Archive for May, 2006

Google è una nuova Microsoft?

Tuesday, May 16th, 2006

[mytech.it] Proprio come la storia dell’uomo, caratterizzata dalla nascita e dal declino di un impero dopo l’altro, anche l’industria informatica, nei pochi decenni della sua esistenza, è stata dominata da una grande azienda dopo l’altra. Durante l’era del mainframe era l’Ibm a indossare la corona, ma poi, con il passaggio a macchine più piccole nell’era del personal computer, ha annaspato e si è vista usurpare il trono dalla Microsoft. Oggi, all’alba della nuova era dei servizi su Internet, molti considerano Google l’erede al trono. La nuova arrivata è maturata, diventando un potente gigante del settore, e nell’ambiente informatico, affermare che “Google è diventata la nuova Microsoft” è ormai diventato un luogo comune. È vero?
Il paragone è al tempo stesso un complimento e un rimprovero: è un complimento perché denota che ora Google è diventata l’azienda che definisce l’ambiente in cui operano altre società tecnologiche, proprio come hanno fatto, a loro tempo, Ibm e Microsoft. Come accadeva per Microsoft nel suo periodo d’oro, oggi Google è l’azienda tecnologica in cui aspirano a lavorare i geni dell’informatica, incarna lo zeitgeist della tecnologia ed è una società estremamente apprezzata il cui nome è familiare a tutti. Il confronto però è anche un rimprovero perché evidenzia la crescente preoccupazione che Google oggi sia diventata così potente da non far più del bene nemmeno a se stessa o al proprio settore o, addirittura, al mondo in genere.

TROPPO POTERE
Per molti, Google è la principale porta di accesso a Internet. Per molte aziende on-line, ottenere una buona posizione nel suo motore di ricerca, il cui funzionamento costituisce un segreto custodito molto gelosamente, è una questione di vita o di morte. I critici (incluso Bill Gates della Microsoft) sostengono che nelle mani di Google si è concentrato troppo potere. Pare che la Microsoft e altre grandi società operanti su Internet, tra cui eBay, Amazon e Yahoo!, stiano attualmente studiando varie alleanze per creare un contrappeso contro il nuovo mostro della rete. E le aziende più piccole si sentono ancora più vulnerabili: non appena Google afferma di voler entrare in un particolare mercato, i pesci piccoli di quel settore corrono ai ripari, a meno che non siano così fortunati da essere acquisiti da Google.
E non è solo una questione di affari. Lo scorso gennaio, Google ha danneggiato irreparabilmente la propria reputazione presso i fanatici della tecnologia più idealisti, aprendo una versione censurata del proprio servizio di ricerca per gli utenti cinesi. Come sostengono i critici, cedendo al governo cinese, Google ha svuotato di significato il motto aziendale, “don’t be evil” (non essere cattivo, ndt). Dagli esordi come semplice motore di ricerca, le ambizioni sempre più alte di Google, aumentate da una serie di nuove iniziative svelate durante la sua annuale Giornata dei media, oggi la fanno apparire sia temibile sia incoerente nel suo tentativo di allargarsi sempre più. Lo stesso destino era toccato a Microsoft.
Ma dov’è la differenza?

DIFFERENZE TRA GOOGLE E MICROSOFT
Tuttavia, tra Google e Microsoft esistono delle differenze fondamentali. Innanzitutto, Google è molto più innovativa e la scelta di lavorare con team piccoli e flessibili le ha permesso fino a oggi di rimanere innovativa pur ingrandendosi. Microsoft, al contrario, è andata in crisi proprio a causa della sua dimensione e della sua posizione dominante. È meno innovativa nei mercati in cui deve fare i conti con una concorrenza meno forte, come i sistemi operativi, il software per ufficio e i browser web, ma, stranamente, è ancora capace di modernizzarsi nei settori in cui ha rivali potenti (soprattutto in quello dei videogame).
Comunque, ciò che più conta sono le differenze che suggeriscono che Google non riuscirà a imporre un blocco del settore alla maniera di Ibm o Microsoft. La posizione dominante di Ibm era dovuta al fatto che era proprietaria dell’hardware e del software dei propri computer mainframe. Nell’era del Pc, l’hardware è diventato un bene di largo consumo e la Microsoft si è costruita un monopolio molto redditizio incentrato sul proprio sistema operativo proprietario, Windows. Ma nella nuova era dei servizi Internet dominano gli open standard, i rivali sono sempre a distanza di un solo click del mouse, e le aziende hanno molto meno possibilità di imporre un blocco con beni proprietari.

