrontano con quello in archivio, solitamente un archivio limitato con hash generati da un dizionario di password probabili.

E’ sempre bene tentare con questo tentativo come prima possibilità a questo indirizzo: Cracking Md5 Hash ve ne sono anche altri servizi simili in rete.

Se il tentativo precedente ha fallito potete utilizzare un servizo che utlilizzi le Rainbow Tables,  tabelle compresse contenenti hash di password con molti caratteri. Maggiori sarà il numero dei caratteri utilizzati e maggiore sarà la probabilità di craccare la psw e maggiore sarà il tempo impiegato. un ottimo sito è milw0rm.com inserito l’hash vi conviene passare a controllare la riuscita dell’operazione il giorno seguente per via delle molte richieste e del tempo necessarrio per ogni singolo tentativo.

Un buon programma per craccare la password di windows è  Ophcrack con le Rainbow Tables scaricabili a fine istallazione e sono da 338MB a 720MB, viene da solo che il pacchetto con il peso maggiore dà più possibilità di riuscita.

Le rainbow tables si possono anche generare per delle esigenze particolari con il programma Rainbow Crack con il quale si setta il tipo di Hash, la lunghezza minima e massima, il tipo di caratteri utilizzati e il numero delle tabelle.
Poi sempre con Rainbow Crack al termine delle agenerazione delle tabelle si puo’ craccare utilizzando l’utility apposita annessa al programma.

Le Rainbow Tables sono anche reperibili in rete, nei p2p (emule, torrent,…) e la minima accettabile in termini di combinazioni presenti è da 610 MB con una probabilità di successo al 0.9990.

Sia per generare che per craccare la password è bene utilizzare un computer di ultima generazione con un hardisk capiente, anche se con un pc con il processore di almeno 2Gb e più di 128 mb di ram e lo spazio necessario sull’hardisk dovrebbe andare.

I servizi online nella maggioranza dei casi dovrebbero essere sufficienti pertanto se falliscono è necessario creare Rainbow Tables molto grandi anche di 64 GB.

Call center: in Italia 245.000 addetti, un terzo in out-sourcing

Thursday, July 6th, 2006

MILANO (Reuters) - Se il settore dei call center è tra i più dinamici nel mercato dei servizi telefonici in Italia, con oltre 245.000 addetti ed un potenziale di oltre 1,5 miliardi di euro, grazie anche al fatto che quasi un terzo dei centralinisti lavora in out-sourcing.

E’ quanto afferma uno studio di settore presentato oggi.

“Questi numeri sono indicativi di un trend estremamente dinamico che vede sempre più nell’out-sourcing la risposta alle esigenze di flessibilità e competitività richieste dal libero mercato”, ha detto Marco Durante, presidente PhonEtica e consigliere Assocontact, società dei contact center in out-sourcing che si è occupata di elaborare i dati di analisi del settore dei call-center in Italia in collaborazione con Cmmc e Cxo Media.

I contact center in out-sourcing realizzano un fatturato complessivo di circa 900.000 euro con un tasso annuo medio di crescita pari al 6 per cento e questi numeri sono destinati ad aumentare e superare 1,5 miliardi di entrate.

Si prevede infatti, secondo le stime elaborate, che i contact center in out-sourcing, cioè di strutture terze che lavorano per conto di aziende clienti, impiegheranno 45.000 nuovi addetti nei prossimi anni.

Le aziende italiane decidono di ricorrere all’out-sourcing per abbattere i costi nel 43 per cento dei casi e “per potersi concentrare sul proprio core business nel 35 per cento”, ha commentato Durante.

I dipendenti dei contact center sono chiamati a gestire attività sempre più numerose come marketing, help desk, raccolta ordini, centralino e segreteria, ma 75.000 di loro — il 31 per cento degli addetti in Italia — lavorano in out-sourcing e altri 170.000 in-house (69 per cento).

Per una buona riuscita della loro attività le aziende out-sourcer devono investire sempre più in attività di formazione del personale che vengono ripagate solo da un naturale e più duraturo rapporto con l’azienda da parte degli addetti.

I call center in-house sono strutture interne alle aziende.

