Archive for June, 2006

Bioetica: dall’europarlamento Ok a ricerca staminali

Friday, June 16th, 2006

[vita.it]L’Europarlamento ha dato il via libera al programma quadro di ricerca per il periodo 2007-13, dando di fatto luce verde alla ricerca sulle cellule staminali. L’aula di Strasburgo ha approvato con 284 voti a favore, 249 contrari e 32 astensioni l’emendamento della Commissione europea che apre la strada al finanziamento anche della ricerca sugli embrioni e proroga il sistema gia’ in vigore negli ultimi 5 anni. L’emendamento a firma del deputato europeo di Forza Italia Giuseppe Gargani, contrario al finanziamento della ricerca sulle staminali, e’ stato bocciato con 287 voti contrari, 238 a favore e 40 astensioni.
Lo stanziamento approvato dall’Europarlamento e’ di circa 50 miliardi di euro per il periodo 2007-2013 che corrisponde a un raddoppio della spesa annuale rispetto al precedente programma. Sono state anche fissate delle norme sul finanziamento della ricerca sulle cellule staminali. Alla luce dell’accordo raggiunto con il Consiglio, il Parlamento ha allineato la dotazione del programma alle nuove prospettive finanziarie che coprono lo stesso periodo. L’importo globale, escluse le spese per il programma Euratom, sara’ esattamente di 50,524 miliardi di euro, contro i 72,726 miliardi proposti inizialmente dalla Commissione. La dotazione del programma per il periodo precedente ammontava a 16,279 miliardi per cinque anni e, pertanto, gli stanziamenti annuali sarebbero piu’ che raddoppiati. I deputati propongono una ripartizione della dotazione globale che privilegi la cooperazione tra industrie e universita’. Precisano poi che non si possono finanziare attivita’ di ricerca volte alla clonazione umana o che siano intese a produrre modificazioni ereditabili del genoma umano o a creare embrioni umani per l’approvvigionamento di cellule staminali. Il programma quadro si articolera’ in quattro programmi specifici.
Il programma Cooperazione, che promuovera’ la collaborazione tra l’industria e la ricerca accademica in tutta Europa per conseguire la leadership nei settori chiave della tecnologia. E’ suddiviso nei seguenti temi prioritari: Salute, Prodotti alimentari, agricoltura e biotecnologie; Tecnologie dell’informazione e della comunicazione; Nanoscienze e nanotecnologie; Energia, Ambiente, Trasporti, Scienze socioeconomiche, Sicurezza e spazio.
Il programma Idee, da realizzare sotto la guida del Consiglio europeo per la ricerca, che sosterra’ la ricerca di frontiera tenendo conto unicamente del criterio dell’eccellenza scientifica.
Il programma Persone, che offrira’ un sostegno significativo alla mobilita’ e allo sviluppo di carriera dei ricercatori sia in Europa sia su scala mondiale. Il programma Capacita’, destinato a contribuire allo sviluppo delle capacita’ di cui l’Europa ha bisogno per essere una fiorente economia fondata sulla conoscenza, e che per la prima volta sosterra’ infrastrutture di ricerca su larga scala a livello europeo. E’ cosi’ suddiviso: Infrastrutture di ricerca; Ricerca a favore delle PMI, Regioni della conoscenza; Potenziale di ricerca, Scienza e societa’; Attivita’ di cooperazione internazionale.
I 315 emendamenti avanzati dai deputati, prevedono anche una ridistribuzione dei fondi tra le diverse componenti del Programma, sia tra i quattro programmi specifici sia al loro interno. Cosi’, rispetto a quanto proposto dalla Commissione, i deputati assegnano una quota maggiore di fondi al programma Cooperazione e la riducono agli altri. Inoltre, contrariamente alla proposta iniziale, destinano piu’ fondi al programma Persone che a quello Capacita’. I deputati chiedono che il Programma sia oggetto di una revisione continua e sistematica. A loro parere, infatti, la Commissione non dovrebbe limitarsi ad una sola valutazione di meta’ percorso nel 2010, bensi’ a due revisioni intermedie nel 2009 e nel 2011. Altri emendamenti tendono a incoraggiare i giovani ricercatori e a offrire loro un sostegno finanziario all’inizio della loro carriera scientifica. Sono poi introdotte misure volte a ridurre la “fuga di cervelli” attraverso contributi per la reintegrazione. I deputati auspicano anche maggiori sforzi per favorire la partecipazione ai programmi di un numero superiore di donne. Infine, una serie di emendamenti introducono tra i temi del programma Cooperazione quello della “Pesca e sfruttamento sostenibile degli oceani e le attivita’ “Ricerca urbana”.