Provate a non usare software Microsoft per un giorno, soprattutto se lavorate in un ufficio, e vi renderete conto delle difficoltà; ma sopravvivere a un giorno senza Google è relativamente facile. Google ha concorrenti forti in tutti gli ambiti in cui opera: i motori di ricerca, la pubblicità on-line, il mapping, i servizi software, e così via. Le ditte importanti come Yahoo!, che prima appaltava le operazioni di ricerca a Google, sono passati ad altre tecnologie. La quota di mercato di Google è passata da percentuali vicine all’80% a un mero 50% di oggi. Forse, la prova più chiara del fatto che il continuo predominio di Google non è inevitabile è il destino di AltaVista, il precedente big della ricerca in Internet. Chi se lo ricorda oggi?
Senza un blocco con beni proprietari a proteggere la sua posizione dominante, Google dovrà lavorare sodo per restare in vetta. Ed è qui, alla fine, che il paragone con Microsoft non regge più. Google può forse essere l’elemento che più si avvicina a una Microsoft della nuova era, e di certo le due aziende si vedono reciprocamente come due grandi rivali, ma una delle cose migliori dell’era di Internet è che non si può dare per scontato che finisca con l’essere dominata da un unico gigante stile Microsoft.

Cassazione: mandare troppi sms è reato

Tuesday, May 16th, 2006

[alground.com] Tempestare di messaggini sms gli utenti dei telefoni è un vero e proprio reato. E’ questa la sentenza della prima sezione penale della Cassazione, riguardo alla causa aperta da Gainfranco G. nei confronti di Rosalia C. I due, dopo una storia finita male, avevano litigato e sembra che Rosalia abbia cominciato a spedire u numero esagerato di sms a Gianfranco, “furibondi, pieni di rancore e gelosia”. Arrivati in tribunale, e condannata Rosalia dal tribunale monocratico di Udine, la sentenza della Corte di Cassazione, non solo ha confermato la pena di trecento euro di multa a Rosalia per il reato, ma ha stabilito che quest’ultima pagasse le spese processuali. Inutile il tentativo della difesa di scardinare il ragionamento per cui gli sms sono paragonabili a telefonate moleste, i giudici hanno stabilito che anche gli sms “sono in grado di ledere la tranquillità altrui”.

Al di là della storia d’amore finita male, la sentenza della Cassazione conferma per la prima volta l’invio di troppi sms come vero e proprio reato, passibile di pena. La differenza fra gli sms e le lettere, infatti, consiste nel fatto che nel caso dei messaggini è impossibile verificare il mittente prima della lettura del messaggio, impedendo di evitare il fastidio arrecato da sms irridenti, sfottenti o, addirittura, osceni.

Ogni anno in Italia vengono spediti 23 miliardi di SMS, per un giro di affari di 730 milioni di Euro. L’impatto degli SMS è oramai tale che chi possiede un cellulare difficilmente può fare a meno di spedire e ricevere messaggi. La crescita è tumultuosa, di oltre 41 punti percentuali rispetto al 2001. I messaggi sono parte integrante della vita sociale di molti milioni di individui, in una società sempre più virtuale.

“Gli SMS - ha dichiarato Andrea Granelli, Direttore di Telecom Italia Lab - sono un fenomeno rivoluzionario e dalla portata inizialmente imprevista, che hanno portato a grossi mutamenti nella società. Si è avuto un impatto immediato sul linguaggio, che è diventato più conciso, tralasciando le vocali, come ad esempio avviene nella lingua ebraica, mentre in alcuni paesi come il Giappone si è giunti a comunicare per icone, come ai tempi dei geroglifici. Il vantaggio è che il telefonino è legato alla persona e quindi permette di ricevere le notizie che si vogliono e di rimanere a contatto con i propri cari 24 ore su 24″.

“Negli SMS manca l’impatto della voce - dichiara Gian Luigi Mansi, Psicoterapeuta autore di un libro sull’argomento, intitolato “SMS: Straordinaria fortuna di un uso improprio del telefono”, - che comunica emozioni, e contemporaneamente si evita di esporsi direttamente, contando anche sullo scarto necessario tra invio e ricezione del messaggio. Per gli adolescenti è un mezzo importante per esprimere i sentimenti più caldi, che di persona generano imbarazzo, e per questo, a mio parere, difficilmente i giovani utilizzeranno gli MMS per mandare immagini proprie. Il limite dei 160 caratteri comporta, poi, la necessità di andare subito al cuore comunicativo del messaggio, ma allo stesso tempo pone il rischio del malinteso, rafforzato dal vincolo spaziale derivante dalle dimensioni dello schermo”.

