Archive for May, 2006

E Microsoft lancia il pc ricaricabile

Thursday, May 25th, 2006

[corriere.it]Al via il pay-per-computer, un meccanismo studiato per diffondere l’informatica nei Paesi poveri e in quelli in via di sviluppo

REDMOND (Usa) - La sindrome del «devo chiudere il documento in tempo», ovvero prima che il computer utilizzato si spenga per esaurimento credito, è certamente nota a chi ha utilizzato pc in affitto negli hotel o negli internet café. Ora potrebbe diventare un’angoscia di massa, e addirittura una nuova modalità di vivere l’informatica. Oggi ho mezzo dollaro? Mi faccio una mezz’ora di navigata in internet, penseranno gli utenti dei cosiddetti Paesi emergenti. E accenderanno il computer di casa. Stiamo parlando dei computer ricaricabili, un’iniziativa lanciata da Microsoft in collaborazione con aziende quali Amd, Lenovo e Infineon, che il colosso di Redmond vorrebbe diffondere nei Paesi in via di sviluppo. Difficile dire se il progetto – che si chiama FlexGo – riuscirà a colmare il divario digitale. Di sicuro sembra un buon affare per Gates.
PC A TEMPO - L’idea è semplice: i consumatori acquistano un pc dotato di tutte le funzionalità (e di Windows XP) che costerebbe 600 dollari; lo pagano la metà, e la parte mancante viene rateizzata con delle schede ricaricabili. Un’ora di utilizzo costa circa 75 centesimi di dollaro. Quando vengono coperte tutte le ore mancanti per pagare la somma restante l’apparecchio diventa a tutti gli effetti dell’utente. Ma se nella fase precedente il credito si esaurisce il computer entra in un’oscura “modalità limitata” fino a bloccarsi definitivamente. Il che potrebbe far venire l’ulcera ai suoi precari proprietari, ma – sostiene la Microsoft – andrà incontro alle esigenze delle famiglie dei mercati emergenti, le quali spesso, oltre ad avere budget limitati, hanno redditi irregolari e imprevedibili.
DIVERSO APPROCCIO AL DIGITAL DIVIDE - Ecco quindi il perché delle carte ricaricabili, un fenomeno esplosivo nel settore della telefonia cellulare, che Gates e soci vorrebbero ripetere, alimentandolo questa volta con i Pc. Il progetto della multinazionale di Redmond va a tagliare la strada ai programmi contro il digital divide elaborati in questi anni da vari soggetti, come il laptop da 100 dollari promosso dal Mit di Boston; o come le proposte di community computer per le zone rurali. Diversamente da questi, il pay-per-computer di Microsoft offre un modello pienamente accessoriato, insistendo con l’idea di un apparecchio individuale. Un Pc per ogni casa. E una casa più simile a un albergo.

Vola il commercio online: +20% nel 2006

Thursday, May 25th, 2006

[lastampa.it] Comprereste mai un viaggio, un computer o un’automobile su Internet? Cinque anni fa di fronte a una simile domanda sarebbero stati in molti a scuotere la testa. Oggi sembra invece che la pratica dell’acquisto su Web sia diventata più di un’abitudine. Secondo la prima parte di uno studio sullo “Stato del commercio online”, pubblicato ieri da Forrester Research e Shop.org, nel 2006 l’e-commerce farà registrare una fortissima crescita. Si parla del 20 per cento, con un fatturato mondiale che raggiungerà i 211,4 miliardi di dollari (circa 165 miliardi di euro).

Condotta su 175 negozi online, la ricerca rivela tendenze e preferenze del consumatore telematico. Al primo posto, nettamente, ci sono i viaggi. Tra last minute, low cost e pacchetti all-inclusive, Internet ha rivoluzionato il modo di acquistare vacanze e trasferte. Quasi due transizioni online su tre riguardano questo settore per il quale Forrester prevede un fatturato complessivo di circa 73,4 miliardi di dollari (più 17 per cento rispetto al 2005).

