Rimonti: “Così vi metterò la tivù in tasca”
[Panorama.it]”Per noi italiani sarà un boom, una moda, una febbre: come le radioline a transistor negli anni Sessanta. In Corea il nuovo servizio ha rivoluzionato il consumo di programmi televisivi” » Le foto
Cellulari: tutte le news
“Ve le ricordate le radioline a transistòr?”: e Pietro Paolo Rimonti rivela subito, con l’accento sull’ultima vocale, la sua straripante napoletanità: “Ecco, negli anni Cinquanta gli stadi
sportivi di tutta Italia si riempirono delle nuove radioline, i tifosi stavano lì ma seguivano anche Tutto il calcio minuto per minuto. Fu una rivoluzione. E adesso ci risiamo: sta arrivando un’altra rivoluzione”. Rimonti ci conta, perché è il suo mestiere crederci e puntarci, su questa rivoluzione.
Ma è anche uno dei pochi che può scommetterci: è vice president per l’Italia della divisione Telecommunication Network del colosso coreano Samsung, il primo gruppo mondiale ad aver avviato un anno fa su vastissima scala la produzione dei telefonini-tivù, seguito subito dopo dai connazionali di Lg e via via dagli altri produttori.
E la Corea, che ormai da più di un anno diffonde i programmi televisivi sul cellulare, ha conosciuto un vero boom del nuovo “gadget” elettronico, che ha già “conquistato” un buon quarto del mercato complessivo della telefonia mobile, e non accenna a fermarsi.
Insomma, il telefonino-tivù le sembra l’erede dei transistor? Un vero e proprio oggetto di svolta tecnologica di massa?
Non c’è dubbio! La storia si ripete. Cinquant’anni fa la gente voleva informarsi, sentire la musica, ed era obbligata a starsene a casa, vicino alle radio a valvole, grandi come trumeau.
Ma in Corea va davvero bene?
In Corea è stata rivoluzionata anche la televisione: perché i programmi non hanno più tempi morti. Negli orari dei grandi spostamenti e durante le pause della giornata lavorativa, nessuno poteva guardare la tv, prima. Ora, con i nuovi telefonini, lo fanno tutti.
Cosa guardano?
Sport, innanzitutto: poi notizie, fiction seriale. Diciamo così, intrattenimento per adulti: come succede con le pay-tv. È una questione di scelta del consumatore, e di determinazione a servirla. Del resto, io lo dico sempre: intraprendenza, bravura e fortuna sono i tre pilastri del successo. Come la Apple.
Scusi, che cosa c’entra la Apple?
C’entra, c’entra. Con l’i-Pod! Chi ci avrebbe scommesso, qualche anno fa? Eppure! E anche quello è stato un successo di massa.
Rimonti, ma se questi aggeggi si smontano, si guastano, chi li riparerà?
Innanzitutto devo dire che i nostri telefonini-tv sono praticamente indistruttibili. E per quelli che si guastano, abbiamo attrezzato un servizio di assistenza eccellente, unico in Italia. L’abbiamo inventata noi in Samsung, l’assistenza tecnica per i telefonini. La coordina una squadra diretta da Matteo Fedeli. In 2 anni abbiamo lanciato 50 modelli e non abbiamo mai lasciato soli i clienti. Per noi il terminale è come un accessorio di lusso: eccellenza del design ed efficienza. È come un orologio, e come un orologio deve funzionare!
L’Italia è diventata la patria del telefonino, ma la videotelefonata Umts non ha attecchito granché. Lei non teme che andrà così anche col Dvb-h?
Intanto è presto per fare il funerale al videotelefonino: diamo tempo al tempo. Ma c’è molta differenza, tra i due sistemi. Col videotelefonino si possono vedere principalmente delle persone, e occorre che da entrambi i lati ci sia un terminale Umts, e poi, diciamo la verità, non a tutti e non sempre fa piacere vedere l’interlocutore che si ha al telefono. Qui no: il Dvb-h funziona sempre benissimo, è semplice da usare. Ma ci pensa? È come avere la tv in tasca. Quando uscì la tv a colori, io la vendevo.
Pure quelle, vendeva?
È una vita che vendo elettronica. All’inizio i primi tv color si vendevano bene solo al confine con la Svizzera, perché da lì si prendeva la televisione elvetica che trasmetteva sempre a colori, mentre la Rai si limitava a poche ore al giorno. Poi, quando la programmazione è stata completata, chi ha potuto più fare a meno del tv color? Così sarà anche con il Dvb-h, che parte meglio perché si vedrà bene subito, e quasi ovunque.
Ma perché Samsung crede tanto nei telefonini?
Il gruppo tra il 2004 e il 2005 è cresciuto del 19% nel settore. L’anno scorso ha venduto in tutto il mondo 102,9 milioni di terminali. In 5 anni è passato dal sesto al terzo posto nella classifica mondiale vendendo solo in fascia alta. In Italia l’anno scorso abbiamo venduto 3,3 milioni di pezzi, contro 1,6 del 2004, fatturando 620 milioni: la metà dell’intera azienda. Quest’anno ne vogliamo vendere 5 milioni. Oggi siamo il terzo produttore per telefonini venduti. E nel 2008 voglio essere il primo.
Be’, auguri!
Ancora una cosa. Scriva bene della mia squadra: direzione vendite, Paolo Quindici. Marketing, Davide Angotta. Prodotti, Antonio Bosio. Assistenza, Matteo Fedeli. Sono quattro punte. Vanno sempre in gol. La difesa è Federico Zucca, il nostro controller: ma di quella parlo poco, io sono un attaccante.