Apple prepara l’ipod-telefonino

Tuesday, May 16th, 2006

[ilsole24ore.com] Apple è pronta a sbarcare nei telefoni cellulari.
Una mossa obbligata per la multinazionale di Cupertino, il cui business sui lettori audio, i famosi e modaioli iPod, rischia di essere eroso dall’avanzare dei telefonini dotati di lettore di musica digitale in formato compresso con memoria ad alta capacità, basati su disco fisso o su flash memory, come gli ultimi modelli di Nokia, gli Nseries, di Samsung e di Sony Ericsson. Quest’ultima ha persino rispolverato il mitico marchio Walkman: quello che ha acceso oltre un quarto di secolo fa la rivoluzione, analogica, della musica da passeggio.
Ed ecco che la casa della Mela Bianca pare finalmente pronta a reagire entrando in un mercato per lei del tutto nuovo: quello dei cellulari con il lettore audio, o meglio dei riproduttori musicali con telefonino incorporato. Lo hanno annunciato oggi a Tokyo fonti specializzate secondo cui per produrre questi dispositivi della terza generazione la società di Steve Jobs ha deciso di collaborare con la giapponese Softbank, detentrice nell’arcipelago del Sol levante del marchio Vodafone. La decisione è venuta dopo che Softbank si è vista sopravanzare dalle sue principali concorrenti nipponiche, la Kdd e la Ntt DoCoMo, nella fornitura di filesharing su telefonini.
Per Apple si tratta di un passo epocale, una nuova evoluzione dopo quella che la ha vista trasformasi da produttrice di computer personali a costruttore di riproduttori audio e di operatore della distribuzione musicale con il suo negozio-servizio iTunes. Ma la nuova linea di prodotti potrebbe essere funzionale a cavalcare l’onda del successo prima che la moda iPod entri dal suo apogeo in fase declinante, sulla scia magari di un’accresciuta consapevolezza dei consumatori che oltre agli iPod esistono tanti (e ottimi) lettori Mp3 anche di costo più basso di quelli Apple. L’arrivo degli ipod-fonini rappresenta infine una seconda sortita dopo il tentativo il Motorola Rokr, il primo telefonino con iTunes integrato: un bel telefonino seppur distante dai canoni estetico-funzionali di Apple. Con lo sbarco di Jobs nei cellulari si apre una partita importante. È improbabile che la Mela possa scalfire i grandissimi numeri dei giganti consolidati di terminali per la telefonia mobile, ma potrebbe comunque conquistare quote di mercato nella nicchia dei telefonini multimediali di fascia alta come i Nokia N91, i Samnsung Sgh-i300x o il Sony Ericsson W800: modelli, questi, considerati, dei veri e propri ipod-killer.

Firefox va forte in Europa, non tanto in Italia

Tuesday, May 16th, 2006

[lastampa.it] Venti per cento. E’ questa la soglia di diffusione che Firefox ha superato nella maggioranza dei paesi europei. Lo dice un sondaggio condotto a metà aprile da XiTi Monitor, che conferma la crescita del browser open source e il suo ruolo di sempre più concreto rivale di Internet Explorer nel settore dei software per la navigazione online.

Distribuito per la prima volta a febbraio del 2004 e inizialmente gettonato soprattutto negli ambienti open source, Firefox si è pian piano ritagliato uno spazio considerevole anche tra il pubblico mainstream, soprattutto quello del Vecchio Continente.

Secondo la ricerca di Xiti Monitor, in Europa Firefox può ormai contare su una diffusione a ridosso del venti per cento (19,8), contro il 18.6 in Oceania, il 15.6 in America del Nord, il 10.2 in Africa, il 9.1 in Asia e l’8.7 in America del Sud.

A livello di macroregioni, Firefox è quindi più forte nell’area occidentale e più industrializzata del globo. Subisce invece ancora la schiacciante maggioranza di Internet Explorer nei continenti più poveri e in via di sviluppo.