A distanza, seguono l’informatica (16,8 miliardi di dollari), il settore automobilistico (veicoli e accessori, 15,9 miliardi) e l’abbigliamento (13,8 miliardi). Quindi tutto il resto, con una particolare vivacità per quanto riguarda cuccioli di animali, cosmetici e profumi (più 30 per cento). Nel complesso, la crescita è lievemente inferiore a quelle degli anni passati (24% dal 2003 al 2004, 25% dal 2004 al 2005) ma si mantiene ad alti livelli e – prevedono gli esperti di Shop.org – rimarrà intorno al venti per cento per almeno un altro paio di stagioni.

Le ragioni del boom? Se ne possono individuare almeno tre: prezzo, rapidità e scelta. I prodotti acquistati online sono spesso più economici di quelli venduti in negozi e grandi magazzini, le transazioni sono semplici e veloci e il ventaglio delle scelte disponibili è praticamente infinito. Inoltre, il rafforzamento dei livelli di sicurezza ha ormai quasi cancellato quel terrore ad utilizzare la carta di credito su Internet molto diffuso nei primi anni di e-commerce.

Microsoft non si aspetta ritardo lancio Vista da causa Symantec

Thursday, May 25th, 2006

[reuters.it] PECHINO (Reuters) - Oggi Microsoft ha detto di non aspettarsi un’azione legale che ritardasse l’uscita di Vista, una nuova versione del suo sistema operativo Windows.

La settimana scorsa Symantec ha fatto causa a Microsoft, accusandolo di essersi appropriato indebitamente di segreti commerciali utilizzati in Vista. La causa si incentra su un prodotto chiamato Volume manager, che consente ai sistemi operativi di immagazzinare e gestire grosse quantità di dati.

A chi gli chiedeva se il caso possa avere qualche impatto sull’uscita di Vista, l’amministratore delegato Steve Ballmer ha detto a Reuters: “Nessuno direi, ma ora si andrà in tribunale”.

Ballmer, intervistato dopo una conferenza stampa a Pechino, non ha voluto aggiungere dettagli.

Symantec ha chiesto un ingiunzione che blocchi ulteriori sviluppi, la vendita o la distribuzione di Vista e altri prodotti fino a che non sarà rimossa la proprietà intellettuale di Symantec.

Intel, incetta di record grazie alla nuova architettura Dual Core

Thursday, May 25th, 2006

[adnkronos.com]'’I valori delle prestazioni e del consumo energetico a livello di sistema hanno superato le nostre aspettative'’, ha commentato Kirk Skaugen, vice presidente e general manager del Server Platforms Group dell’azienda

Roma, 24 mag. (Ign) - Risultato record di Intel in 20 benchmark eseguiti su server e workstation con tecnologia dual processor. Il primo processore basato sulla nuova microarchitettura Intel Core, Xeon dual core sequenza 5100, il cui nome in codice era ‘Woodcrest’, offre fino al 125% di aumento delle prestazioni rispetto ai processori Intel dual-core della generazione precedente e fino al 60% rispetto alle architetture concorrenti basate su x864, registrando anche ottimi risultati nel rapporto prestazioni/watt5.

‘’I valori delle prestazioni e del consumo energetico a livello di sistema riscontrati con le piattaforme Intel basate sulla nuova microarchitettura Core hanno superato le nostre aspettative'’, ha commentato Kirk Skaugen, vice presidente e general manager del Server Platforms Group dell’azienda. ‘’Allo stesso tempo i clienti si aspettano altro oltre a prestazioni a basso consumo. Intel ha sviluppato una piattaforma superiore che offre le più recenti tecnologie per server, tra cui una memoria più veloce e affidabile, la tecnologia Intel Virtualization, Intel Active Server Manager e la tecnologia Intel I/O Acceleration'’.

La tecnologia dei DIMM fully-buffered (FB-DIMM) rende disponibile una maggiore capacità della memoria, un throughput più elevato e un’affidabilità generale superiore. Questi aspetti sono fondamentali per lo sviluppo di piattaforme bilanciate basate su più core e sulle tecnologie più recenti, ad esempio la virtualizzazione, per rispondere all’esigenza sempre più avvertita di spazi di crescita nel computing.

Disponibile nei processori Intel Xeon MP dallo scorso anno, la tecnologia Intel Virtualization offre il supporto software a livello di silicio per migliorare l’affidabilità e l’interoperabilità, e accelera l’innovazione nel settore. Intel Active Server Manager integra componenti hardware, software e firmware per gestire gli attuali ambienti complessi dei data center e del computing di fascia enterprise. La tecnologia Intel I/O Acceleration offre miglioramenti dei tempi di risposta delle applicazioni del server, delle prestazioni di I/O e dell’affidabilità.