2008, Bill Gates lascia Microsoft

Friday, June 16th, 2006

[webnews.html.it]Il comunicato emesso da Microsoft è tra i più importanti dell’intera storia del gruppo: Bill Gates, il guru indiscusso dell’azienda di Redmond, è pronto a lasciare le redini del comando per dedicarsi ad attività filantropiche oggi seguite solo nel tempo libero.

Luglio 2008, la scadenza è fissata. Nei due anni che separano il gruppo dallo storico addio, l’attuale chief software architect sarà affiancato da Ray Ozzie, colui che è già stato designato come successore di Gates nel derimere l’offerta Microsoft. «È stata una decisione difficile per me»: Bill Gates spiega di aver maturato la propria decisione con la consapevolezza di poter dedicare il proprio tempo ad una nuova passione e con la sicurezza di lasciare il gruppo Microsoft in ottime mani. Il riferimento è a Ray Ozzie e Craig Mundie, attuali Chief Technical Officer del gruppo, con quest’ultimo impegnato soprattutto nello sviluppo dei nuovo progetti dei laboratori di Redmond.

Bill Gates ha fondato Microsoft nel 1975 assieme a Paul Allen: i loro nomi sono ormai segnati indelebilmente nella storia dell’informatica. Gates ha guidato passo a passo il gruppo fino al 2000, anno in cui è stato affiancato da Steve Ballmer a cui ha affidato il ruolo di amministratore delegato. Negli ultimi anni Gates ha seguito lo sviluppo dei software, ruolo che ora annuncia di abbandonare definitivamente nel 2008 dopo 2 anni di affiancamento con chi avrà la responsabilità di mantenere per Microsoft la posizione privilegiata di mercato conquistata e detenuta nell’arco di oltre due decenni.

Gates ha oggi 50 anni ed è considerato come la persona più ricca al mondo con un patrimonio stimato nel 2005 in 50 miliardi di dollari. Il suo futuro è legato alla “Bill & Melinda Gates Foundation”, associazione impegnata nella raccolta di fondi per fini caritatevoli (ricerca in campo medico, iniziative economiche nei paesi del terzo mondo) portata avanti con l’aiuto della moglie. Gates lascia una azienda da 63.000 dipendenti, un impegno esteso in oltre 100 nazioni in ogni continente ed un introito annuo da far impallidire tutto il resto dell’industria del settore. Gates, soprattutto, lascia Microsoft in un momento di importante e radicale transizione: da tempo proprio in Ray Ozzie è stata identificata la mente in grado di pilotare Microsoft verso una nuova avventura in grado di contraddistinguere un nuovo futuro per un gruppo abituato a calpestare i palcoscenici del mercato vestendo i panni del protagonista. Gates non si nega però l’ultima grande responsabilità: nel 2007 Microsoft lancerà Windows Vista, il sistema operativo che rappresenta in qualche modo il testimone che Gates pone nelle mani di Ozzie.

L’annuncio è giunto dopo la chiusura dei cancelli a Wall Street per evitare ripercussioni emozionali sul titolo MSFT. Dal 2008 in poi Gates rimarrà ai vertici Microsoft pur abbandonando le funzioni operative e limitandosi ad una funzione consiliare per i progetti più importanti. Il passaggio sarà lento e progressivo, la continuità sarà garantita, ma la verità ultima è quella che traspare con maggior evidenza dal tono del comunicato ufficiale: per Microsoft si chiude una parentesi e se ne apre una nuova, ancora tutta da scrivere. Sapere che non la scriverà Bill Gates di suo pugno fa già un certo effetto fin d’ora.