All’interno dell’Europa, ci sono tre nazioni in cui il browser distribuito gratuitamente dalla Mozilla Foundation ha superato addirittura il 30%: Slovenia (35,8), Finlandia (33,1) e Croazia (31,3). Nel complesso, il software va molto bene nell’area mitteleuropea, in Scandinavia, nei paesi balcanici e nelle Repubbliche Baltiche. Fatica invece in Gran Bretagna e sul Mediterraneo.

Nella classifica europea, l’Italia è molto indietro, ventiquattresima con l’11,8 per cento. Tuttavia, ha la prerogativa di essere uno dei paesi in cui si registra un maggiore sbalzo di utenza a cavallo del weekend. Il che sottintende, secondo gli analisti di Xiti Monitor, una maggiore diffusione di Firefox in ambiente domestico e di Internet Explorer negli uffici e nelle aziende.

Per quanto il tasso di diffusione di Firefox cresca continuamente, la leadership mondiale rimane comunque saldamente nelle mani di Internet Explorer. In un’altra ricerca pubblicata in questi giorni e fornita dall’istituto d’analisi olandese OneStat, il software di Microsoft viene accreditato di un controllo dell’85 per cento del mercato mondiale, contro il 12 scarso di Firefox. Seguono Apple Safari al 2%, Opera allo 0,79% e l’ormai praticamente scomparsa Netscape allo 0,15%.

Miniborgo cuneese adotta videosorveglianza wireless

Tuesday, May 16th, 2006

[reuters.it]  MILANO (Reuters) - Un sistema di videosorveglianza wifi a basso impatto ambientale consentirà un controllo capillare del territorio ad un borgo del Cuneese con appena 300 abitanti, che vivono però sparsi su una zona di tredici chilometri quadrati.

E’ quanto ha annunciato in una nota WiFi Company, azienda di tecnologie wireless che ha realizzato per Marsaglia, comune della provincia di Cuneo l’impianto di controllo wifi che collega, attraverso una rete territoriale wireless integrata e automatica, tredici telecamere posizionate in 6 punti strategici del territorio.

Una particolare tecnologia, spiega l’azienda, che consente l’identificazione in motion detection, ovvero con rilevatore di movimento, interamente digitale e a colori; per le ore notturne l’impianto opera in infrarosso assicurando la più completa sicurezza.

“I piccoli comuni sono spesso tali solo per numero di abitanti, non per superficie coperta, solo che a differenza dei grandi sono i più penalizzati dal divario tecnologico che li isola dal resto della nazione, ponendoli ai margini dello sviluppo economico e culturale”, dice secondo quanto riportato dalla nota Franca Biglio, vicesindaco di Marsaglia e presidente Anpci, l’associazione dei piccoli comuni italiani.

“Grazie all’impiego delle moderne tecnologie, wi-fi e satellite in particolare, anche un piccolo centro come Marsaglia può mettersi al passo con il Paese, senza incrinare quell’antico equilibrio uomo/natura che fa dei piccoli centri la riserva più autentica di una migliore qualità della vita”, aggiunge.

Secondo quanto rilevato da Sergio Levrino, direttore generale di WiFi-Company, le tecnologie wireless possono contribuire significativamente a diffondere innovazione su tutto il territorio e garantirne la sicurezza con minimi impatti, ma grandi benefici per la qualità della vita.

“Dimostrazione ne è questo progetto che coniuga un elevato profilo tecnologico a una grande semplicità d’impiego, oltre al rispetto dell’ambiente, vista l’assoluta non invasività degli apparati”, aggiunge.

Il sistema completamente automatico, spiega ancora Levrino, non richiede alcuna conoscenza specialistica da parte degli utilizzatori “con grande vantaggio per l’amministrazione comunale e il suo personale”.

Ue produce 63,6 mln tonnellate Co2 al di sotto quota

Tuesday, May 16th, 2006

[reuters.it] BRUXELLES/LONDRA (Reuters) - Le emissioni di anidride carbonica dell’Unione Europea nel 2005 sono state 63,6 milioni di tonnellate al di sotto della quota prevista, secondo un funzionario dell’Ue.

Le emissioni per il 2005 sono state di 1,785 miliardi di tonnellate, contro la quota di 1,8486 miliardi di tonnellate, ha detto oggi il funzionario.

In precedenza la Commissione aveva detto che le emissioni sono state al di sotto della quota complessiva di 44 milioni di tonnellate, ma il funzionario ha spiegato che per quel dato l’esecutivo dell’Ue si era basato sulla media del periodo 2005-2007.