Shuttle: paura per alcuni frammenti

Thursday, July 6th, 2006

[tgcom.it] Attimi di panico a Cape Canaveral qualche minuto dopo il decollo del Discovery. Dal serbatoio esterno dello shuttle si sono infatti staccati alcuni frammenti di materiale isolante. Al momento non si hanno ulteriori dettagli sulla dinamica del piccolo cedimento strutturale, e non è chiaro se l’inconveniente possa aver causato qualche danno allo scudo termico della navetta.

Dal rivestimento sarebbero volati via dai quattro ai sei pezzi di schiuma polimerica. Secondo quanto rifrito da Wayne Hale, direttore del programma degli shuttle alla Nasa, i primi frammenti si sono staccati in due fasi differenti: la  prima 2′47″ dopo il lancio e la seconda circa cinque minuti dopo la fine del countdown. Per ora nessuno dei tecnici si è sbilanciato circa la reale pericolosità dell’inconveniente, ma nel 2003 proprio un problema analogo causò la tragica esplosione del Columbia durante la fase di rientro nell’atmosfera. Nessun comunicato ufficiale della Nasa ha spiegato ulteriormente l’accaduto o precisato il reale tasso di rischio della missione.

Quello che è certo, è invece il piano di volo stilato per il Discovery dall’agenzia spaziale americana. In attesa di procedere all’aggancio con la Stazione spaziale internazionale (Iss), a una quota di 343 chilometri circa, lo shuttle prosegue regolarmente il suo cammino, su un’orbita a 226 chilometri d’altitudine circa. Guidato dal comandante Steven Lindsey, classe 1960, sposato con tre figli, tre missioni sullo Shuttle al suo attivo, il team è composto dal il pilota Mark Kelly e dai mission specialist Lisa Nowak, Mike Fossum, Stephanie Wilson, Piers Sellers. Con loro anche l’astronauta tedesco dell’Esa Thomas Reiter, il primo europeo impegnato in una lunga missione di circa sette mesi sulla Iss. Al progetto Discovery è legato il futuro delle esplorazioni spaziali. Un eventuale fallimento potrebbe essere considerato inaccettabile.

Parigi punta a copertura WiFi e fibra ottica ultra-veloce a casa

Thursday, July 6th, 2006

[mytech.it] PARIGI (Reuters) - Parigi punta ad avere un segnale per le connessioni a Internet senza fili che copra gran parte della città a partire dalla fine del 2007, il che la renderebbe la capitale più “connessa” al mondo, secondo il sindaco Bertrand Delanoe. Secondo il nuovo piano, la città spera di installare 400 punti d’acceso WiFi gratis durante il prossimo anno e permettere così ai provider di servizi Internet di installare i propri ripetitori in proprietà pubbliche strategiche. “Stiamo lavorando velocemente… per creare le condizioni favorevoli per Parigi”, ha detto Delanoe ai giornalisti nella sala del municipio. “Si tratta di uno strumento decisivo per la competizione internazionale ed è molto importante per la città”. Il piano prevede l’abbattimento delle tasse sulle società che stanno stendendo i cavi della fibra ottica al fine di avere una copertura per l’80% degli edifici della città con una connessione cosiddetta “ultraveloce” a partire dal 2010. “Il 60% dei proprietari di casa parigini hanno già una connessione ad alta velocità… il nostro obiettivo non sarà mantenere questo stato di cose, ma fare un ulteriore passo avanti”, ha detto il sindaco. Le tariffe dei permessi per stendere la fibra ottica potrebbero scendere del 25% e potrebbero essere tagliate del 90% le tasse per i primi 400 metri di cavi che allacciano un palazzo senza connessione veloce. Gli accessi wireless gratuiti — che saranno collocati in parchi, piazze, librerie, aree pubbliche — saranno allestiti dalle società private che vinceranno gli appalti a partire dall’anno prossimo. Il progetto sperimenterà la copertura con un segnale WiFi di un intero quartiere della città a partire dalla fine del 2007 Delanoe ha detto che il piano verrà approvato dal consiglio comunale nella prima settimana.

Bruxelles approva con commenti il documento dell’Autorità che regolamenta le chiamate offerte all’utente finale

Thursday, July 6th, 2006

[key4biz.it] La Commissione Europea , nella persona del direttore generale  Fabio Colasanti , ha inviato all’AGCOM una lettera in cui, nel rispetto della procedura prevista in questi casi, esprime il suo parere sulla bozza di decisione relativa all’analisi del mercato delle chiamate telefoniche offerte al cliente finale (c.d. mercati 3 e 5). La Commissione non ha bocciato nessuna delle proposte di “remedies” dell’Autorità ma si è limitata ad esprimere alcuni commenti.