Amd dà in licenza la tecnologia per i chip

Monday, June 5th, 2006

[vnunet.it]Advanced Micro Devices punta sulla flessibilità nei prossimi cinque anni

Amd apre le porte a terze parti per le licenze di tecnologia per i chip. L’annuncio è giunto a sorpresa e l’accordo potrebbe permettere ad altre aziende di produrre processori con tecnologie di Amd. La rivale Intel ha invece finora scelto di produrre in proprio la maggior parte dei chip. Amd, invece, punta sulla flessibilità nei prossimi cinque anni, per guadagnare nuove quote di mercato a spese di Intel, fornendo più accesso ai partner. Amd sta promuovendo la tecnologia multicore, rendendo i chip più efficienti sotto il profilo energetico. Nuove CPU per server e desktop sono previste per metà anno, invece quelle mobili per notebook arriveranno nella seconda metà del 2007. Secondo Gartner, Amd è al 25,7% nel mercato server Usa nel primo trimestre, e al 15.3% mondiale. Tra le prossime uscite di Amd, gli occhi sono puntati su Torrenza (per computing ad alte erformance, funzionalità avanzate di sicurezza e applicazioni XML e Java), Trinity (nella virtualizzazione e sicurezza) e Raiden (per la piattaforma virtual desktop).

Esce Ubuntu Dapper Drake

Monday, June 5th, 2006

[zeusnews.it]La nuova versione dell’amata distribuzione Linux non tradisce le attese.

La marcia di Linux verso il grande pubblico sembra inarrestabile. Proprio mentre sta per uscire (beh, si fa per dire) Windows Vista, con i suoi esosi requisiti hardware e tanta voglia di DRM, escono le nuove versioni di Fedora, e SUSE, grossi passi avanti verso l’usabilità del pinguino.

A conferma di tutto questo, la comunità di sviluppo della popolare distribuzione Linux Ubuntu ha rilasciato giovedì la versione 6.06 (i numeri indicano l’anno e il mese del rilascio), soprannominata Dapper Drake.

Il progetto Ubuntu, sudafricano come il suo fondatore, Mark Shuttleworth, è interamente basato su software libero. Ma è disponibile un supporto commerciale, fornito da Canonical, l’azienda britannica di Shuttleworth, sponsor dell’iniziativa.

Dopo un ritardo di un paio di mesi, i numerosissimi utilizzatori possono finalmente godersi le caratteristiche della versione stabile. Sono disponibili le immagini ISO delle nuove “live” (un CD che fa partire il PC con una versione provvisoria del sistema, senza intaccare l’hard disk), delle installazioni classiche, e delle installazioni server.

Tre tipi di installazione, tre architetture hardware supportate (intel X86, PowerPC e AMD64), quattro fiammanti versioni: Ubuntu, basata sull’ambiente grafico Gnome, Kubuntu, basata su KDE, Edubuntu, destinata ai ragazzi, e Xubuntu, la nuova versione alleggerita, destinata alle reti tipo “thin-client” e alle macchine più anziane.

Stando alle dichiarazioni del team, questa versione è pronta per affrontare i temibili Red Hat e Novell-Suse nelle applicazioni enterprise. Proprio in quest’ottica è stato esteso il supporto a tre anni (dai diciotto mesi delle versioni precedenti), e a cinque anni per le versioni “server”.

Le caratteristiche sono quelle che hanno reso amata questa distribuzione: solida base Debian e un gran lavoro sull’usabilità. Le novità, comuni ad altre distribuzioni uscite in questo periodo, sono l’ambiente Gnome 2.14, il kernel linux 2.6.15.6, GCC 4.0.3, OpenOffice 2.0.2, e una miriade di applicazioni Linux all’ultimo grido.

Notevoli i miglioramenti, tra cui un avvio più veloce, il nuovo CD live con installatore, il nuovo Gnome Power Manager, e il NetworkManager.