I dati confermano quanto riportato venerdì da Reuters secondo cui la maggior parte degli stati membri è rimasta sotto la quota di emissioni di gas serra permessa, e ciò suggerisce che il blocco è stato fin troppo generoso nelle concessioni a inquinare.

La Germania ha detto che renderà retroattivi i tagli alle sue quote di emissioni di Co2 del 2005 dopo che l’Ue ha mostrato che Berlino ha risparmiato 21 milioni di tonnellate, pari al 4%.

Il prezzo delle concessioni europee alla emissioni di Co2 è salito del 50% a 14,00 euro per tonnellata sul neonato mercato Europeo delle emissioni di anidride carbonica.

Il recupero in controtendenza sulle perdite è avvenuto venerdì, dopo il report di Reuters. Gli analisti hanno detto che i dati hanno confermato che alcuni governi Ue, preoccupati dell’impatto sull’industria e sulla competitività, hanno permesso alle industrie maggiori margini nella prima parte di applicazione del programma (2005-2007).

I singoli paesi hanno registrato prestazioni nei limiti — le emissioni tedesche sono state ben al di sotto delle quote, mentre la Gran Bretagna ha sforato di 33 milioni di tonnellate.

I dati farebbero pressione sulla Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Ue, per assumere una linea più decisa nell’approvare i limiti della seconda fase del programma, che copre l’arco 2008-2012 e coincide con il periodo in cui i governi devono effettuare i tagli ai gas serra per rispettare il protocollo di Kyoto.

Il sistema di scambio di emissioni è la pietra miliare dello sforzo europeo per realizzare gli obiettivi di Kyoto.

Mtv e Microsoft sfidano Apple nasce “Urge”, l’iTunes-killer

Tuesday, May 16th, 2006

[repubblica.it]ROMA - iTunes, il più famoso negozio online di musica digitale e prodotti multimediali targato Apple avrà molto presto un temibile avversario. Tra pochi giorni, infatti, nascerà - grazie a uno storico accordo tra Microsoft e Mtv - quello che è stato definito l’iTunes-killer: il suo nome è Urge.

Nato dalla partnership tra due colossi, quello del software (Microsoft) e quello dell’intrattenimento (Mtv), Urge si avvale anche della collaborazione di Cmt (Country Music Television) e WH1, uno dei siti musicali più visitati della rete. Il lancio del nuovo sistema avverrà quasi in contemporanea con quello del nuovo Media Player della Microsoft, giunto all’undicesima versione (in prova è già scaricabile gratuitamente da internet). Il funzionamento sarà del tutto simile a quello del rivale iTunes: l’utente, direttamente dal Media Player o in alternativa dai siti Microsoft e Mtv, potrà navigare all’interno di una grande libreria musicale, dove potrà ottenere informazioni su brani, album, artisti, classifiche. Una volta scelto cosa comprare, basterà trascinare col mouse il prodotto nel carrello e completare la transazione: in pochi secondi il brano musicale sarà trasferito sul computer.

Al momento del lancio saranno disponibili circa due milioni di brani, poco meno di quelli a disposizione su iTunes. Tra questi ci saranno anche alcuni titoli in esclusiva, come ad esempio le performance canore andate in onda all’interno dei programmi televisivi di Mtv. Sarà possibile, inoltre, collegarsi a 130 differenti stazioni radio online.

Anche i prezzi dovrebbero essere allineati a quelli dei principali rivali: 99 centesimi di dollaro per scaricare una canzone. Saranno inoltre disponibili (cosa che su iTunes non esiste) anche due tipi di abbonamento al servizio: 10 dollari al mese per scaricare in maniera illimitata i brani e ascoltarli sul proprio computer, 15 dollari al mese per poterli anche trasferire su un dispositivo portatili (ma l’iPod, il riproduttore di musica digitale più diffuso al mondo, non è - ovviamente - compatibile).

Secondo le indiscrezioni che trapelano da numerosi siti web del settore gli introiti maggiori arriveranno proprio dalla vendita dei riproduttori musicali compatibili: decine di lettori di ogni tipo targati Urge con ogni probabilità invaderanno il mercato entro il periodo natalizio. Per adesso sono già disponibili alcuni apparecchi progettati da importanti aziende del settore (Samsung, Creative, iRiver).

“La chiave del successo della Apple - spiegano gli analisti - è che ha creato un intero ecosistema” che va dalla procedura di scaricamento dei brani all’hardware appositamente creato per ascoltarlo. “Ciò che Microsoft sta tentando di fare è creare una cosa del tutto simile”.