In particolare, la Commissione, circa il divieto per Telecom Italia di fissare tariffe più elevate per la propria clientela in caso di chiamate destinate a clienti di un altro operatore, ha sottolineato  che, pur non avendo “obiezioni di principio sulla differenziazione dei prezzi a livello retail”, ritiene condivisibile “l’analisi dell’Autorità italiana sul fatto che sia giustificato porre il divieto, in capo agli operatori con quote di mercato molto elevate in confronto a quelle dei propri concorrenti, di differenziare i prezzi tra chiamate on-net e off-net” dal momento che “il 95% di tutto il traffico italiano è terminato sulla rete di TI”.

Circa la possibilità di eliminare il predetto divieto, la Commissione ha infatti concordato con l’Autorità sul fatto che “la posizione dominante di TI nei mercati rilevanti possa indurre la stessa ad adottare strategie di prezzo discriminatorie a vantaggio esclusivo dei propri utenti, con il duplice effetto di innalzare le barriere all’ingresso del mercato, così da rendere l’ingresso per i nuovi entranti non profittevole, e di recuperare quote di mercato a danno dei concorrenti già presenti sul mercato.”

La questione si era posta in ragione del fatto che, parallelamente, l’AGCOM aveva approvato livelli di terminazione sulla rete degli operatori nuovi entranti più elevati rispetto a quelli riconosciuti a Telecom Italia. Del resto la fissazione di tariffe diverse per la terminazione sulle  reti degli operatori alternativi all’incumbent è prassi comune in Europa ed è giustificata, come misura asimmetrica pro-competitiva, dal momento che i new entrant non godono delle stesse economie di scala dell’operatore storico.

D’altro canto, l’AGCOM proprio per rendere sostenibile questa situazione, aveva già definito, nell’ambito della stessa decisione, la possibilità per Telecom Italia di aumentare i propri prezzi al pubblico in misura pari all’inflazione al “raggiungimento degli obbiettivi di qualità dei servizi di telefonia vocale fissa e del servizio universale”.

Telefonate gratis con Jajah, ma…

Thursday, July 6th, 2006

Il nuove servizio voip offerto da Jajah.com permette di effettuare chiamate gratuite verso mobile e fisso (in europa solo verso fisso) senza scaricare nessun programma ma direttamente dal sito, richiede una connessione adsl e microfono con cuffie.

Per attivare il servizio gratuito ci si deve registare su Jajah.com con il proprio numero di telefono e far fare la medesima operazione al destinatario dell’eventuale chiamata. In più richiede che l’account sia attivo e non è ben specifico se valgano le telefonate gratuite o si deve effettuare una ricarica minima. Per chiamare o ricevere telefonate si deve essere sempre collegati.
Le tariffe sono simili ad altri servizi voip diffusi in rete.

Riuscirà questa strategia di mercato a far affermare questo servizio facendolo divenire un difficile avversario di Skype ??

Partito dei Pirati nasce in Svezia

Monday, July 3rd, 2006
Pubblicata sotto licenza creative commons dal sito: http://generazioneidrogeno.org/ che vi invitiamo a visitare

Si chiama Piratpartiet, proprio così, “Partito dei Pirati”. È nato in Svezia il primo gennaio del 2006, e dopo solo pochi giorni, un sondaggio del tabloid svedese “Aftonbladet”, mostrava come il 62% degli svedesi si dicesse d’accordo con le sue ragioni.
I pirati di cui qua parliamo, naturalmente, sono dei Pirati informatici. Programmatori, piccoli imprenditori, studenti che si candidano al Parlamento Svedese (elezioni previste il prossimo settembre) per difendere il diritto alla privacy, per abolire i brevetti e per ripensare il copyright.

Il Piratpartiet spopola tra i giovani, e potrebbe riuscire a prendere i 225’00 voti (4% del totale) necessari ad entrare in Parlamento. Ma, oltre all’aspetto più “parlamentare”, della sua nascita, il Piratpartiet rappresenta una novità vera, a tutto tondo, probabilmente la prima realtà politica tutta figlia delle rete e del nuovo paradigma tecnologico.