Le nuove piattaforme server e workstation di Intel, i cui nomi in codice sono rispettivamente ‘Bensley’ e ‘Glidewell’, sono state progettate per gli attuali processori dual core. Supportano inoltre i processori dual-core e quad-core realizzati con la tecnologia di processo a 65 nanometri (nm) di Intel e con quelle future. I primi processori per le piattaforme Bensley e Glidewell sono i processori Intel Xeon dual-core sequenza 5000, il cui nome in codice era ‘Dempsey’.

A complemento della sequenza 5000, Intel intende distribuire il nuovo processore per le piattaforme Bensley e Glidewell a giugno: il processore Intel Xeon dual-core sequenza 5100. Basato sulla microarchitettura Intel Core, nella maggior parte delle versioni questo processore consumerà appena 65 watt.

In base al benchmark SPECint_rate_base2000, che misura il throughput delle operazioni integer, il server Dell PowerEdge 2950 basato sul processore Intel Xeon dual-core sequenza 5100 ha ottenuto una valutazione di 123 punti, stabilendo un nuovo record mondiale.

In base al benchmark SPECjbb2005, il server Fujitsu-Siemens PRIMERGY RX200 S3 basato sul processore Intel Xeon dual-core sequenza 5100 ha superato il record precedente con un punteggio di 96.404 operazioni business al secondo.

In base al benchmark TPC-C, che misura le prestazioni dei database, il server HP Proliant ML 370 G5 basato sul processore Intel Xeon dual-core sequenza 5100, ha definito un altro record mondiale con un punteggio di 169.360 tpmC a 2,93 $/tpmC8.

Anche IBM ha registrato un record con il server IBM System x3650 basato sul processore Intel Xeon dual-core sequenza 5100, che ha ottenuto il risultato di 9.182 connessioni simultanee con il benchmark SPECWeb2005 per la misurazione delle prestazioni dei server Web9.

Altri benchmark importanti eseguiti sui server Intel Xeon dual-core sequenza 5100 sono Lotus Domino (R6iNotes), Microsoft Exchange Server 2003 (MMB3), SPECfp_rate_base2000 e SAP-SD 2-Tier.

No Tav, no Suv

Thursday, May 25th, 2006

[ilgiornale.it]Di questo passo, Alfonso Pecoraro Scanio proibirà anche le scarpe con la para. Nel mirino ora ci sono i Suv, gli ex fuoristrada che frattanto sono divenuti berlinone lussuose che però invadono le città. In Francia opera un gruppo eco-terrorista che danneggia i Suv parcheggiati, in California c’è un gruppo evangelico che ha coniato lo slogan «Ma Gesù guiderebbe un Suv?», in Europa c’è il presidente della Confederazione elvetica che vuole proibirli in toto. Dice: inquinano troppo. Non è vero, perché rispettano le normative e consumano come una berlina.
Dice: occupano troppo spazio. È in parte vero, ma il più delle volte è ancora lo spazio di una normale berlina, altezza a parte. Pericolosità? I crash-test hanno smentito anche questo, ma in ogni caso per strada trovi sempre qualcuno che ce l’ha più grosso di te. Ciò posto, le vere accuse finiscono qui, e la soluzione prospettata da Pecoraro Scanio è un classico neogovernativo: una tassa. Tanto non servirà, perché il problema come al solito non sono i Suv ma chi li guida. Quelli che ti arrivano con l’Hammer con parabufalo a San Babila,
quelle che mettono le quattro frecce fuori dalle scuole e innescano la trazione integrale per raggiungere il discount. Il sindaco di Londra, Ken Livingstone, ha detto: «Quando vedo qualcuno con un Suv nelle vie di Londra, sono obbligato a pensare che sia un vero idiota». Ma questo non si può tassare.

Azzardo web: costi alti, troppe tentazioni per gioco-dipendenti

Thursday, May 25th, 2006

[reuters.it]LONDRA (Reuters) - Internet è una “terra senza legge”, facilmente accessibile 24 ore su 24 senza uscire da casa, e per gli scommettitori può essere una costosa quanto irresistibile tentazione.