Dopo il lancio dei servizi di “download legale” targati Napster e RealNetworks, che per adesso non sono riusciti a mettere in difficoltà la Apple di iTunes, quella di Urge sembra la vera grande sfida dell’anno. Il nuovo sistema, infatti, essendo integrato (così come iTunes è integrato in tutti i computer targati Mac) nel prossimo Windows Vista e nella nuova versione di Windows Media Player (disponibile anche per Xp), offrirà a tutti gli utenti Microsoft un’estrema facilità di collegarsi, scaricare musica ed effettuare pagamenti.

Fino ad ora nessun concorrente è riuscito a spostare Apple dal trono di principale distributore di musica digitale: l’iPod, infatti, dal 26% del 2003 è diventato oggi il leader assoluto, con una diffusione sul mercato dell’80%.

Viaggiare in…Sicurezz@

Tuesday, May 9th, 2006

[ilmascalzone.it]Nuova veste grafica e nuovi contenuti nel sito http://www.viaggiaresicuri.mae.aci.it/ . Si tratta di un servizio fornito dal Ministero Affari Esteri e gestito in collaborazione con l’ACI.

Il sito mette a disposizione del cittadino informazioni di carattere generale sui Paesi esteri, ivi comprese quelle relative alla situazione di sicurezza. Si tratta di un servizio fornito dal Ministero Affari Esteri e gestito in collaborazione con l’ACI.

Le schede e gli avvisi per i viaggiatori che si recano all’estero sono basati su informazioni ritenute affidabili e disponibili alla data della loro pubblicazione e sono curate dal Ministero degli Affari Esteri e dall’ACI nell’ambito delle rispettive competenze.

Si ritiene opportuno porre in evidenza che le situazioni di sicurezza dei Paesi esteri possono rapidamente variare e che, nonostante la massima attenzione nel reperire le informazioni, i dati sono suscettibili di continue modifiche e aggiornamenti.
Sulla base di tali considerazioni è demandata ai singoli viaggiatori ogni decisione in merito al viaggio da intraprendere.

Nei paesi dove non vi sia una Rappresentanza diplomatica/consolare italiana, i cittadini possono richiedere, ai sensi dell’art. 20 (ex art. 8C) del Trattato di Amsterdam, l’assistenza delle Rappresentanze in loco degli altri Stati Membri dell’Unione Europea.
Le mappe riportate non hanno rilevanza da un punto di vista politico, bensì servono unicamente per riferimento geografico.

Le informazioni contenute nel sito si possono acquisire anche attraverso la Centrale Operativa Telefonica, attiva tutti i giorni (con servizio vocale nell’orario notturno):

dall’Italia 06-491115
dall’Estero +39-06-491115

Informazioni sulla sicurezza del trasporto aereo e sui vettori sono rese disponibili dall’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) sul sito  www.enac-italia.it  alla voce “Sicurezza del Trasporto Aereo - Informazioni sui Vettori” e attraverso il Numero Verde 800898121.

A marzo MSN più cliccato di Google e Yahoo!

Tuesday, May 9th, 2006

[peoplez.it]Stando ad una recente analisi di mercato realizzata dall’azienda leader nel settore ComScore, il portale di Microsoft MSN ha superato i rivali di sempre Google e Yahoo! in quanto a visitatori.
Nel comunicato stampa diffuso pochi giorni fa, la società ha annunciato che nel mese di marzo 2006 in tutto il Mondo 694 milioni di persone, di età minima di 15 anni, ha navigato su Internet.
Manco a dirlo gli Stati Uniti guidano la speciale classifica con oltre 150 milioni di utenti, mentre l’Italia si piazza al nono posto con quasi 17 milioni.
Ma è nella graduatoria dei portali più cliccati che arriva la sorpresa: i siti MSN-Microsoft hanno infatti fatto registrare oltre 538 milioni di visitatori unici, a fronte dei 496 di Google e dei 480 di Yahoo!. Seguono poi altri giganti del web come Wikipedia, Ask.com, eBay ed Amazon.
“Ma c’è un ma”, come si usa dire in questi casi: la classiffica sembrerebbe “corrotta” dal fatto che che gli utenti Windows si collegano regolarmente ai siti di papà Bill Gates per rimanere aggiornati con i sempre più indispensabili update del sistema operativo. Tutto da rifare?