Particolare cura è stata rivolta all’inedita versione server, con kernel specifici, tra cui il “big iron”, particolarmente adatto per sistemi con più di otto CPU. Secondo Shuttleworth, i tradizionali punti di forza della distribuzione Desktop sono stati trasferiti a quella Server.

Chi sta usando questa nuova distribuzione, come il sottoscritto, è rimasto colpito dalla velocità di avvio di sistema e di applicazioni, dall’efficacia del motore interno beagle, ma soprattutto dalla possibilità di cambiare utente grafico senza chiudere la sessione corrente.

In pratica è possibile tenere aperte più sessioni grafiche contemporaneamente, passando dall’una all’altra con una combinazione di tasti ctrl-alt-FX. Chi ha il PC sempre acceso e bambini in casa, sa quanto questa caratteristica possa essere utile.

Rilasciati FireFox e Thunderbird 1.5.0.4

Monday, June 5th, 2006

[e-linux.it]Mozilla Foundation annuncia il rilascio delle nuove versioni del popolare browser FireFox e del client di posta Thunderbird.

Si stratta di nuovi update dei programmi open source con la quale vengono risolti alcuni bug di sicurezza.
Gli update si incentrano nuovamente sulla sicurezza, come detto, in particolare essi risolvono numerose falle e wornings che potrebbero consentire a malintenzionati di mandare i crash il sistema ed, in alcune situazioni, di di eseguire codice da remoto.
Le principali estensioni per entrambi i programmi sono già state aggiornate e rese compatibili con le nuove versioni. I downloads sono disponibili attraverso il sistema di auto-update, introdotto da Mozilla a partire dalla release 1.5 dei prodotti, oppure sono reperibili ai seguenti link:
Firefox –> http://www.mozilla.com/firefox/
Thunderbird –> http://www.mozilla.com/thunderbird/

ThePirateBay, infuria la polemica

Monday, June 5th, 2006

[tgcom.it]Alta tensione in Svezia. Dopo il clamoroso sequestro di “The Pirate Bay”, uno dei siti più utilizzati del network peer-to-peer BitTorrent, a Stoccolma il popolo della Rete è in rivolta. Proteste, accuse e atti dimostrativi hanno invaso le strade e il Web. Alcuni siti della polizia svedese sono stati attaccati e centinaia di persone sono scese in piazza per protestare. Nel mirino dei più accaniti sostenitori del P2P sono finite anche le major americane, accusate di aver architettato la “retata” e fatto pressioni per il sequestro dei server.

Perplessità sui modi e sulla reale utilità dei blocchi applicati a ThePirateBay.org sono giunti anche da una larga fetta dell’opinione pubblica, secondo cui l’operazione repressiva contro il file-sharing sarebbe solo un’inutile spreco di risorse. “Le priorità sono altre - ha dichiarato Johan Linander, portavoce del Centerpartiet, importante partito svedese d’opposizione - Vogliamo capire se dietro questa azione vi siano pressioni del Governo americano. Credo che tutto questo puzzi di influenza politica diretta e noi vogliamo che sia chiarito chi veramente ha fatto cosa”.

A preoccupare gli svedesi non sono solo i soldi impegnati nel sequestro, ma anche le modalità restrittive del blitz contro i gestori del portale. Ipotizzando anche una colpevolezza per i promotori del sito, ci si troverebbe infatti di fronte a un illecito amministrativo e in assenza di un procedimento penale sarebbe difficile giustificare ai cittadini il fermo di tre persone, le perquisizioni delle loro case e il sequestro dei server. La questione si fa di ora in ora sempre più difficile, vista anche la presa di posizione del Partito dei Pirati e dei sostenitori del movimento Pyratbyran.

A Stoccolma, sabato è stata organizzata una manifestazione pubblica a cui hanno aderito centinaia di persone. Il sequestro di “The Pirate Bay” non è certo passato inosservato ed è visto come un abuso delle libertà costituzionali. Le autorità dovranno prenderne certamente atto.