Ciò si riscontra in quella che è stata la breve ma intensa storia del partito (manco a dirlo è nato su Internet), nell’età dei suoi candidati addirittura impensabile qui da noi (nel Piratpartiet l’età media è di 39 anni, il più giovane ha 23 anni, il più vecchio 58– ma il secondo più vecchio ne ha solo 46).

Ma il Piratpartiet è figlio della rete anche perché di questa ne usa tutte le potenzialità. Sul sito www.piratpartiet.se si trovano risorse, informazioni, appuntamenti. Ma sul sito dei Pirati si trova anche uno strumento di dibattito reale, uno strumento che rompe il meccanismo classico della politica rendendo pubblico ogni dibattito: è un vero e proprio forum nel quale si discute di aspetti politici e legislativi delle varie proposte, si riflette su ciò che avviene nel mondo, ci si scambia risorse ed informazioni elettorali (come si presentano le liste, come si raccolgono le firme, ecc.).

Bisogna far notare, infine, come il Piratpartiet rivendica in pieno la sua diversità – la sua modernità. Nelle pagine personali dei candidati c’è spazio anche per la vita privata dei leader. C’è Tor Skude, di 23 anni, che ha un’impresa di import e canta nel coro della sua città; c’è Jessica Rickardsson, di 29 anni, che “diventa mamma a luglio per la prima volta e visto che starà a casa avrà moltissimo tempo per i Piratpartiet”; c’è Steffan Müller, 41 anni, “ex sindacalista che suona la chitarra e non può vivere senza la musica”.
C’è anche Rickard Falkvinge 34 anni, programmatore, cuoco amatoriale, ma soprattutto, fondatore del Piratpartiet. Con lui abbiamo realizzato l’intervista che segue.

Rickard Falkvinge, fondatore del Partito dei Pirati. Da chi è composto il PIRATPARTAIT?
Nel Piratparitet abbiamo molti militanti giovani, ragazzi nati negli anni 70 e 80. I leader, invece, un po’ più grandi, sono persone che conoscono a fondo, e dall’interno, il mondo delle aziende informatiche.
I militanti sono giovani cresciuti con la tecnologia e perciò in grado di sfruttare al massimo tutte le potenzialità di Internet. Sono ragazzi che denunciano come opprimente, soffocante, la costante opera di lobbyng di tutte quelle aziende che, appartenendo “al passato”, lavorano soltanto per preservare la propria posizione dominante sul mercato. I nostri militanti sono persone che oggi dicono basta a questa situazione e stanno provando ad organizzarsi. Noi vogliamo dargli questa possibilità.

Allora voi chi siete?
Noi, i fondatori PIRAPARTIET, siamo ex dipendenti di aziende informatiche: conosciamo perciò profondamente, e dall’interno, il mondo dei copyright e dei brevetti informatici. Io, leader e presidente del partito, ho una profonda conoscenza di Microsoft, avendo lavorato nel quartier generale di Redmond. Il vice presidente, Christian Engström, è stato titolare di un agenzia di registrazione marchi, venendo così a contatto con numerosi avvocati specializzati in brevetti. Christian ha in seguito abbandonato questa professione ed è diventato, a Bruxelles, un attivista a tempo pieno della campagna contro i brevetti.

Quali sono le questioni principali per le quali vi siete costituiti?
Noi lavoriamo su tre obiettivi: la drastica riduzione del copyright, la completa abolizione dei brevetti, e il diritto di ognuno alla privacy.

Facciamo un po’ di chiarezza però. Che differenza c’è tra marchi da un lato, e copyright e brevetti dall’altro?
Il marchio è uno strumento per identificare un venditore nel mercato. Esempio di marchi registrati includono la forma della bottiglia di Coca-cola, il logo Mercedes, ecc.. Bisogna dire, perciò, che i marchi sono uno strumento utile, sono una garanzia contro attori fraudolenti sul mercato.
Brevetti e copyright, invece, portano alla costruzione di monopoli, rispettivamente, sulla conoscenza e sulla cultura. Se io posseggo un brevetto su un macchinario, tu non potrai né costruirlo né vederlo, anche se non ai mai sentito nominare né me, né tantomeno il mio brevetto. Se io posseggo il copyright su un prodotto della cultura o dell’ingegno, come può essere un brano musicale, tu non potrai neanche fischiettarlo per strada (ciò, oggi, è terribilmente vero: può essere considerata un’esibizione in pubblico).
Tutto ciò va contro lo scopo originale per il quale è stato creato il copyright: promuovere cultura e innovazione.
I marchi vennero creati per tutelare i CONSUMATORI. I monopoli ed brevetti esistono unicamente a tutela di monopoli e monopolisti.