Phishing: a Venezia primo esperimento ‘live’. I risultati? Preoccupanti

Tuesday, May 9th, 2006

[key4biz.it]Il phishing è una tecnica sempre più utilizzata dai criminali informatici per carpire a ignari utenti informazioni riservate quali password o numeri di carta di credito e usarle per perpetrare truffe online, ma non tutti conoscono le sue insidie, o almeno non fino in fondo.

L’inganno viene in genere compiuto mediante una falsa email che finge di essere inviata da un’organizzazione autorevole (di preferenza una banca) e contiene la richiesta di fornire informazioni personali adducendo le motivazioni più fantasiose. Numerosissime, in Italia e nel mondo, le persone che negli ultimi mesi sono state vittime di tale inganno, che rientra nella categoria del cosiddetto “social engineering”, ovvero fa leva sulla buona fede degli individui.

Per sensibilizzare le persone sulla necessità di essere molto cauti nel fornire informazioni personali, RSA Security e il mensile “Focus” hanno voluto replicare anche in Italia l’iniziativa “Live Phishing” già condotta a New York nell’agosto dell’anno scorso.

Come indica il nome dell’esperimento, si voleva verificare se anche nel mondo reale fosse così facile come in quello digitale indurre le persone a fornire informazioni riservate a sconosciuti. I risultati sono stati sorprendenti e…preoccupanti!

L’esperimento italiano è stato condotto il 4 e 5 febbraio scorsi a Venezia e, proprio come a New York, sono stati coinvolti solo turisti, per un totale di 100 intervistati ai quali sono state rivolte 20 domande, che comprendevano la richiesta di fornire informazioni quali indirizzo completo (con la scusa di voler inviare il catalogo di proposte turistiche di SicurTravel), telefono, cellulare ed email.

Proprio come avviene con il phishing perpetrato online dove le vittime vengono ingannate da mail apparentemente veritiere, anche per il phishing in Laguna gli intervistati venivano depistati dalla presenza di domande assolutamente innocue sulle preferenze turistiche inframmezzate a domande di carattere personale. Queste ultime, si supponeva, avrebbero dovuto generare dei sospetti perché non in linea con il presunto intento del sondaggio. Invece, sorprendentemente, solo 1 su 100 non ha “mangiato la foglia” rifiutandosi di rispondere, mentre tutti gli altri, chi più chi meno, hanno fornito risposte anche alle domande più personali.

Quasi tutti sono stati più che lieti di fornire nome, cognome, data di nascita e perfino il nome dei propri figli, degli animali domestici e addirittura il cognome da nubile della madre. Ovviamente le domande erano state scelte pensando alle informazioni più spesso (purtroppo) usate come password nel mondo web.

Ovviamente, al completamento del falso questionario, le risposte fornite sono state restituite all’intervistato - registrando in modo anonimo solo quante persone avevano fornito risposta a quali domande – cui è stato spiegato che si trattava solo di un esperimento volto a sensibilizzare le persone sui rischi di fornire informazioni personali a sconosciuti. A tutti è stata inoltre consegnata una mini-guida con consigli su come difendersi dal phishing online e, naturalmente, la copia gratuita di “Focus” promessa.

La copia omaggio della rivista era un’esca che si è rivelata estremamente efficace. Dai risultati, è infatti emerso che anche in Italia la semplice promessa di un omaggio porta troppe persone a fornire con noncuranza preziose informazioni personali, con risultati sostanzialmente uguali – in taluni casi addirittura più preoccupanti – di quelli registrati a New York.

Nel dettaglio, il 99% degli intervistati ha fornito il proprio nome e il 94% anche il cognome: peggio degli americani, che ‘solo’ nell’85% dei casi hanno comunicato queste informazioni.

Oltre il 90% ha fornito data e luogo di nascita: stessa percentuale registrata a New York.

Il 77% degli intervistati ha fornito il cognome da nubile della madre (a New York la percentuale era intorno al 70%). Un dato preoccupante, se consideriamo che questa informazione è spesso inclusa tra le domande di default fatte agli utenti che dimenticano la propria password!

Un po’ più di riserbo vi è stato nel fornire indirizzo ed email: solo il 41% degli intervistati ha rilasciato l’indirizzo e meno del 25% ha fornito telefono ed email, mentre negli USA queste informazioni sono state rilasciate dall’85% degli intervistati. Interessante però il fatto che a spingere i nostri connazionali a non rilasciare questi dati è stato – come da loro dichiarato - solo il timore di venire sommersi da pubblicità e volantini: non certo motivi di sicurezza, dunque!