Nel frattempo i gestori del server blindato dalla polizia di Stoccolma hanno reagito al blitz e hanno spostato il sito su un server olandese. A tempo di record, come sottolinea l’home page del portale, ThePirateBay, dunque è tornato online. “Molte operazioni non sono ancora disponibili - si legge online - a causa di problemi politici ma entro breve tutto tornerà come prima”.

Ma non è tutto qui. Tobias Andersson, portavoce di The Pirate Bay, ha infatti annunciato che il nuovo sito avrà un network di mirror, ovvero di portali gemelli, in grado di renderlo più dinamico e pronto a rispondere alle offensive delle major internazionali. “Ora sarà molto più forte - ha spiegato Andersson - Se la polizia chiuderà un sito, ci saranno gli altri mirror a garantire le funzionalità di Pirate Bay”. L’offensiva del file-sharing non si è fatta attendere molto e i contorni della vicenda non lasciano molto spazio a compromessi di alcun genere con la polizia svedese. “Vogliamo le scuse della polizia e del ministero della Giustizia - ha detto Andersson - e rivogliamo i nostri server”. La battagli è appena iniziata. Nel frattempo il cuore di “The Pirate Bay” è tornato a battere.

Microsoft: Microsoft toglie il supporto PDF e METRO al suo nuovo Office 2007

Monday, June 5th, 2006

[webmasterpoint.org]Nei giorni scorsi si era parlato di una probabile denuncia da parte di Adobe nei confronti di Microsoft per la decisione della società di Bill Gates di inserire nel nuovo Office 2007 il salvataggio e la gestione dei file in formato PDF da Office 2007.

Ma, dopo una lunga trattativa (Adobe e Microsoft collaborano con soddisfazione da parte di entrambi le parti da diversi anni) Microsoft ha reso noto due giorni fa che rimuoverà il supporto per il salvataggio dei file in formato PDF da Office 2007, la sua nuova suite di programmi per l’ufficio, attesa per inizio anno prossimo e recentemente resa disponibile in versione beta 2 pubblica.

Nonostante il PDF sia presentato come un formato “aperto” e sia integrato in OpenOffice e nel sistema operativo Mac OS X di Apple (e molti altri software), Adobe apparentemente avrebbe visto l’integrazione in Office 2007 come una reale minaccia per il suo business.

Adobe ha chiesto a Microsoft di fornire la funzionalità di esportazione in PDF a pagamento, cosa che l’azienda di Gates ha rifiutato di fare, anzi ha lasciato ancora aperta la possibilità di rendere disponibile gratis online un add-on ad Office 2007 per il salvataggio e la gestione dei documenti PDF.

Brian Jones, program manager di Microsoft Office, che ha curato lo sviluppo del formato Open XML, commenta in un blog post: “PDF viene normalmente visto con uno standard aperto e ci sono altre suite office disponibili che hanno già integrato il supporto per l’output PDF. Non mi sembra che offriamo funzionalità diverse da tanti altri … Adobe è sta molto buona con i clienti, in particolare negli ambienti governativi, rendendo PDF disponibile come open standard. È incredibile che ora voglia ritrattare il suo impegno di ‘apertura’”.

A queste  affermazioni  Adobe ha ribattuto ufficialmente così: “Microsoft è un nostro partner estremamente importante e noi siamo uno dei più grandi developer commerciali di software per Windows … Detto questo, come il nostro CEO Bruce Chizen ha ripetutamente affermato in passato, Microsoft detiene un monopolio e siamo sempre preoccupati delle possibilità di abuso di questo monopolio … Non commentiamo per ora i contenuti dei nostri dibattiti con Microsoft”.

Molti gruppi del settore sembrano, però, questa volta essere dalla parte di Microsoft.

Jonathan Zuck, Presidente della Association for Competitive Technology (ACT) commenta: “Se i recenti report sono esatti, Adobe sta cambiando il PDF da un open standard a un double standard. Sembra … che lo standard PDF sia ora aperto per l’implementazione solo per alcuni e non per tutti”.

