Antitrust e Microsoft: i giorni dell’appello

[cwi.it]Cominciata l’udienza relativa alla decisione di due anni fa della Commissione Europea in tema di abuso di posizione dominante

Si concluderà venerdì l’udienza presso la Corte di Lussemburgo nel corso della quale Microsoft cercherà di far cancellare la multa da 497 milioni di euro che nel 2004 la Commissione Europea, le aveva comminato. Di fatto, sono passati oltre due anni da quando la casa di Redmond era stata ritenuta colpevole di abuso di posizione dominante subendo, oltre alla pena pecuniaria, anche l’ordine di cambiare il modo in cui proponeva il suo software nell’Unione Europea. La Corte di Prima Istanza ha quindi fissato tutta questa settimana per l’appello, dedicando due giornate intere alle due ragioni del contendere e un giorno per dibattere la richiesta di Microsoft circa la multa. Per la Corte rappresenta un grosso impegno: secondo alcuni commentatori l’appello di General Electric e Honeywell circa la decisione della Commissione del 2001 di bloccarne la fusione è stato il più recente caso di alto profilo sui si è dovuta pronunciare e il tutto si era concluso in un solo giorno. Se il giudice darà ragione a Microsoft allora il vendor potrà continuare la sua strategia di offrire in bundle nuove funzioni software con il sistema operativo Windows. Microsoft ritiene che la questione sia in pratica se le società possono migliorare i rispettivi prodotti sviluppando nuove funzionalità e che esiste una competizione salutare in tutti i mercati coperti da questo caso: “Porteremo questi fatti in tribunale”, aveva dichiarato.

Due anni fa la Commissione le aveva ordinato di lanciare una versione di Windows priva del riproduttore multimediale Media Player, poiché questo metteva i rivali, come ad esempio RealPlayer di RealNetworks e QuickTime di Apple Computer, in una situazione di svantaggio competitivo. Microsoft ha deciso di citare il successo di Apple con il riproduttore portatile iPod e il portale iTunes, come prova della vivacità della competizione e dell’innovazione nel mercato del software. “La teoria della Commissione era che il mercato si sarebbe irreversibilmente rivolto a favore di Microsoft se Media Player fosse rimasto integrato nel sistema operativo, ma non c’è prova che questo accada”, spiega Jonathan Zuck, presidente della Association for Competitive Technology, gruppo che supporta Microsoft in tribunale: “Il mercato è florido. Apple sta facendo molto bene e c’è un riproduttore multimediale chiamato Flash, posseduto da Adobe, che ha una quota di mercato superiore sia a Media Player che a QuickTime”.

Thomas Vinje, partner dello studio legale Clifford Chance, uno degli alleati chiave della Commissione, respinge l’ interpretazione dei fatti data da Redmond: “iTunes non è, strettamente parlando, un programma di media playing. C’è una certa sovrapposizione con i media player ma l’arrivo di iTunes non ha fatto alcuna differenza sulla capacità di soluzioni come RealPlayer di penetrare il mercato”. Secondo Vinje questo mercato si è già indirizzato a favore di Microsoft allo stesso modo in cui il browser Internet Explorer aveva ’schiacciato’ il rivale Netscape: “Gli sviluppi di mercato hanno validato le preoccupazioni della Commissione”, insiste Vinje.

La seconda ragione del contendere riguarda la capacità delle società rivali di sviluppare programmi che funzionino bene con Windows, presente su oltre il 90% dei personal computer del mondo. Nel 2004 la Commissione aveva concluso che Microsoft stava dando al suo software server un vantaggio, ordinando quindi di licenziare ai suoi rivali i dettagli segreti del sistema operativo per consentire loro di realizzare del software di livello server interoperabile propriamente con Windows. “Il mercato Linux è florido, il che mostra che le informazioni che la Commissione voleva che Microsoft rivelasse non sono indispensabili”, sostiene Zuck, aggiungendo che vanno inoltre a “minare la difesa della proprietà intellettuale in Europa”. Chi si oppone a questa teoria ritiene invece che le informazioni siano vitali per creare un cosiddetto ‘level playing field’ (ossia un ambiente dove tutti abbiano le stesse opportunità) per i rivali nel mercato dei server software, e che l’ordinanza non infrange alcun diritto di Microsoft in termini di proprietà intellettuale. A questo punto non resta che attendere il giudizio della Corte il cui verdetto finale dovrebbe arrivare tra sei mesi/un anno.

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