Un recente studio pubblicato in Gran Bretagna suggerisce che almeno tre quarti della popolazione scommette su qualcosa nel corso dell’anno, versando alla casse del settore “gaming” qualcosa come 53 miliardi di sterline (quasi 80 miliardi di euro) l’anno.

Il settore che cresce di più è quello del gioco d’azzardo online, grazie ai circa 2.300 siti sul web, che generano più o meno 12 miliardi di dollari l’anno.

Ma Internet alimenta anche una crescita sostanziale della dipendenza da gioco.

“Fondamentalmente si può fare da casa o dal lavoro, si può scommettere per 24 ore, sette giorni a settimana, 365 giorni l’anno”, dice a Reuters in un’intervista Mark Griffiths, professore di “gambling”. “Se sei una persona vulnerabile, la facilità di scommettere online - l’accesso istantaneo e la convenienza nell’uso - probabilmente alimenta le tendenze di dipendenza che hai già”.

Il governo dice che a soffrire di qualche tipo di dipendenza da gioco è lo 0,8% della popolazione.

Ma nuovi e sofisticati tipi di software possono essere utilizzati per mettere in luce il comportamento dei “drogati da gioco”, spiega eCOGRA, un servizio per di siti di giochi online istituito da aziende come 888, Ongame e il produttore di programmi informatici Microgaming.

“Ci sono bottoni di auto-esclusione cu cui i giocatori possono cliccare, e gli operatori in qualche caso contatteranno i giocatori per suggerire un periodo di pausa”, dice un portavoce di eCOGRA.

Game Care, un’associazione per i dipendenti da gioco, dice che i giocatori con cui entrano in contatto hanno in media debiti superiori alle 25.000 sterline (oltre 37.000 euro), e che poco meno del 5% delle persone che chiamano hanno debiti di oltre 100.000 sterline.

Secondo le nuove regole istituite dalla Commissione sul gioco d’azzardo, i siti web di scommesse dovranno addestrare gli impiegati a individuare i possibili giocatori problematici e a offrire aiuto e consiglio sui siti.

Gli operatori online dovranno anche garantire che i clienti sono al corrente di quanto tempo e quanti soldi hanno speso.

Ma dato che la maggior parte delle società opera da giurisdizioni offshore, come Gibilterra, Cipro, Antigua e Costa Rica, una regolamentazione completa è impossibile.

Gli analisti e GameCare affermano che le caratteristiche del gioco d’azzardo online - la velocità con cui si può scommettere e la natura solitaria del gioco - superano quella barriera di protezione che esiste invece nei veri casinò e nei centri di sommesse.

Ecco la scarpa che dialoga con l’iPod

Thursday, May 25th, 2006

[repubblica.it]Una scarpa ad alta tecnologia che dialoga con l’iPod: Nike e Apple insieme per il Nike+iPod Sport Kit, ultima creazione hi-tech pensata per gli amanti del jogging che non rinunciano, nella corsa, al più famoso lettore Mp3. Le prodigiose scarpe, collegate senza fili all’iPod tramite un sensore all’interno della suola sinistra, consentono di misurare la propria performance e di visualizzare calorie consumate, tempi e distanze, e confrontarli poi, tramite apposito sito web, con i valori dei propri amici. Il Kit, nei negozi tra un paio di mesi, costerà circa 29 dollari. Un’unica limitazione, per ora: si può usare solo con il modello Nano di iPod

La Bibbia si impara sulla playstation

Thursday, May 25th, 2006

[ilrestodelcarlino.quotidiano.net]Le lezioni di catechismo diventano avvincenti. E chi sbaglia viene colpito dall’ira di Dio. In America è già diventato un caso

ROMA, 23 maggio 2006 - Dall’arca di Noè alle terrificanti piaghe d’Egitto, dalle corse attraverso il Mar Rosso alla sfida tra Davide e Golia. La Bibbia diventa un videogioco per grandi e bambini, va alla conquista della PlayStation con un videogame supertecnologico che in America è già diventato un caso.