Ma a complicare ancora di più l’intera vicenda, a dimostrazione, molto probabilmente, che Microsoft non vuole assolutamente rovinare i rapporti con Adobe, è che la società di Bill Gates ha deciso di eliminare dal suo nuovo Office 2007 anche il supporto XML Paper Specification (XPS), conosciuto anche come “Metro”, un nuovo standard di gestione e archiviazione documenti realizzato da Microsoft anche in collaborazione con Adobe.

Brian Jones, program manager di Microsoft Office, ha spiegato dal suo blog che con la decisione di rimuovere anche il supporto per XPS, Microsoft vuole assicurarsi di non dare al suo formato un vantaggio sleale nei confronti di PDF (probabilmente, anche in questo caso, aggiungiamo noi, si era delineata la possibilità che Adobe facesse ricorso alle autorità antitrust europee ed americane).

Microsoft, comunque, ha annunciato senza esitazione che per il nuovo formato Metro, sarà disponibile certamente un aggiornamento online di office per poterlo integrarlo gratuitamente.

Certo, quello che sta avvenendo tra i rapporti tra Adobe e Microsoft è assolutamente “strano”, anche perchè le due società, soprattutto per il nuovo standard Metro hanno lungamente lavorato insieme come afferma dal suo blog Andy Simonds, Group Program Manager per Windows, cercando di spiegare la vicenda:
“Per anni abbiamo condiviso con gli sviluppatori Adobe i piani dettagliati su XPS … abbiamo anche fatto molte modifiche di design basandoci sui loro input … hanno partecipato alle nostre conferenze e alle plug-fest (meeting tenuti da Microsoft per mostrare ai partner le nuove tecnologie) e li consideriamo un partner importante di Microsoft …

… Noi vediamo XPS come una piattaforma e riteniamo che i miglioramenti offerti da XPS porteranno a benefici sia ai prodotti Adobe sia agli altri milioni di clienti e partner che sfruttano la piattaforma Windows … Sfortunatamente Adobe ha fatto pressione perché rimuovessimo XPS da Windows. Dati i chiari benefici di XPS per i nostri clienti e partner, questa era una cosa che non potevamo fare …

… Il supporto XPS è per molti versi una naturale evoluzione della piattaforma Windows. Windows ha sempre offerto un modo per pubblicare documenti (in formato di stampa) ed è naturale portare avanti la piattaforma migliorando la qualità dell’output dei documenti, rendendoli maggiormente programmabili e consentendo una transizione senza soluzione di continuità tra gli scenari di visualizzazione e stampa … Detto questo, per sciogliere le preoccupazioni di Adobe abbiamo stabilito che gli OEM potranno scegliere per i loro PC se includere XPS come parte di Windows. I miglioramenti sostanziali nel printing che abbiamo integrato in Windows (Vista), dove abbiamo usato XPS come formato file di spool, non potranno essere rimossi. Dato che questi rendono il processo di stampa migliore per tutti, e dato che Adobe e tutti gli altri che servono il mercato del printing hanno interesse che il printing venga migliorato in Windows, non c’e stata alcuna controversia su questa funzionalità”.

Un accordo europeo dimezza le tariffe del roaming

Monday, June 5th, 2006

[ilsole24ore.com]Dopo l’allarme scatenato dalle minacce dell’Unione europea alcuni tra i principali operatori di telefonia mobile in Europa hanno concordato una riduzione di circa il 50% del prezzo medio delle tariffe di roaming applicate tra gli operatori; è quanto si legge in una nota congiunta di Orange, Wind ,Telecom Italia, Telenor, TeliaSonera, T-Mobile, la cui clientela rappresenta complessivamente quasi 200 milioni di utenti di telefonia mobile nell’Unione europea.
Nel marzo scorso Viviane Reding, che guida l’organismo di regolazione del settore telefonico dell’Ue, aveva proposto misure tali da produrre un taglio complessivo nelle vendite pari a 10 miliardi di euro coinvolgendo anche altri big come la britannica Vodafone e la spagnola Telefonica, per adesso estranei all’accordo.