Su questi vari aspetti, quindi, qual è la vostra posizione?
Abbiamo avuto recentemente il nostro congresso annuale, nel quale specificato meglio le nostre posizioni. Crediamo che il livello di protezione di cui godono oggi i marchi vista l’attuale legislazione, possa essere soddisfacente. Per quanto riguarda i copyright, più che per l’abolizione totale, siamo a favore di una drastica riduzione sia per durata temporale, che per la tipologia di prodotti protetti. Per esempio, non dovrebbe esserci copyright su filesharing “no profit”, mentre un periodo di copertura di cinque anni per i prodotti commerciali sarebbe più che sufficiente.

Nel vostro manifesto voi affermate di essere un “single issue party” un partito che si occupa solo di una questione. Non è un po’ riduttiva come scelta?
Abbiamo scelto una strada che nessun partito ha mai preso finora. Sono già esistiti “single issue party”, questi però si sono dotati in seguito di una piattaforma completa di proposte politiche. Per questo motivo sono stati spazzati via in quanto non comprendevano a pieno tutte le questioni che non riguardavano direttamente la loro battaglia principale. Noi invece abbiamo scelto tre questioni (riduzione del copyright, abolizione dei brevetti, tutela della privacy) e su queste siamo competenti più di chiunque altro. Su qualsiasi altro tema la nostra risposta è “scusate, non ci occupiamo di questo argomento”

Vi considerate di destra o di sinistra?
Il PIRATPARTIET è il partito per la gente che considera copyright, brevetti e privacy questioni più importanti delle differenze tra lo schieramento conservatore e quello socialista. Quando il governo va contro i suoi stessi cittadini, non interessa più niente a nessuno se l’IVA è al 19 o al 20%.
Abbiamo perciò deciso, attivamente, di non prendere opinione su ogni altro tema. Se decidi di schierarti sotto questa bandiera, lo fai perché riconosci che nel PIRATPARTIET molto persone la pensano su molte cose in maniera differente, ma riconosci anche che abbiamo deciso di mettere da parte le nostre differenze per unirci su una battaglia che viene prima di ogni altra.

Pensi che qualcosa di simile al vostro PIRATPARTIET possa nascere in qualche altro paese (europeo o meno)?
Penso certamente che possa avvenire. Servono solo un paio di fanatici in grado di raccogliere una massa critica. Il movimento dei pirati ha cominciato a svilupparsi proprio in Svezia, grazie soprattutto al “Pirate Bureau” (un istituto autorevole tenuto in alta buona considerazione anche dai media), con loro la Svezia è stato il primo paese a portare tali questioni all’attenzione dell’opinione pubblica.
Un percorso simile forse sarebbe più difficile in UK o negli Stati Uniti, visto il loro un sistema politico bipartitico. Ma qualcosa di simile potrebbe delle nascere in molte nazioni europee.

La nascita del vostro movimento ricalca per certi versi la nascita dei partiti ambientalisti in Europa all’inizio degli anni ottanta. Non trovi?
Più di un giornalista ha paragonato il nostro movimento dei pirati ai movimenti ambientalisti degli anni 80. Ci sono effettivamente numerose similitudini; ambedue i movimenti sono movimenti di base, nascono dal basso. Inoltre ambedue sono nati in risposta alle grandi corporation e soprattutto agli ingenti costi esterni che queste impongono alla società. Così come l’uso del gas Freon o del DDT, imponeva a tutti pesanti costi esterni, cosi l’attuale legislazione su brevetti e copyright impone a tutti enormi costi secondari sulla cultura e sull’innovazione.