E se si sbaglia si viene colpiti dall’Ira di Dio. The Bible Game - Il gioco della Bibbia, che verrà distribuito in Italia e in tutta Europa dalle prossime settimane da Halifax (gruppo Digital Bros), che ha svolto un’accuratissima traduzione, è un originalissimo videogame in cui si fondono un’anima trivial-quiz con oltre 1500 domande e una serie di minigiochi per condividere e imparare le basi della religione in maniera divertente; il tutto con l’aiuto di una semplice PlayStation 2.

Insomma - per assurdo - le lezioni di catechismo del futuro potrebbero avere un alleato impensabile. In America, dove il videogame è uscito in occasione delle ultime festività natalizie, ne sono già state vendute diverse centinaia di migliaia di copie, tanto che The Bible Game è divenuto un fenomeno mediatico con recensioni anche della CNN e di USA Today.

Il videogame mette in scena, in una forma «cartoonesca» e con un’impostazione decisamente familiare, tutta la profondità del libro più famoso di tutti i tempi. Grazie ad un percorso di oltre 1.500 domande sull’Antico Testamento, ogni bambino e ogni genitore possono trasformarsi in «esperti» di religione.

Per diventare un vero e proprio campione in materia biblica si comincia partecipando a uno show televisivo in cui vince solamente il giocatore che totalizza il punteggio più alto. Il guaio è che se non si è abbastanza abili si verrà colpiti…dall’Ira di Dio, l’evento che porta all’esclusione dalla partita.

Se invece si è particolarmente fortunati, si troverà il Comandamento, che darà la possibilità di ricevere punti dagli altri concorrenti. Le domande? A volte si tratta di veri enigmi che potrebbero mettere a dura prova il biblista più esperto: quanti anni visse Adamo? Chi profetizzò che Gesù sarebbestato venduto per 30 denari? Quanto tempo Giona visse nelventre della Balena? E via di questo passo.

Ma oltre al quiz, il punto forte del videogame sono i 12 minigiochi in modalità multi-giocatore (si può giocare sino aquattro persone contemporaneamente). Tra questi, una corsa all’ultimo respiro per aiutare Noè a trovare coppie di animali da portare sull’Arca; una gara a lanciare più pietre possibili ed abbattere la leggendaria Torre di Babele; aiutare Giona adavanzare nella balena verso la salvezza.

E ancora, fuggire dagli sgherri del Faraone attraverso il Mar Rosso prima che le acque si chiudano o colpire le sagome dei filistei in un divertente tiro al bersaglio, e tanto altro ancora.

Italia, paese di pirati incalliti?

Thursday, May 25th, 2006

[punto-informatico.it] Lo sostiene Business Software Alliance nel suo rapporto annuale: nonostante le politiche repressive, l’illegalità nell’uso del software non fa che aumentare di anno in anno. BSA parla di danni ingentissimi a tutto l’IT.

Roma - C’è voglia di software pirata in Italia, parola di BSA, ovvero Business Software Alliance , l’alleanza dei produttori di software proprietario da sempre impegnata a combattere l’uso illecito del software e che in queste ore ha reso pubblico il suo rapporto annuale. Un rapporto che non sembra lasciare margini ai dubbi: nel 2005 l’uso pirata dei programmi è aumentato rispetto al 2004 e questo nonostante le politiche repressive e le molte operazioni delle forze dell’ordine contro questo fenomeno.

Lo  studio di BSA non riguarda solo l’Italia, è globale, ma traccia uno scenario per il nostro paese che mette in allarme i produttori di software. In Italia il tasso di software pirata sui PC è passato dal 50 per cento del 2004 al  53 per cento del 2005  . Ciò vuol dire che più della metà del software installato è illegale. “Si tratta - afferma BSA - della crescita più elevata dal 2000″. Il 2000 non è un riferimento casuale, in quell’anno infatti vennero introdotte norme più restrittive sul diritto d’autore poi “rafforzate” da una serie di altri provvedimenti, incluso il recepimento italiano della direttiva europea  EUCD  .

Secondo BSA il fenomeno della pirateria si traduce in costi pesantissimi per l’industria , e non solo per i grandi produttori ma anche per i fornitori di servizi informatici. Un insieme di “danni” che sarebbero causati dalle mancate vendite e dall’uso abusivo che l’Alleanza calcola per la sola Italia, nel 2005, in 1,564 miliardi di dollari, in aumento rispetto agli 1,5 miliardi valutati nel 2004.