«Il mercato - ha commentato Rene Obermann, chief executive officer della tedesca T-Mobile (Deutsche Telekom) - dimostra così di funzionare e di non avere bisogno di interventi regolatori dall’esterno». I sei operatori hanno concordato di fissare un tetto massimo alle tariffe medie all’ingrosso che ciascun operatore pratica agli altri per la fornitura di servizi di roaming, pari a 45 eurocent al minuto dall’ottobre 2006 ed a 36 eurocent al minuto dall’ottobre 2007, con una riduzione di circa la metà rispetto ai prezzi attuali.

Sarà un apposito organismo indipendente, si legge in una nota, a condurre le revisioni sull’applicazione delle riduzioni ai prezzi medi dei servizi di roaming nel gruppo di operatori. Tale organismo indipendente pubblicherà, con cadenza semestrale, un indice che evidenzierà l’andamento dei prezzi praticati all’utenza finale. Gli operatori aderenti all’iniziativa, che forniscono servizi in quasi tutti i Paesi Ue, proporranno l’applicazione del tetto delle tariffe all’ingrosso, a condizioni di reciprocità, a tutti gli operatori disponibili. Uno dei vantaggi principali di questo progetto rispetto a quello proposto dalla Commissione Europea, sottolinea la nota, è che il primo lascia spazio alla concorrenza sui prezzi e i servizi tra gli operatori di telefonia mobile sia nel mercato all’ingrosso che a livello degli utenti finali. Il gruppo di operatori promotori dell’iniziativa ha esteso a tutti i gestori mobili dell’Area economica europea l’invito ad aderire al codice di condotta proposto.

Texas, migliaia di webcam anti-immigrati,

Monday, June 5th, 2006

[corriere.it]Le telecamere serviranno per controllare 1.600 chilometri di frontiera con il Messico. Numero verde per avvisare la polizia

AUSTIN (Texas) - La frontiera con il Messico è troppo estesa e tenerla sotto controllo con le tradizionali pattuglie di polizia risulta dispendioso e complicato. Così le autorità del Texas hanno pensato bene di ricorrere alla tecnologia e di installare web cam per controllare l’intera border line che separa i due stati. Non solo: hanno pensato bene di arruolare l’intera popolazione statunitense, e volendo anche mondiale, per il ruolo di controllore.
CONTROLLI VIA INTERNET - Saranno infatti i navigatori del web a tenere monitorata, dallo schermo del prprio pc, la frontiera tra Messico e Usa e a telefonare alla polizia qualora si accorgano di qualunque segnale di attraversamento illegale. L’iniziativa è stata annunciata giovedì dal governatore del Texas, Rick Perry, intervenuto ad un meeting di funzionari di polizia. «Una frontiera più sicura è quello che gli americano vogliono - ha detto - ed è quello che richiede anche l’esigenza di sicurezza del Paese. Il Texas si appresa a fare esattamente questo».
IL NUMERO VERDE - Le web cam costeranno circa 5 milioni di dollari e saranno disposte lungo una linea di circa 1.600 chilometri. I navigatori di Internet che potranno curiosare dalla rete tra le immagini diramate dalle telecamere avranno anche la possibilità di rendersi utili e di contattare le autorità per segnalare i movimenti anomali che dovessero essere riscontrati. Per agevolare questa opera di delazione è stato istituito un apposito numero verde gratuito.
SOLDATI IN CALIFORNIA - Il governatore Perry, un repubblicano che a novembre sarà nuovamente in corsa per la rielezione, cerca dunque di non essere da meno rispetto ai suoi omologhi degli altri Stati di frontiera. Tra questi l’ex attore Arnold Shwarzenegger, che in California ha accettato, dopo le iniziali peprlessità, la proposta di Bush di far presidiare il confine ai soldati della Guardia Nazionale. Sempre in California gruppi di cittadini volontari si sono organizzati per presidiare in proprio le frontiere: lungo un tratto del confine, su una proprietà privata, hanno anche avviato la costruzione di una barriera protettiva, giustificandosi dicendo: «Facciamo quello che lo Stato non fa».