Si può parlare in Europa di una “variabile generazionale” su alcune temi? Le nuove generazione hanno dei tratti specifici che li distinguono dalle generazioni precedenti?
Sicuramente! I politici subiscono spesso contestazioni, ma questo avviene perché hanno deliberatamente scelto di non prestare nessun ascolto alle nuove generazioni(potremmo dire semplificando nessuno che abbia meno di 35 anni). I politici continuano a lamentarsi perché oggi i giovani non si interessano di politica. Ma questo è un mito! È vero piuttosto che oggi i politici non si occupano di tutto ciò che INTERESSA alle nuove generazioni, non è vero che i giovani non si interessano di politica: non sono interessati a ciò di cui discutono i politici. Il 60% dei nostri militanti è nato negli anni ottanta. Non sono certo pochi per una gioventù “che non si interessa di politica”. Nel PIRATPARTIET abbiamo una composizione anagrafica in grado di spazzare via i partiti politici tradizionali.
Inoltre, credo che color che sono nati negli anni 70 e 80 abbiano imparato a mettere maggiormente in discussione il potere costituito di quanto abbiano fatto, per dire, i nati negli anni 40 e 50. E questo, secondo me, è un buon auspicio per gli anni a venire.

La resurrezione di ThePirateBay.org, il sito di riferimento di BitTorrent è di nuovo online.

Monday, July 3rd, 2006

[webmasterpoint.org] Come abbiamo già segnalato in due news precedenti, la Swedish National Criminal Police ha compiuto nei giorni scorsi un raid dell’ISP Rex|Port80, provider che ospitava ThePirateBay, popolare sito e tracker di riferimento della comunità di file-sharing BitTorrent (forse il vasto nella storia della rete), e circa altri 200 domini. Il raid ha portato al sequestro di molti server, alcuni dei quali totalmente estranei all’attività di TBP e, a quanto pare, ha causato danni economici a numerose aziende.

Dopo i raid delle forze dell’ordine l’industria dell’intrattenimento ha ufficialmente cantato vittoria. La MPA (Motion Picture Association) ha affermato in un comunicato stampa che le autorità svedesi avevano “sprofondato the Pirate Bay”.

Anche IFPI (International Federation and Phonographic Industry) aveva voluto evidenziare l’operazione: “è un’ottima notizia per l’industria musicale svedese e per i veri innovatori ed imprenditori che stanno tentando di creare una attività commerciate digitale legale”. L’Antipiratbyrån, l’anti-piracy bureau svedese, infine, ha espresso la sua soddisfazione dopo un lungo periodo di impotenza a difesa del copyright.

Ma come già anticipato ThePirateBay.org, nel rispetto della sua natura temeraria nei confronti dell’industria e dello spirito di insubordinazione tipico della sua grande comunità, ha già riaperto i battenti ed è attualmente online e operativo.

Il “ritorno” di TBP non arriva certo a sorpresa. Tre giorni fa, durante il raid delle forza dell’ordine, un portavoce di TBP aveva affermato: “Non siamo sicuri di quando potremo ritornare, ma ci sposteremo in un altro paese se necessario”. Due giorni fa la home page di TBP riportava a caratteri cubitali: “SITE DOWN - WILL BE UP AND FULLY FUNCTIONAL WITHIN A DAY OR TWO”. Secondo Carl Lundström, impiegato di Rix|Port80, TPB aveva acquistato nuovi server, installato i backup ed era già in funzione in fase di test in almeno un centro server straniero.

Oggi ThePirateBay è di nuovo online, anche se attualmente le capacità di indexing sono ridotte in attesa che si diffonda la notizia della “resurrezione”. Il sito viene ospitato in 4 diverse location, Olanda, Russia, Ucraina e in un’altra nazione europea. L’annuncio delle nuove location di hosting arriva dal sito web di The Pirate Party, organizzazione nata a supporto del libero scambio di materiale coperto da diritti d’autore.

Fredrik Neij, uno degli amministratori di TBP, commenta: “Abbiamo un nuovo contratto con una azienda in modo da ottenere spazio server … Ci consideriamo innocenti, quindi non abbiamo avuto problemi a iniziare da un’altra parte”. L’azienda olandese non sembra per nulla preoccupata di avere TPB come cliente. “Siamo stati chiari riguardo la nostra attività. Quindi sanno come abbiamo intenzione di operare”, commenta Neij.