Ovvio lo sconforto di BSA dinanzi a queste cifre, come sottolinea il presidente di BSA Italia, Francesca Giudice: “È sconcertante assistere a un ulteriore incremento nel tasso di pirateria in Italia. E questo in un anno che ha visto intensificarsi notevolmente l’impegno delle forze dell’ordine nel contrasto del fenomeno e la collaborazione di BSA alle loro attività”.

Clicca per ingrandire I dati italiani, inoltre, appaiono in controtendenza rispetto alle rilevazioni internazionali. Nonostante la forte diffusione di programmi pirata nel Mondo, e specialmente nei paesi asiatici, BSA-IDC rilevano che nel 2005 il tasso di pirateria globale rimane invariato rispetto al 2004 a quota 35 per cento. Questo dato non deve ingannare, sostiene BSA, perché l’espansione naturale del mercato IT nei paesi emergenti aumenta le perdite per il settore informatico, giunte nel complesso a 34 miliardi di dollari . Gli Stati Uniti, peraltro, che “vantano” il 21 per cento di pirateria sul software dei PC, la percentuale più bassa nel Mondo, rimangono il paese che produce per il settore IT, nelle stime di BSA, le perdite più elevate.

Ma se in Asia e in paesi dell’est europeo, africani e mediorientali, le numerose operazioni di sensibilizzazione avviate dai produttori danno i primi risultati, è l’Europa occidentale a far venire i capelli dritti alle major del software. Si tratta infatti di mercati “maturi”: oltre all’Italia, il tasso di pirateria in un anno è cresciuto del 3 per cento anche in Spagna e Portogallo, e del 2 in Francia.

L’unica risposta possibile, secondo l’Alleanza dei produttori, sta nel diretto coinvolgimento dei governi affinché aumentino investimenti specifici contro la pirateria, campagne di informazione e di educazione e via dicendo. “Le principali cause di questa grave crescita del fenomeno in Italia sono la persistenza di comportamenti illegali nelle PMI, e la sempre maggiore diffusione della cosiddetta pirateria di strada e dello scambio illecito su Internet - precisa Giudice - Nel mondo delle PMI e degli studi professionali il ricorso all’utilizzo di software piratato continua infatti ad essere considerato come la prima opzione per ridurre i costi e fronteggiare la congiuntura economica negativa, ma si tratta di un rimedio effimero e altamente rischioso per via delle potenziali conseguenze che potrebbero insorgere a carico dell’azienda e dei singoli responsabili”.

BSA ricorda nell’occasione un precedente studio realizzato con IDC, secondo il quale “un’eventuale riduzione di dieci punti che portasse al 25% il tasso di pirateria globale, riuscirebbe a creare in tutto il mondo 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro, 400 miliardi di dollari di crescita economica e 67 miliardi di dollari di nuovo gettito fiscale”.

ADSL, quei 20 mega che non vanno giù

Tuesday, May 16th, 2006

[punto-informatico.it] Gli operatori alternativi sono sul piede di guerra contro la decisione di Agcom: vogliono fermare la nuova offerta Alice, ora a disposizione sul sito Telecom. Alice 4 Mega scontata per chi non è coperto da ADSL2 plus

Roma - Campeggia da qualche ora sul sito di Telecom Italia la nuova offerta Alice 20Mega ovvero lo spargi-banda larga messo a punto dall’operatore telefonico con tecnologia  ADSL2 plus  , un’offerta che gli operatori alternativi sperano però di riuscire a bloccare.

Hanno molto da ridire i provider di AIIP che hanno fatto ricorso al TAR contro la decisione dell’ Autorità TLC di dare il via libera alla società guidata da Tronchetti Provera. A loro parere, infatti, si tratta di un’offerta che non possono replicare e che quindi violerebbe quella delibera Agcom che non consente il lancio di offerte broad band da parte di Telecom Italia che non possano essere fatte proprie anche dagli operatori concorrenti. “L’autorizzazione con cui l’Autorità ha dato il via libera al neo-monopolista della larga banda - ha dichiarato il presidente di AIIP Stefano Quintarelli - implica che i concorrenti diventeranno dei meri rivenditori di Telecom Italia. E tutto questo, a causa di un’offerta all’ingrosso inadeguata e non coerente con le regole che la stessa Agcom si è data”.