Il 94% ha infine comunicato serenamente la squadra di calcio preferita, senza pensare come questa informazione sia una delle più comuni tra quelle usate come password, mentre il 91% delle persone ha fornito tranquillamente il nome del proprio animale domestico; l’85% non ha esitato a dare il proprio secondo nome o addirittura il nome dei propri figli

“Questa indagine dimostra come il fattore umano sia ancora la causa principale del dilagare delle truffe online, a danno di utenti e di aziende”, ha commentato Massimo Vulpiani, Country Manager di RSA Security Italia. “L’introduzione della legge 196 per la tutela delle persone e il trattamento dei dati personali ha contribuito a sensibilizzare gli individui sull’importanza della riservatezza delle informazioni personali ma, nonostante ciò, la strada da fare è ancora molta. Senza dubbio la responsabilità di proteggere le identità online non è legata solo ed esclusivamente ai singoli individui: qualsiasi azienda che si trova a gestire business online ha il dovere di proteggere le informazioni personali relative ai propri clienti di cui viene a conoscenza. Con la vasta offerta di soluzioni di autenticazione oggi disponibili, non ci sono più scuse per giustificare l’esposizione degli utenti a rischi che possono essere evitati”.

Effettivamente, molti intervistati si sono richiamati alla privacy per non fornire talune informazioni, ma poi le stesse persone ne hanno rivelate altre – come il cognome da nubile della madre o il nome dei propri figli – altrettanto personali e spesso usate come password perché facili da ricordare.

“Quasi ogni giorno ci arrivano in redazione segnalazioni di lettori che ricevono richieste di dati personali, informazioni sul conto corrente o sulle abitudini di acquisto: nella quasi totalità dei casi si tratta di truffe. Questo ci ha spinto a realizzare l’inchiesta. Perché la principale arma di difesa contro il phishing è già nelle nostre mani: dobbiamo imparare a non divulgare le informazioni personali che ci riguardano, anche se ci sembrano dati banali”, ha dichiarato Sandro Boeri, Direttore di Focus.

Ma l’intento dell’esperimento non era solo di dimostrare quanto sia facile approfittare della buona fede delle persone, ma anche di sensibilizzare le stesse sull’esigenza di tutelare con attenzione la propria identità. Per questo motivo, a tutti gli intervistati è stata fornita una breve guida di auto-difesa, che riportiamo qui di seguito e che è disponibile sul sito Focus.

10 consigli per proteggersi dai furti di identità

1.

Non comunicare a nessuno le tue password e come le crei e soprattutto non annotarle mai su fogli e foglietti alla portata di chiunque.
2.

Cerca di non usare sempre la stessa password per accedere a siti e servizi diversi e comunque modificala regolarmente: al minimo ogni 90 giorni.
3.

Usa password lunghe almeno 8 caratteri e alfanumeriche. Evita di usare parole di uso comune o informazioni personali.
4.

Evita di usare come password la stessa parola usata come login e combinazioni di lettere di tasti vicini sulla tastiera.
5.

Sii cauto nel fornire a sconosciuti informazioni personali apparentemente innocue quali la tua data di nascita perché potrebbero essere usate per indovinare le tue password.
6.

Se ti vengono chieste informazioni personali – nome, email, indirizzo, telefono, numero di conto corrente – verifica l’utilizzo che ne verrà fatto, se verranno protette e non saranno condivise con nessuno.
7.

Verifica sempre l’identità di chi – società o persona - ti chiede informazioni personali: se è in buona fede, non avrà problemi a fornire telefono e indirizzo fisico per consentirti di fare delle verifiche. Diversamente: diffida!
8.

Chiedi al tuo service provider (banca online o Internet provider) se offre strumenti più sicuri delle password per proteggere i tuoi conti correnti e account online dall’accesso non autorizzato.
9.

Quando fai acquisti online, verifica che sul bordo inferiore del browser appaia l’icona di un lucchetto. Ciò indica che la connessione e’ protetta. Inoltre verifica, cliccando due volte sul lucchetto, che all’interno della finestra appena comparsa sia presente lo stesso nome del sito web a cui sei collegato per usufruire del servizio.
10.

Non farti ingannare da email apparentemente innocenti ma in realtà assurde: banche e altre organizzazioni serie non chiedono mai via email dati riservati come password e numeri di conto corrente dei propri clienti. (a.t.)