Sull’operato dell’Authority TLC, AIIP ci va pesante: nel suo ricorso alla giustizia amministrativa, l’associazione dei provider sottolinea anche come il verbale della riunione con cui Agcom ha dato l’ok a Telecom per Alice 20Mega non sia ancora stato reso disponibile agli operatori, che vorrebbero evidentemente esplorarne le ragioni. Secondo AIIP è necessario quindi che il TAR agisca per impedire che la commercializzazione della nuova offerta Telecom, pensata per la trasmissione di grandi quantità di contenuti in banda larga, come quelli televisivi, si traduca in una nuova opportunità per l’ex monopolista di conquistare la leadership del mercato sull’ADSL2 plus.

Di mezzo, secondo gli operatori, anche le tariffe che gli utenti si troveranno a pagare: non poter replicare l’offerta si traduce nell’impossibilità di articolare il servizio in modo alternativo, trovando formule diverse anche sul piano tariffario. Per i provider, secondo AIIP, l’impostazione di Alice 20Mega rappresenta un danno perché “gli operatori che hanno investito in infrastrutture di rete non potrebbero utilizzarle ma sarebbero costretti ad utilizzare le sole risorse e infrastrutture trasmissive di Telecom Italia incorporate nell’offerta end-to-end di rivendita”.

Tra le motivazioni addotte per il ricorso al TAR c’è anche il controllo sulla qualità dei servizi, perché a detta di AIIP gli operatori non potrebbero garantire qualità di accesso ai contenuti veicolati via ADSL2 plus, un controllo che solo Telecom Italia si troverebbe ad esercitare. Il motivo sta nel fatto che l’utente di un operatore alternativo che volesse fruire dei contenuti messi a disposizione di quest’ultimo passerebbe attraverso punti di interscambio “dove - sottolinea AIIP - la Quality of Service e le funzionalità aggiuntive non sono definite”. Ma se la qualità verrebbe decisa di conseguenza da Telecom Italia, quest’ultima non soffrirebbe del problema, in quanto gli utenti accedono ai contenuti Telecom “senza passare dai punti di interconnessione sulla Big Internet”.

Conseguenza di questo, secondo AIIP, è anche una mannaia sulla pluralità nella IPTV , la televisione via Internet, che ADSL2 plus può veicolare. “Al contrario di Telecom - spiegano i provider - un operatore concorrente non avrebbe la possibilità di iniettare i contenuti in punti intermedi di rete (visto che l’offerta è end-to-end)”. Dunque, sostiene AIIP, si produrrebbe “un gravissimo limite alla libertà di espressione su Internet, specialmente per la TV resa possibile da queste linee ad alta velocità ma molto sensibile alla Quality of Service, e, quindi, un grave pregiudizio alle garanzie di sviluppo pluralistico della televisione via cavo telefonico”, l’IPTV appunto.

E mentre AIIP incassa in queste ore il plauso e l’appoggio dell’associazione Anti Digital Divide , già promotrice nei giorni scorsi di una lettera ad Agcom proprio su questi temi, Telecom inizia ad offrire abbonamenti ad Alice 20Mega a partire da 36,95 euro al mese , la stessa quota fin qui pagata dagli utenti di Alice 4 Mega, offerta ora “rimpiazzata” da Alice 20Mega.

Sulla pagina dedicata all’offerta , Telecom spinge sull’acceleratore proponendo l’attivazione gratuita fino a fine giugno . L’offerta, come già noto agli utenti di Punto Informatico, prevede una velocità nominale di 20 megabit per secondo in download e 384 kilobit per secondo in upload.

Per promuovere ulteriormente il suo ADSL2 plus, Telecom lo propone da subito anche a chi è già abbonato ai servizi commercializzati fino ad oggi, ovvero ai clienti di Alice Ricaricabile, Alice Free, Alice Night & Weekend, Alice 20 ore, Alice Time, Alice Flat e Alice 4 Mega. Unico ostacolo sulla strada dell’offerta è la limitata copertura del territorio. A chi è interessato ma non può attivare Alice 20Mega proprio per la copertura, Telecom propone un contratto di sei mesi con Alice 4 Mega, scontata a 29,95 euro al mese contro i 36,95 fin qui proposti agli utenti di questo particolare taglio ADSL.